A tu per tu con il giovane rapper monzese, in uscita con il nuovo album intitolato “Politicali Correct

Tempo di nuova musica per Simone Rizzuto, alias Mr. Rizzus, rapper classe ’98 con una bella gavetta alle spalle e con le idee molto chiare. “Politicali Correct” è il titolo del suo nuovo street album, rilasciato da Honiro lo scorso primo giugno, sia in versione fisica che in digitale. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Simone, benvenuto. Partiamo da “Politicali Correct”, a cosa di deve la scelta di questo titolo?

«”Politicali correct” è un gioco di parole, ma anche una provocazione, un progetto che si oppone alla censura. Di conseguenza, si tratta di un album in realtà politicamente scorretto, senza filtri e senza peli sulla lingua».

In quali ambiti pensi ci sia ancora censura oggi?

«Ad esempio mi viene da pensare alle radio, perchè in America passano canzoni trap con dei testi molto espliciti, mentre in Italia siamo ancora indietro da questo punto di vista. C’è questa impressione che possiamo dire ciò che vogliamo, ma in realtà siamo comunque limitati. Ho scelto il rap proprio perchè è un genere che ti permette di esternare ciò che hai dentro, anche se qui siamo ancora un po’ bloccati secondo me».

Qual è stato il criterio di selezione degli ospiti in scaletta? 

«Ho pensato a quali featuring potessero aggiungere qualcosa ad ogni singola traccia. La collaborazione più scontata, forse è quella con i miei soci della 20900, ovvero MarkinoVale Bronson, perchè dai miei fan era parecchio richiesta. Per l’occasione abbiamo coinvolto anche il rapper americano Vendetta, che si è occupato di una strofa della stessa traccia. Poi c’è Peppe Soks, è la prima volta che collaboro con un artista del sud, in modo particolare della scena campana. Tony Boy, invece, è un ragazzo che fa musica più soft, con lui ho realizzato una traccia un po’ più tranquilla, Infine, sono super contento di aver coinvolto in questo progetto Jack The Smoker e Caneda, perchè entrambi hanno segnato la mia crescita artistica».

Mr. Rizzus Politicali Correct

Quando e come ti sei avvicinato alla musica?

«Mi sono avvicinato più o meno a dodici anni, adesso ne ho ventidue, nonostante sia giovane è già un bel po’ di tempo che faccio musica. Ho cominciato per gioco, sono andato a registrare e ho fatto uscire un po’ di roba, quando ero ancora un bambino. Fino a quando, circa due anni fa, sono riuscito a cogliere i frutti con le prime visualizzazioni, risultati che mi hanno portato a firmare con Honiro e realizzare questo street album».

Da rapper di strada che proviene dalla provincia, com’è stato passare ad una realtà consolidata come quella di Honiro? 

«Qualche anno fa avevo una concezione sbagliata delle etichette discografiche, perchè volevo fare tutto da solo. Quando mi ha contattato Honiro, ho subito capito che viaggiavamo sulla stessa lunghezza d’onda, per questo ho deciso di firmare. Da quel momento ho cominciato a vedere le cose in un altro modo, a comprenderne realmente le opportunità».

Ti piacerebbe partecipare al Festival di Sanremo in futuro? Lo consideri un palco sufficientemente sdoganato?

«Non penso sia ancora sufficientemente sdoganato per il mio genere, però mi ritengo una persona molto aperta mentalmente, per cui chissà, magari in futuro. Non so come sarò in realtà fra cinque anni, mi reputo un artista in continua evoluzione, non voglio soffermarmi solamente alla trap. Sto sperimentando cose nuove, provando cose diverse, per non restare immobile e continuare a muovermi liberamente in questo mondo».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver appreso dalla musica fino ad oggi?

«Che con la costanza puoi arrivare dove vuoi. Sai, quando ho cominciato a fare musica a dodici anni, qualcuno mi sfotteva e mi prendeva un po’ in giro. A distanza di tempo, le stesse persone si sono ricredute e hanno riconosciuto il mio impegno. Alla fine, se ce la metti tutta i risultati arrivano».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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