A tu per tu con il manager fondatore di iCompany, reduce dal successo del concerto del Primo Maggio

A un mese di distanza dal Concerto del Primo Maggio, ripercorriamo questa fortunata 29sima edizione con il direttore artistico Massimo Bonelli, nonché ideatore e fantasista di iCompany, organizzatore di Casa SIAE e produttore di diversi progetti discografici. Approfondiamo la sua conoscenza e la sua personale visione musicale.

Ciao Massimo, benvenuto su RecensiamoMusica. Dal 2015 sei l’organizzatore del Concerto del Primo Maggio, come si mette in piedi una macchina così complessa?

«Con tanta passione e un oceano di incoscienza, lavorando un giorno dopo l’altro, facendo attenzione ai dettagli, gestendo gli imprevisti, provando a ridurre al minimo gli errori, sperando di giungere sani e salvi ad ogni 2 maggio».

Da quest’anno sei anche il direttore artistico della manifestazione, cosa ha significato per te questa 29esima edizione?

«Quella del 2019 è stata un’edizione molto importante per me, una sorta di esame di maturità a cui ho voluto consapevolmente sottopormi. Oggi, a giochi fatti, posso dire di essere molto soddisfatto di come sono andate le cose».

Alla conduzione della lunga maratona musicale ci sono stati per la seconda volta Ambra Angiolini e Lodo Guenzi, quali sono le motivazioni della loro conferma?

«Ambra e Lodo erano già stati molto bravi lo scorso anno e, dal mio punto di vista, in quest’ultima edizione sono riusciti a fare ancora meglio. Sono due artisti complementari, entrambi dotati di grande umanità, con un’innata capacità di comunicare e coinvolgere, ed hanno accompagnato con cognizione di causa le otto lunghe ore del Concertone. Queste ultime due edizioni (2018 e 2019) televisivamente sono state quelle di maggiore successo degli ultimi anni e dunque credo che la scelta di confermarli alla conduzione sia stata vincente».

Per quanto riguarda il cast, ci sono stati alcuni interessanti debutti e numerosi ritorni. Qual è stato il criterio di selezione?

«Il Cast è pensato come una fotografia di ciò che di buono e di nuovo sta suonando in questo momento nel nostro paese. E’ questa la linea editoriale del nuovo Concertone, incubatore e vetrina per la nuova musica italiana. Con tutta l’attenzione mediatica di cui gode, il Concerto del Primo Maggio è un’occasione imperdibile per presentare la musica attuale al grande pubblico».

Ben otto degli artisti in scaletta hanno partecipato lo scorso febbraio in gara al Festival di Sanremo, questo dimostra come le due rassegne si siano molto avvicinate, soprattutto rispetto ad un tempo. La musica è riuscita a sconfiggere definitivamente le etichette?

«Sconfiggere completamente le etichette credo sia molto complicato, ma certamente questa nuova scena è riuscita a “infettare” la musica mainstream nazionale in modo più ampio di quanto non sia riuscito ad altre scene alternative del passato. Il ruolo del Concertone, da questo punto di vista, può essere davvero importante. Tanti artisti che hanno partecipato (con successo) alle ultime due edizioni del Festival di Sanremo, erano già stati al Concerto del Primo Maggio confermando quello che dicevo prima. Il Concertone può e deve essere un incubatore importante per le nuove leve musicali nazionali».

A proposito di Sanremo, da due anni sei l’organizzatore di Casa SIAE, struttura che ha ospitato numerosi incontri con autori, cantanti e addetti ai lavori. Un bilancio di questa esperienza?

«Casa SIAE è una delle iniziative che mi rendono più orgoglioso e soddisfatto del lavoro che sto facendo in questi anni. Un’idea ambiziosa sulla quale la SIAE ha avuto la lungimiranza e l’intelligenza di credere e puntare fin dal primo minuto. Credo che sia un’iniziativa dal potenziale enorme e nei prossimi anni proveremo ad ampliarla e a metterla ulteriormente a fuoco».

Tra i tuoi ultimi lavori figura “Faber Nostrum”, l’album tributo a De Andrè che ha coinvolto gli artisti di punta dell’indie italiano. Come ti sei trovato nel ruolo di produttore esecutivo di questo importante progetto?

«E’ stato un onore essere scelto da Dori Ghezzi, dalla Fondazione De Andrè e da Sony per ricoprire questo ruolo così prestigioso e delicato in un progetto complesso come Faber Nostrum. D’altra parte, per caratteristiche ed esperienze personali, quello del produttore esecutivo è un ruolo che ho ricoperto e ricopro di frequente e nel quale mi sento particolarmente a mio agio».

Negli anni hai prodotto dischi di artisti del calibro di Enzo Avitabile, Eugenio Bennato, Giorgio Faletti e interessanti nuove realtá come, ad esempio, Renzo Rubino e La Municipàl. Qual è la tua personale visione della musica?

«Da ex-musicista e grande appassionato di musica, sono sempre alla ricerca di artisti e progetti che abbiano qualcosa di unico ed urgente da comunicare. E’ questo il motivo principale per cui mi capita di entrare in contatto con la musica che poi produco e provo a veicolare attraverso i nostri canali di comunicazione e distribuzione».

Da buon fantasista hai fondato iCompany, un progetto visionario, importante e necessario al giorno d’oggi. Come hai avuto questa intuizione?

«L’idea di iCompany è nata da un istinto irrazionale e credo sia, ancora oggi, un’intuizione in continua evoluzione. Più che una città da costruire, è una stella fissa da seguire non sapendo mai, fino in fondo, dove ci porterà».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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