Mudimbi, Miguel

A tu per tu con l’artista italo-congolese, al ritorno discografico con il suo secondo album “Miguel

A pochi mesi di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, ritroviamo con piacere Mudimbi per parlare della sua nuova creatura discografica, intitolata “Miguel”, disponibile negli store e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 6 novembre, a due anni e mezzo dall’uscita del suo disco d’esordio “Michel”.

Ciao e bentrovato. Partendo da “Miguel”, da quali punti sei partito e come si è sviluppato il processo creativo di questo lavoro?

«Sono partito abbastanza casualmente, ho scritto per caso “Ballo”, da lì sono andato avanti a cascata, includendo tutto quello che mi veniva in mente e che ritenevo interessante da dire. E’ un album che ho creato da solo, curando per la prima volta anche la parte musicale, ho prodotto a voce i suoni, provini che sono diventati lo scheletro dell’intero lavoro. Credendo di aver avuto delle buone idee, volevo proporle nella maniera più fedele a come sono nate, a come ce le avevo in testa».

Quali sono i punti in comune con il tuo precedente album “Michel” e quali le skills che pensi di aver acquisito in questi ultimi due anni?

«Un punto in comune è sicuramente il linguaggio, dal punto di vista dei contenuti e di come li espongo, a livello di immagini, credo di essere rimasto fedele sia a “Michel” che a “M”, ovvero il mio primo EP. Per quanto riguarda le nuove skills, il discorso si sposta sulla costruzione delle tracce, lo schema su cui ho strutturato i brani, cercando di uscire fuori dal solito modo di comporre, facendo respirare di più i pezzi. Dico tante cose, ma ci sono anche dei momenti in cui non dico, in qualche modo ho cercato di rifinire un po’ la forma».

Venendo all’attualità e a quello che stiamo vivendo, con quale spirito stai affrontando tutto questo e qual è il tuo pensiero sull’attuale stato di salute del settore musicale?

«Questo momento lo sto vivendo su un’altalena, alti e bassi, più o meno come tutti. Ne approfitto per pensare, perchè di tempo a disposizione ce n’è parecchio. Riguardo la musica, invece, sento e ho pareri contrastanti dentro di me. Avverto un grande malessere generale, scalpitiamo per fare qualsiasi cosa, senza renderci conto che forse si tratta di tempo perso. Pensare di scrivere qualcosa adesso senza sapere quando potrà uscirà, oppure scrivere condizionati dal pensiero che non possa essere il momento giusto per dire determinate cose. Dal punto di vista musicale, credo che l’ispirazione e la voglia di fare arte siano un po’ una medicina, una cura che istintivamente ci porta a creare, certo è che ci si pone più interrogativi rispetto al passato».

Per concludere, in un momento storico così particolare, quali sensazioni e quali riflessioni ti piacerebbe riuscire a trasmettere a prenderà possesso del tuo nuovo disco?

«In generale, la prima cosa che vorrei è far riflettere, nonostante nei miei pezzi ci sia anche spazio per l’ironia, mi piace l’idea che le mie parole possano innescare un pensiero, un ragionamento in chi le ascolta, basato sul proprio vissuto. Sapere che qualcuno possa identificarsi in un mio brano, per me è un grande onore, perchè mi fa sentire meno solo nei miei pensieri e mi da quel senso di comunione, di comunità. L’avessi detto un anno fa poteva sembrare una paraculata, mentre adesso assume un valore diverso, perchè sentirsi meno soli oggi è veramente oro colato».

Mudimbi, Miguel

© foto di Roberto Graziano Moro.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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