Dark Polo Gang

Croce e delizia di un periodo storico preciso

Uno dei mondi più oltraggiati della nostra musica recente, l’incubo dei genitori e dei pedagoghi che hanno visto educazione e insegnamenti macchiarsi in maniera indelebile. Questa è ed è stata la trap in Italia, il cigno nero del nostro panorama discografico che, nonostante l’enfatizzazione precedente, è realmente giudicata dal grande pubblico come una sfumatura che in realtà, semplicemente, non è musica. La sacra soggettività dell’arte, infatti, viene casualmente meno quando si parla di DPG, di Sfera Ebbasta e di Capo Plaza, artisti che sono saliti alla ribalta oltre un quinquennio fa e che per via della loro popolarità sono finiti sulle bocche di chi, tra Dalla e Morandi, ha dovuto imbattersi in ciò che sembra non appartenergli.

Dark Polo Gang e scossoni generazionali |

Moltissimi genitori di ragazzi che ormai studiano all’università hanno intercettato la Dark Polo Gang (abbreviata in DPG), soprattutto negli anni in cui il gruppo capitolino tirava la linea della trap in Italia (2016-2017-2018). Le note di “Sportswear” e “Cono gelato” sono arrivate a moltissimi, ed effettivamente è probabile che nella playlist adolescenziale di un ragazzo ci siano proprio questi brani. Rispecchiano la faccia più spensierata e disimpegnata della musica, e si adattano ad uno stile di vita tipico di un’età in cui si vuole arrivare ad un mondo che non si conosce e che appare florido da fuori.

adolescenti dpg

Perchè ha avuto successo? |

E’ importante specificare che la trap, esattamente come il rap, è un genere importato dagli Stati Uniti, ed è quindi qualcosa che ha già funzionato altrove. Errato, quindi, parlare di effetto shock o di fenomeno made in Italy, anche se nel nostro Paese la trap ha fatto sicuramente più scalpore di quella statunitense. L’ascesa di questa porzione musicale è quindi un fatto piuttosto fisiologico e normale, ma è evidente che ci siano dei meccanismi propri di ciascun paese.

La Dark Polo Gang, prendendo solamente il lato artistico e tralasciando quello sociale, ha avuto ed ha tra le sue fila Sick Luke, produttore che ha fatto della sperimentazione il suo cavallo di battaglia, e che ha portato nel nostro mercato melodie e basi musicali innovative ed ambiziose. Questo gli è stato riconosciuto, e se adesso Sick Luke ha fatto uscire un disco con i big della scena (qui la nostra recensione) è per merito del lavoro fatto con la DPG. Spesso l’abilità di Luke è stata apprezzata anche da chi detestava i brani della DPG per via dei testi e delle metriche, e le skills di chi solcava il territorio delle canzoni del gruppo ha contribuito tantissimo alla sua ascesa.

Passando ai rapper, hanno dato al pubblico ciò che questo voleva: attitudine e freschezza, strada e grandi marchi, donne e droga. Malgrado l’evidente difetto di tecnica presente in più di qualche canzone, i ragazzi della Dark hanno saputo farlo in un modo nuovo e identitario, in maniera, insomma, straordinariamente popolare. Al commento “non le chiudete neanche con i lucchetti” (si parla delle rime) Tony Effe risponde: “non facciamo le filastrocche“. La volontà è quella di parlare alle generazioni, non di passare alla storia come i miglior lirici, perchè chi sceglie i testi da Targa Tenco non sceglie la Dark Polo Gang.

L’inevitabile impatto sociale |

Gli argomenti della trap, effettivamente ridondanti, sono fortunati tra i giovani perchè la vita di strada romanzata raccoglie sempre tantissimo pubblico. Racconta la volontà di evasione sociale, la passione per i vestiti firmati e per la fame di potere che l’adolescente inizia ad elaborare. Sono testi semplicissimi da ascoltare e da cantare che per qualcuno rappresentano la musica giusta nel momento giusto. E’ doveroso specificare che la DPG non ha avuto tra i suoi ascoltatori soltanto adolescenti ribelli, ma la creazione di un certo immaginario ha contribuito al successo a macchia d’olio di questi versi.

Per ultimo, la trap è la voce di distinzione di un periodo della storia: la trap è dei ragazzi che la cantano, ed è solo loro. Non è dei 30enni cresciuti con l’hip hop, dei 40enni cresciuti con la dance o dei 50enni cresciuti con il rock. La musica è una discriminante generazionale, e l’inserimento della trap calza a pennello in questa definizione, essendosi fatta spazio tra un pop stucchevole e un rap stagnante.

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