Massaroni Pianoforti: “Non bisogna accontentarsi di sopravvivere” – INTERVISTA
A tu per tu con Massaroni Pianoforti in occasione dell’uscita del nuovo album “Tempi anomali per un recinto di polli”, fuori da venerdì 23 gennaio per Il Piccio Records.
Con “Tempi anomali per un recinto di polli“, in uscita il 23 gennaio 2026 per Il Piccio Records, Massaroni Pianoforti firma uno dei lavori più personali e necessari del suo percorso. Un album che non cerca scorciatoie né consolazioni facili, ma sceglie di guardare in faccia il presente con lucidità, ironia e una dose salutare di autocritica.
Tra scrittura cantautorale di matrice classica, archi, cori, strumenti acustici ed elettronica mai invasiva, Massaroni Pianoforti mette in musica una fotografia spietata dei nostri tempi: un pollaio rumoroso fatto di opinioni urlate, confini rassicuranti e libertà apparenti, dal quale provare, almeno una volta, a scappare. Non per salvarsi, ma per raggiungersi.
“Tempi anomali per un recinto di polli” è un titolo molto forte: è nato prima, durante o alla fine del disco? E che significato assume esattamente per te?
«Ho questo titolo nelle corde da diverso tempo, ma è emerso con grande forza in questi ultimi due anni divisi tra ambientalismo, influencer, guerre e vicissitudini personali tutte andate in fumo, e non solo purtroppo metaforicamente parlando. Non credo si potesse scegliere un titolo migliore per rendere meglio l’idea di questo pollaio in cui ci ritroviamo, e dei tempi che stiamo vivendo».
Nel racconto che accompagna l’album dici che la natura dell’essere non si può cambiare, ma solo procrastinare. Questo disco è più una resa dei conti o un atto di accettazione?
«È molto complicato cambiare, anche se forse non impossibile. Solitamente infatti, da quel che vedo, in molti tendono a procrastinare per la paura dell’ignoto che ci si para davanti e la disillusione ormai diffusa che il futuro sia già segnato per sempre a nostro discapito. Questo album è tutt’altro che l’accettazione di questo malessere, ma uno sprone a buttarcisi dentro per renderci più propositivi ora e subito, senza aspettare più quel domani.».
Il disco è composto da 11 brani, di cui 5 intermezzi. Che funzione hanno per te questi momenti “di passaggio” nel racconto complessivo?
«Sono quei “tempi anomali” che cito nel titolo. Ad ogni stagione – sempre problematica per i Tg… e per i nostri “gigli” – abbino una canzone che vi parla di me, di quel che mi è successo e di cosa ho fatto per uscire da questo recinto che ci ingabbia. Con questo album voglio spronare le nuove generazioni a non accontentarsi solo di sopravvivere e in qualche modo di proteggersi dai “grandi”».
Nel descrivere la traccia “Poveri figli” fai sfoggio di una citazione del grandissimo Vincenzo Mollica: “Troppi opinionisti cialtroni invadono le televisioni con pensieri sfiatati che provocano incendiarie rotture di coglioni”. Cosa ti colpisce di questo aforisma?
«L’ho scoperta solo dopo aver pubblicato il brano e mi ha fatto piacere e ben sperare nel pensarla esattamente come l’Arcangelo Mollica, protettore dei cantautori».
A livello musicale, l’incontro tra strumenti acustici ed elettronica è molto naturale, mai invasivo. Come avete lavorato sull’equilibrio tra tradizione e contemporaneità?
«Io sono di matrice molto più classica, ormai chi mi conosce lo sa, avendo pubblicato precedentemente cinque Concept Album oltre a questo che arriverà, ma non amo ripetermi. Ho avuto la fortuna di incontrare in un live in Abruzzo Andrea Di Giambattista che stava seguendo Setak, e da lì è nata la collaborazione con la “contemporaneità”, decidendo di affidandargli la veste di tutte le nuove canzoni».
In una nostra intervista di qualche anno fa, alla domanda sui sogni nel cassetto, mi avevi risposto: «Pubblicare qualche altro album e permettermi prima o poi di farmi una vacanza anche con la testa». La prima parte, se siamo qui, l’hai realizzata. Ma la seconda?
«La seconda non succederà mai, devo accettarlo, mettermi l’anima in pace e continuare a pubblicare album finché avrò qualcosa di autentico da dare».
Tornando a “Tempi anomali per un recinto di polli”, quali sono gli elementi e le caratteristiche che ti rendono orgoglioso del risultato finale?
«Mi renderà orgoglioso sapere che sarà servito a chi lo ascolta di riprendersi in mano la propria vita; a me l’album non appartiene più se non dal vivo quando lo canterò, per il resto sto già pensando al prossimo».
Per concludere, qual è l’insegnamento più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?
«Che è sempre più una questione di potere il “farcela” e non certo di belle canzoni o di veri talenti, tranne qualche eccezione. Le generazioni sui social hanno un enorme potere ma stanno sottovalutando questo mestiere, privilegiando perlopiù i ritornelli di facile aggancio (in fondo tiktok ci abitua a questo) o canzonette generate con l’ IA a portata di tutti e temo che si scaverà ancora più a fondo nella pochezza che alimentiamo e che sarà sempre più uno schifo subirla. Detto questo, io ci sono e sarò sempre pronto ad abbracciarli come il fratellastro nato per sbaglio che non hanno mai incontrato».