Ora o mai più 2, le pagelle degli otto inediti

L’analisi delle canzoni presentate nel corso della finalissima della seconda edizione dello show di Rai1

Proprio come lo scorso anno, torniamo ad occuparci degli otto inediti di Ora o mai più, format musicale tutto italiano condotto da Amadeus, giunto alla sua seconda edizione. Il meccanismo è semplice, otto artisti che in passato hanno ottenuto grande popolarità con una o più canzoni, si rimettono in gioco esibendosi sulle note dei rispettivi cavalli di battaglia e delle più belle canzoni italiane di sempre. Fiore all’occhiello della trasmissione la possibilità di presentare nel corso della finale un brano nuovo, una grande opportunità che richiama, con le dovute proporzioni, il modello e lo stile del Festival di Sanremo.

Il livello generale delle proposte di quest’anno è buono, anzi molto alto se facciamo un parallelismo con i talent show più in voga, da “Amici” ad “X Factor”, per non parlare di “The Voice”, dove ultimamente si fatica a trovare pezzi all’altezza della situazione. Questo perché? Semplice, perché viviamo in un’epoca di interpretariato, dove ci sono i soliti autori che girano, per cui se un brano lo canta Giorgio o Umberto non cambia nulla. In questo caso, invece, i pezzi sono stati composti da o per i concorrenti in gara, cuciti su misura per loro. Scusate, ma questo fa una certa differenza ed è giusto sottolinearlo.

Tra le uniche pecche, spiace averli dovuti ascoltare in tarda serata, dando spazio in prime time ancora una volta ai duetti e alle cover, per non parlare dell’incomprensibile taglio delle canzoni a soli due minuti, inammissibile in uno show della durata di circa quattro ore. Meno rvm, meno chiacchiere e più attenzione alle canzoni, anche perché sono talmente belle che è stato un peccato sacrificarle ascoltandole incomplete.

Le pagelle degli inediti di Ora o mai più

Anche quest’anno, abbiamo potuto godere di un po’ di musica genuina a “chilometro zero”, ossia non influenzata da logiche discografiche e tendenze imposte dal mercato. Ogni artista ha portato in scena un pezzetto di sé, restituendo agli appassionati un po’ di quell’autenticità e originalità che negli anni si è persa per strada. Potrà sembrare un paradosso, ma mettiamoci bene in testa che per fare qualcosa di nuovo, oggi, è necessario attingere dal giardino di Madame Storia e dalla nostra tradizione, altrimenti si continuerà ad andare in una direzione sempre più commerciale e meno artistica, il teorema del “se una cosa funziona allora faccio quella”, cavalcando le mode e le tendenze.

Per tutta questa serie di ragioni, autori e interpreti dei pezzi che andremo ad analizzare meritano davvero un grande plauso. L’augurio è che, anche attraverso trasmissioni lodevoli come Ora o mai più, si possa tornare a ridare centralità alla musica e al pubblico, che non può più accontentarsi di scegliere il meno peggio, ma deve tornare ad avere la possibilità di usufruire di un’offerta più variegata che possa soddisfare più palati, una specie di menù alla carta a discapito della musica da buffet che ci viene attualmente propinata.

Jessica Morlacchi – Senza ali e senza cielo

Una gran bella canzone, quando autori del calibro di Red Canzian e Miki Porru scrivono su misura un pezzo per la propria interprete, il risultato non può che essere notevole. Il testo fotografa la vita di Jessica, dalle crisi di panico che le hanno impedito di vivere per oltre dieci anni, al desiderio di riscatto. “Dall’inferno si ritorna e non si va più via” canta con nuova consapevolezza l’ex Gazosa, parole potenti che regalano conforto a chi si sente smarrito e cerca di spiccare nuovamente il volo. L‘interpretazione sentita e la grinta ritrovata fanno il resto. Un brano dall’impronta classica, ma dal retrogusto di rinascita. Tanti cari saluti a www.mipiacitu.

Naturale – Davide De Marinis

De Marinis canta De Marinis in maniera molto naturale ed è proprio questa la sua forza. Il balletto e il verso del gorilla non distolgono l’attenzione sul testo, anzi, l’intuizione di trasmettere contenuti attraverso un’apparente leggerezza è la chiave per catalizzare l’interesse del distratto pubblico di oggi. “Mi alzo dal letto, giro in mutande, acqua e limone, un caffé sul balcone, a piedi nudi comincio a suonare, scrivo qualcosa e mi ritrovo a pensare alla mia vita normale”, a vent’anni di distanza da “Troppo bella”, Davide non ha perso il proprio stile didascalico nel descrivere con spensieratezza la quotidianità. Ed è subito vacanza, che l’estate sia con noi.

