Mr Rain: “La musica e le parole servono far sentire meno sole le persone” – INTERVISTA
A tu per tu con Mr Rain in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo, intitolato “Lunedì nero”. La nostra intervista al cantautore e rapper bresciano
Dopo “Effetto Michelangelo” e “Casa in fiamme”, Mr Rain inaugura il suo 2026 musicale con “Lunedì nero”, il nuovo singolo disponibile dallo scorso 22 maggio per Warner Records / Warner Music Italy. Un brano nato quasi un anno fa insieme a Lorenzo Vizzini, che firma anche la produzione con Liam Garner, e che prosegue il percorso più intimo e autentico intrapreso dall’artista negli ultimi lavori.
“Lunedì nero” racconta il peso emotivo di quei legami impossibili da dimenticare: persone, ricordi o dipendenze affettive che continuano a tornare anche quando sappiamo quanto possano ferirci. Un’immagine malinconica ma universale, che trasforma il “lunedì” nel simbolo di tutte quelle inquietudini interiori da cui è difficile liberarsi davvero.
Tra riflessioni sulla fragilità, il potere delle parole, la dimensione live e il bisogno di una scrittura sempre più essenziale, Mr Rain ci ha raccontato il momento artistico che sta vivendo, tra nuovi progetti internazionali, il tour teatrale in arrivo e un album previsto nel 2026.
Mr Rain presenta il singolo “Lunedì nero”, l’intervista
Hai raccontato che il brano è nato circa un anno fa, ma com’è avvenuto il processo creativo che ha portato alla nascita di questa canzone?
«È un pezzo nato in modo molto naturale. L’ho scritto insieme a Lorenzo Vizzini e poi abbiamo lavorato alla produzione con Liam Garner. Avevo bisogno di raccontare un momento preciso della mia vita, una sensazione che credo appartenga a tante persone. “Lunedì nero” parla di quei giorni in cui ti senti bloccato, svuotato, ma anche della voglia di trovare comunque una via d’uscita. È nato quasi come uno sfogo, senza troppe sovrastrutture».
Approfondirei proprio la scelta del titolo: perché “Lunedì nero”? Che significato assume per te?
«Il lunedì è sempre visto come il giorno più pesante della settimana, quello della ripartenza, della fatica. “Nero” perché rappresenta quel senso di inquietudine, di malinconia, di peso mentale che a volte ci accompagna. Però dentro il brano non c’è solo oscurità: c’è anche la consapevolezza che quei momenti esistono e che bisogna attraversarli».
Nel videoclip del brano hai scelto immagini molto quotidiane, quasi intime, più umane che didascaliche. Cosa ti ha portato verso questa direzione?
«Negli ultimi videoclip ho sentito il bisogno di mostrare qualcosa di più vero, meno costruito. Mi piace raccontare la normalità, i piccoli dettagli della vita quotidiana, perché secondo me sono quelli in cui le persone riescono davvero a riconoscersi. Anche la presenza dei miei cani va in quella direzione: fanno parte della mia vita e volevo che il video avesse quell’atmosfera sincera e familiare».
Dopo “Effetto Michelangelo” e “Casa in fiamme”, questo nuovo singolo sembra inserirsi in un percorso molto preciso. Pensi ci sia un filo conduttore che lega questi brani?
«Sì, assolutamente. Credo che tutte queste canzoni abbiano in comune una ricerca di verità. Negli ultimi anni sto cercando di scrivere in modo sempre più diretto, meno filtrato. Sono brani che parlano di fragilità, relazioni, paure, ma anche del tentativo di stare meglio e capirsi di più».
Che direzione pensi stia prendendo oggi la tua musica?
«Forse sta diventando più essenziale. Meno stratificata, meno “carica” dal punto di vista produttivo, ma più focalizzata sul messaggio e sulle emozioni. Mi interessa arrivare alle persone nel modo più sincero possibile. Sto anche lavorando a nuove cose, sia in italiano che in spagnolo, e questo mi sta aprendo altri mondi musicali e creativi».
A ottobre tornerai live con un tour teatrale dopo l’esperienza nei palasport. Che differenza ti aspetti da questa nuova dimensione?
«Il teatro ti obbliga ad avere un rapporto diverso con il pubblico. Nei palasport c’è un’energia gigantesca, quasi travolgente, mentre nei teatri tutto diventa più raccolto, più emotivo. Mi è mancato tantissimo il live in questi mesi: il contatto con le persone, vedere le reazioni dal vivo, cantare insieme. Credo che questo tour sarà molto intenso proprio perché più intimo».
Guardando invece alle tue due esperienze al Festival di Sanremo, quella del 2023 con “Supereroi” e quella del 2024 con “Due altalene”, che differenze hai vissuto?
«Sono stati due percorsi molto diversi. Con “Supereroi” c’era la sorpresa, forse anche l’impatto emotivo di vivere Sanremo per la prima volta in quel modo. “Due altalene” invece l’ho affrontata con maggiore consapevolezza, sapendo meglio cosa aspettarmi. Anche artisticamente mi sentivo diverso, più maturo».
Vorrei chiudere con una riflessione sulla parola. In una recente intervista Frankie Hi-NRG MC parlava della parola come di un’arma: capace sia di costruire ponti che di distruggerli. Tu che lavori ogni giorno con le parole, pensi che oggi il loro potere venga usato più in modo costruttivo o distruttivo?
«Credo fifty fifty. Le parole hanno un peso enorme e oggi spesso ce ne dimentichiamo, soprattutto sui social, dove tutto viene detto troppo velocemente. Possono creare connessioni incredibili ma anche ferire tantissimo. Per questo penso che chi scrive musica, o comunque comunica, abbia una responsabilità importante. Io provo sempre a usare le parole per creare empatia, per far sentire meno sole le persone».