Mattia Donna & La Femme Piège firmano la colonna sonora di “Io sono Mia” – INTERVISTA

A tu per tu con il collettivo di musicisti torinese

Dopo i successi di “Fuoriclasse”, “Nero Wolfe” e “La Strada di casa”, Mattia Donna & La Femme Piège tornano a firmare un nuovo prodotto targato Rai Fiction/ Casanova Multimedia. Il collettivo di musicisti torinese, nato dal sodalizio artistico tra Mattia Donna e Andrea Tosto, sbarca  sul piccolo schermo con la produzione artistica dell’intera colonna sonora del film “Io sono Mia” (qui la cronaca della conferenza stampa di presentazione), biopic dedicato a Mia Martini per la regia di Riccardo Donna, in onda su Rai Uno il 12 febbraio in prima serata.

Ciao, partiamo naturalmente dalla colonna sonora di “Io sono Mia”, com’è stato confrontarsi con un repertorio importante come quello di Mia Martini?

«Molto intenso. È stata un’operazione delicata che ha richiesto un gran dispiegamento di forze. Abbiamo fatto tutto il possibile per rendere a Mimì l’amore e il rispetto che in fondo tutti noi le dobbiamo. Il nostro progetto “Mattia Donna & La Femme Piège” nasce nel 2010 ed è composto da Andrea Toso e il sottoscritto (Mattia Donna). Noi siamo i compositori e i produttori poi c’è Gianluca Gadda che è il nostro insostituibile ingegnere del suono. Oltre a lui, con noi lavorano spesso grandissimi musicisti che cambiano in base al progetto. Per darti qualche esempio: Giancarlo Bianchetti, Ellade Bandini, Pierluigi Mingotti , Bati Bertolio, Ivano Zanotti, Efix Puleo e moltissimi altri».

Per quanto riguarda le tecniche di registrazione, vi siete rifatti al passato utilizzando gli strumenti dell’epoca. Un tuffo indietro nel tempo?

«Le canzoni riprodotte nel film sono canzoni che Mia Martini ha interpretato in due decenni della sua vita. Quasi vent’anni dove le tecniche di registrazione sono ovviamente cambiate radicalmente. Era fondamentale rispettare il loro suono nelle varie epoche. Abbiamo studiato molto, ricercato e riprodotto il sound dei vari periodi. C’è stato un grosso investimento da parte nostra per recuperare la strumentazione d’epoca: microfoni, riverberi, preamplificatori, molle, nastri, valvole ecc.. Abbiamo comprato quasi tutto in Inghilterra. Il nostro studio è già impostato per lavorare così ma ci mancavano parti importanti per raggiungere l’obiettivo in un certo modo. Alla fine abbiamo masterizzato tutto ad Abbey Road».

Cos’è rimasto oggi di quello spirito e, viceversa, cosa secondo voi si è perso nel tempo?

«Si è perso tutto. È un altro universo, non possono esserci paragoni. Oggi è un altro mestiere. Il crollo del mercato, il digitale, la carenza di artisti, ogni cosa è stata cambiata e deformata. Viviamo in un’altra epoca  dove la musica ha un ruolo completamente diverso. Dylan dice: “ Il mondo non ha bisogno di nuove canzoni. La gente ne ha abbastanza. Ne ha troppe. Di fatto, se da oggi in poi nessuno scrivesse più canzoni, il mondo non ne soffrirebbe. Non importa a nessuno. Ce n’è già a sufficienza di canzoni da ascoltare, per chi le vuole ascoltare. Si potrebbero spedire a ogni uomo, donna e bambino della terra cento dischi ciascuno senza mai spedirne due copie uguali. Ce n’è a sufficienza di canzoni.” Concordo pienamente anche se non so se personalmente riuscirei a smettere di scrivere canzoni e comporre musica».

Quanto è cambiato il suono dagli anni ’70, passando per gli anni ’80 e arrivando ai giorni nostri?

Questa è una domanda difficile, richiederebbe molto tempo per rispondere. Direi però che la risposta sta nelle orecchie di tutti. Siamo passati dal suono vivo, unico, imperfetto degli anni ‘70 ai suoni degli anni ‘80 più sterili da un lato, ma comunque molto interessanti dall’altro. Anche negli anni ‘80 ci sono state cose molto importanti. La vera metamorfosi però è avvenuta con il digitale che è stato un processo graduale iniziato circa all’inizio degli anni ‘80 ma che negli anni ‘90 raggiunge il suo apice e diventa di uso massivo. La registrazione digitale ha cambiato tutto. 

