A tu per tu con l’artista bresciano, in uscita con il suo nuovo singolo intitolato “Fiori di Chernobyl

“Passeranno questi temporali, anche se sarà difficile, sarà un giorno migliore domani”, questi alcuni dei versi che esprimono il mood emotivo di “Fiori di Chernobyl”, il nuovo singolo di Mattia Berlardi, alias Mr. Rain. Disponibile in rotazione radiofonica da venerdì 13 marzo, il brano descrive lo stato d’animo di chi ha attraversato e superato un momento di difficoltà personale, un invito ad aprirsi, ad affrontare il buio puntando la luce. Un pezzo che, casualmente, racconta quello che stiamo vivendo in questi giorni, spronandoci ad una riflessione più profonda, consapevole e razionale.

Ciao Mattia, bentrovato. Partiamo da “Fiori di Chernobyl”, cosa hai voluto fotografare in questo tuo nuovo singolo?

«Ho scelto questo titolo prendendo spunto da una semplice domanda: “ma adesso a Chernobyl crescono i fiori? Questo a voler sottolineare come dopo qualsiasi catastrofe, qualsivoglia tipo di problema o un semplice momento buio, in qualche modo riesci a rialzarti, ci vuole del tempo, ma ci si riprende sempre. In questo ultimo anno ho vissuto un periodo piuttosto duro, mi sono chiuso in casa, in studio. Vivevo in un loop continuo che mi portava a superare ogni singolo problema per poi ritrovarne puntualmente un altro, una sorta di viaggio infinito che sembrava non finire più.

Ho scritto questa canzone per aiutarmi a superare questo momento difficile e, guarda caso, riascoltandola di recente l’ho trovata fortemente legata a quello che stiamo vivendo, all’attuale emergenza sanitaria che ci sta coinvolgendo tutti. Senza neanche farlo apposta, mesi fa ho scritto un pezzo che spero possa dare una mano in questa situazione a chiunque l’ascolti».

Infatti, ascoltando questo pezzo viene automatico pensare a quanto sta accadendo oggi, in Italia e nel mondo, a causa del Coronavirus. Quando lo hai scritto esattamente?

«L’ho scritto tra novembre e dicembre, ma avevamo già in mente di farla uscire, poi il caso ha voluto che accadesse proprio in un momento storico così particolarmente legato al messaggio che ho voluto raccontare tra le righe del testo. E’ una casualità che mi ha sorpreso in prima persona».

C’è una frase particolare che rappresenta al meglio questo pezzo?

«”Il peggiore dei finali non cancella mai un nuovo inizio”, perché penso che alla fine sia importante sempre rimettersi in gioco, prendere il buono da qualsiasi situazione negativa e cercare di uscirne a testa alta».

Qual è il tuo stato d’animo attuale, come stai vivendo questo momento così delicato?

«Come ti dicevo all’inizio, in realtà sono in casa da mesi, mi sono chiuso in studio per lavorare alla mia musica già da tempo. Sono in quarantena volontaria, non esco da circa due settimane, lo faccio sia per gli altri che per me, penso che sia giusto darsi un limite ed evitare contagi. E’ necessario un piccolo sforzo da parte di tutti, anzi devo dirti che sto trovando più tempo per me e non è poi così negativo, passo il mio tempo tra lo studio di registrazione che ho in casa e il divano, dove passo le ore a guardare le serie su Netflix».

A proposito di Netflix, una serie che ci consigli di guardare?

«Fammici pensare, non sono così forte con i titoli, ho poca memoria e tendo a dimenticarli. Guarda, la prima che mi viene in mente è “Sex education”, secondo me è molto bella».

Tornando a “Fiori di Chernobyl“, com’è nata l’idea del coro di bambini sul finale?

«Era da tempo che volevo utilizzare un coro di bimbi in un mio pezzo perché, secondo me, riescono a renderlo più tridimensionale, di conseguenza ti arriva in maniera diretta, ti trasmette quel qualcosa in più, con maggiore sensibilità, i concetti ti arrivano dritti al petto».

Per quanto riguarda il videoclip, invece, l’avete già girato? Quando uscirà?

«Sì, l’abbiamo girato circa due settimane fa, pensa che siamo finiti in una bufera di neve e abbiamo dovuto saltare un giorno di riprese. Eravamo vicini alla zona rossa, quindi un sacco di casini. Realizzare questo video è stato come un parto, però è venuto veramente bene, infatti non vedo l’ora che esca per leggere i vari pareri in giro. E’ un po’ diverso rispetto alle precedenti clip, perché ho deciso di non fare più video classici, quindi non ci saranno più playback, saranno tutte piccole storie che si collegheranno tra loro all’uscita del disco, che avverrà più avanti».

Nel corso della nostra precedente chiacchierata, mi avevi risposto che era da un po’ di tempo che non ascoltavi musica italiana, fatta eccezione per Marco Mengoni che ti piace parecchio. Ecco, negli ultimi mesi è cambiato qualcosa? Sono usciti progetti che ti sono piaciuti  in particolare?

«No (ride, ndr), per niente. In questi mesi ho ascoltato solo NF, un giovane rapper statunitense che secondo me è molto bravo nei testi, nel modo di scrivere, tant’è che nelle sue produzioni mi ci rispecchio un po’. Quindi, le sue canzoni le ho letteralmente divorate».

Arrivando ai tuoi prossimi progetti in cantiere, cosa puoi anticiparci a riguardo?

«Sicuramente quest’anno uscirà il mio nuovo album, sto lavorando ai vari singoli e mi sto concentrando molto perché non voglio ritornare sulle vecchie cose che ho fatto, vorrei cercare di dare un level up all’intero progetto, sia nei testi che nelle produzioni. Sono davvero chiuso in studio per concentrarmi, lavorare su me stesso e studiare un sacco, di conseguenza sono certo che sarà un bel lavoro. Ci sto mettendo molto, ma ne vale veramente la pena».

Per concludere, tornando al discorso iniziale, cosa pensi di aver imparato dai tuoi momenti bui? C’è una lezione particolare che ti porti dietro?

«Sai, secondo me, non sei mai preparato ad un momento buio, impari sicuramente a gestire le situazioni e i problemi in modo diverso. Se mi dovesse capitare in futuro un altro problema, di certo non sarò preparato per quella situazione specifica, Ho lavorato molto su me stesso, ho imparato a conoscermi meglio e modificare alcune mie abitudini sbagliate, a seminare in modo tale che questi fiori possano in futuro tornare a sbocciare».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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