Donatella Milani – Non gridare

Per chi è in grado di ascoltare e non giudica la carriera di un artista in sole sei serate, il brano di Donatella non rappresenta una sorpresa, bensì una piacevole conferma. Scritto a quattro mani con Luigi Musello, il pezzo inneggia l’amore con sonorità latine, richiamando uno dei suoi maggiori successi da compositrice, vale a dire “Ma non ho più la mia città” di Gerardina Trovato. Trascinante l’arrangiamento, calibrato il testo, per nulla banale nonostante la tematica dei sentimenti, sempre molto insidiosa. Il risultato autentico e non banale è la prova che, semmai ce ne fosse bisogno, la Milani è davvero una valida e rispettabile autrice.

Ritrovarsi ancora – Paolo Vallesi

Una ballad pop-orchestrale in pieno Vallesi-style, frutto della collaborazione con Beppe Dati, penna sempre molto romantica e ispirata. Centra l’obiettivo Paolo, quello di arrivare al cuore delle persone e lo fa con una canzone che ti prende sin dal primo ascolto, nostalgica e sanremese ma, al tempo stesso, attuale perché la melodia non potrà mai passare di moda. Perdersi e ritrovarsi, rincontrarsi e innamorarsi ancora una volta, questo il senso del vagare di un testo che sviscera sia i passi giusti che i passi falsi tipici del cammino delle nostre vite. Il brano giusto per rappresentare l’inizio di un nuovo percorso, in maniera lucida e consapevole.

Silvia Salemi – Era Digitale

Contemporaneità e istinto sono gli ingredienti principali dell’inedito di Silvia Salemi, che autoconfeziona il suo personale manifesto dell’attuale società. In un tempo di selfie e di filtri la risposta è una canzone che fotografa la nostra epoca con una polaroid, sovrapponendo l’analogico al digitale. “In un mondo reale io voglio fare il pane” canta coscienziosamente l’artista, ispirata dal discorso di Papa Francesco durante l’ultima Giornata Mondiale della Gioventù. Proprio ai giovani si rivolge il testo, auspicando loro un maggior numero di contatti reali rispetto a quelli virtuali. Il sound elettronico, infine, mette in risalto l’efficace struttura melodica.

Più in alto – Annalisa Minetti

Composto da Roberta Carrese, concorrente della terza edizione italiana di The Voice, l’inedito rappresenta l’idea musicale di quello che Annalisa Minetti si sente oggi e le scelte artistiche meritano sempre il dovuto rispetto, poi saranno il tempo e il pubblico a proclamarle giuste o sbagliate. “Non lascerai mai più che il buio ti rubi la luce” recita all’inizio il testo, che per la stessa interprete ha un significato importante e non rappresenta delle semplici parole da cantare, o gridare come dicono alcuni. La sua è una delle voci più belle del nostro Paese, poi il suo modo di cantare è quello, può non piacere, ma è giusto che lei segua l’istinto e non si uniformi a uno stile che non le appartiene e che la renderebbe uguale a tante altre.

Barbara Cola – A quando l’amore?

L’avevamo lasciata interprete e la ritroviamo co-autrice del testo insieme a Roberta Faccani (ex voce dei Matia Bazar) e della musica con Giordano Tintarelli. Questa l’evoluzione di Barbara Cola, per suggellare l’ottimo percorso realizzato durante il programma. La canzone giusta per mettere in risalto la sua strabiliante estensione vocale, a discapito di un bel testo che passa inevitabilmente in secondo piano. Tra i versi l’artista analizza gli interrogativi tipici delle relazioni di coppia, tra ricordi, lacrime, scuse e perdoni. L’introduzione al pianoforte e la magia degli archi sul finale, rendono l’arrangiamento un crescendo di notevole fattura.

I Poeti – Michele Pecora

Penalizzato dalle cover, un po’ come lo stesso Vallesi, l’animo cantautorale di Michele Pecora riaffiora con l’inedito, più di quanto si potesse prevedere alla vigilia. A lui il merito di aver presentato il brano oggettivamente migliore, uno di quei pezzi per cui gli artisti farebbero a cazzotti. