Modigliani

A tu per tu con il cantautore sardo, al suo debutto discografico con l’album intitolato “UNO

A due anni di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Francesco Addari, meglio noto con lo pseudonimo di Modigliani. Si intitolaUNO il suo disco d’esordio, disponibile per Bianca Dischi, con distribuzione Artist First, a partire dallo scorso 19 marzo. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Francesco, bentrovato. Partiamo da “UNO”, cosa hai voluto includere in questo tuo album d’esordio?

«Questo è un disco che parla soprattutto di me, di come ho vissuto e cosa ho provato in questi ultimi due anni. Purtroppo non è stato un periodo molto facile, ovviamente questo vale un po’ per tutti, però per quanto mi riguarda sono stati anni difficili sia per quello che è successo fuori sia per quello che è successo dentro di me. Ho cercato di parlare di questo in maniera semplice e sincera, ci sono le ansie, i dubbi, le paure, ma c’è anche il romanticismo e alcuni momenti di felicità».

Più che un disco potremmo considerarlo un vero e proprio viaggio itinerante all’interno del tuo mondo, con annessi conflitti. Quali riflessioni e quali stati d’animo hanno accompagnato la fase di composizione di queste nove tracce?

«Come ho già detto in precedenza, questo è un disco che ho scritto in un momento difficile, soprattutto a causa delle insicurezze che mi hanno letteralmente travolto. Questo disco è un racconto, ma per me è stato anche un mezzo per uscire da questo stato d’animo. L’ho voluto chiamare “UNO” proprio perché si tratta di una ripartenza, non solo nell’ambito musicale, ma anche a livello personale». 

A livello musicale, che tipo di sonorità hai voluto abbracciare?

«Questo disco è frutto di un lavoro di squadra. Le canzoni le ho scritte da solo, ma in studio, con il mio team composto da Valerio Smordoni e Samuele Dessì, ognuno ci ha messo del suo, seguendo sempre l’istinto e i propri gusti personali. Non abbiamo deciso nulla a tavolino, ma sempre con assoluta naturalezza. Le sonorità che abbiamo abbracciato sono quelle che più ascoltiamo e più ci piacciono, senza dubbio il Britpop e in modo particolare i Beatles».

MODIGLIANI - Uno

Facendo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra? Oppure si è trattato di un processo graduale?

«Mi sono avvicinato alla musica molto presto, avevo solo 8 anni quando i miei genitori decisero, visto che passavo una buona parte del tempo a premere a casaccio i tasti di una tastiera che mio padre teneva in casa, di farmi prendere lezioni di pianoforte. Purtroppo mi stancai dopo soli due anni, studiare pianoforte a quell’età è bello, ma anche molto faticoso. Mi allontanai dalla musica per qualche anno, poi a 17 anni ritornò prepotentemente la passione, ho iniziato a cantare, a suonare la chitarra, a scrivere canzoni e a formare la mia prima band. Da lì in poi non ho più smesso».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato la tua crescita?

«Ho sempre ascoltato molto cantautorato italiano: De Gregori, Guccini, Dalla, Battiato, Venditti e soprattutto De Andre che rimane il mio preferito. Per alcuni anni ho ascoltato tanto rock italiano: i Litfiba, i Negrita, gli Afterhours, i Timoria, i Marlene Kuntz… Però gli artisti che più di tutti ho ascoltato nel corso della mia crescita e ancora oggi è così provengono dall’Inghilterra, in particolare i Beatles, i Coldplay e gli Oasis». 

Venendo all’attualità, come hai vissuto questo ultimo anno sia personalmente che dal punto di vista professionale? La situazione pandemica ha gravato dal punto di vista dell’ispirazione?

«Ad essere sincero ho vissuto abbastanza bene i primi mesi, perché sono uno che ha sempre avuto poco tempo da trascorrere a casa, quindi la prima fase del lockdown l’ho trascorsa serenamente, facendo le cose che amo fare, come leggere, guardare film, serie tv, suonare e scrivere. Non credevo però che questa situazione durasse così a lungo. Adesso posso dire che non solo ha gravato dal punto di vista professionale, ma anche dal punto di vista personale. Per quanto riguarda l’ispirazione non mi ha ostacolato perché questo è un disco che ho scritto guardando soprattutto dentro di me e di tempo per farlo ne ho avuto fin troppo». 

Per concludere, in un momento così delicato, cosa ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolterà “UNO”?

«Vorrei che le persone si rispecchiassero nelle mie canzoni, mi piace molto quando questo accade, vorrei farle emozionare come mi emoziono io quando ascolto la musica che amo. Vorrei che arrivasse soprattutto la sincerità con la quale ho scritto questo disco».

MODIGLIANI - Uno

© foto di Valentino “Enoc” Congia

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

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