Provate a mettervi nella testa di un fonico che nel 1991 per la prima volta vede l’onda registrata davanti a sé. Quello che fino a quel momento era stato invisibile improvvisamente appare! Come un mistero svelato. Senza limiti di tracce, con una qualità audio altissima. Tramite l’editing iniziarono a farci quello che volevano potevano spostarla, aggiustarla, duplicarla fino ad arrivare agli estremi odierni. Non so se questo abbia fatto bene alla musica. Le variabili sono troppe e non voglio radicalizzare troppo il mio discorso. Di fatto però oggi trovare in giro belle canzoni è decisamente molto raro. 

La gente ascolta la musica ma non pensa mai a come le tecnologie a disposizione degli artisti hanno influenzato profondamente la loro musica. Solo per fare qualche esempio. Nel 1960 durante una registrazione di un disco di musica country un guasto sul mixer generò un effetto fuzz sul basso, ovviamente mai sentito prima. Se così non fosse stato, la Gibson non avrebbe messo in commercio il Maestro Fuzz Tone e noi oggi non avremmo il suono della chitarra di Keith Richards in “Satisfaction”.

Altro esempio il Farfisa Compact Duo abbinato al Binson Echorec usati da Richard Wright dei Pink Floyd ecc.. È così da sempre: dal terribile recente Auto-Tune alle chitarre rudimentali costruite nei campi di cotone. Bisognerebbe scrivere un libro sulla storia della strumentazione e della registrazione della musica. Da  “Au Clair de la Lune”  un fonoautogramma del 1860 considerato la prima registrazione di voce umana a noi nota, passando per Béla Bartók con i suoi dischi di cera fino ad arrivare ai giorni nostri. Forse qualcuno lo ha scritto, non saprei… ma sì… credo che andrebbe proprio scritto».

Ad interpretare i brani una straordinaria Serena Rossi, com’è stato lavorare con lei?

«Serena è una brava cantante ed è una brava attrice. Noi successivamente abbiamo lavorato molto sulla sua voce, la catena audio di Serena era composta da diverse macchine importanti per ingrossare e rendere la voce più grossa, ruvida e credibile. Come piccola curiosità posso dirti che è stato usato anche un antico microfono a carbone come effetto in parallelo alla sua voce. Abbiamo fatto l’impossibile per aiutarla in un’impresa tutt’altro che facile. Per un anno abbiamo lavorato con grande passione a questo progetto. In qualche modo siamo riusciti a dare una nuova vita a queste canzoni, oltre che a scrivere tutte le musiche originali presenti nel film».  

Nella colonna sonora sono presenti le rivisitazioni di sei brani che fanno parte della storia della nostra musica leggera. Vi va di raccontarceli uno ad uno?

“Padre davvero”
«
La mia preferita, possiede ancora la forza rivoluzionaria di quegli anni».

“Piccolo uomo”
«
La mia seconda preferita, sarà che mi piace il suono di quegli anni!».

“Minuetto”
«
È un pezzo particolare. Molto bello. A volte mi da l’impressione che siano due brani uniti insieme».

“E non finisce mica il cielo”
«
Romantica, intensa,  ma non è una delle mie preferite».

Almeno tu nell’universo”
«
Una grande canzone. Rappresenta la rivincita di Mimì. Il film finisce sulle note di questa canzone».

“La costruzione di un amore”
«
Questo brano non appare nel film ma sarà presente nella pubblicazione della colonna sonora, suonata con il nostro stile».

A parte il suo vissuto e le vicende personali, qual è l’insegnamento musicale più importante che ci ha lasciato Mimì?

«Oltre alla voce e alla sua incontenibile passione, l’insegnamento più grande è quello dei grandi artisti: un dolore orribile può essere trasformato in qualcosa di meraviglioso, in qualcosa di così potente da poter arrivare a toccare e a cambiare la vita delle persone. È dalla mancanza che si crea, non dall’abbondanza. Purtroppo per alcuni il prezzo da pagare può diventare terribile».

Superato a pieni voti questo difficile banco di prova, ci sono altri artisti che vi piacerebbe omaggiare e altri repertori che vorreste rielaborare in futuro?

«Non saprei. Probabilmente Giorgio Gaber. Al momento siamo impegnati nella composizione delle musiche per “La strada di casa 2“. La seconda stagione della serie Tv di Rai Uno, prodotta da Rai Fiction e Casanova. Poi ci sono molti progetti per il futuro, tra cui la creazione di un’etichetta e un nostro album di inediti. Vedremo, un passo alla volta affronteremo tutto. In ultimo ci tengo a ricordare che intorno al 13 febbraio prossimo, il disco di “Io sono Mia” uscirà per GDM su tutti i digital stores. L‘album comprenderà le nostre musiche originali e tutte le canzoni da noi riprodotte e interpretate da Serena Rossi».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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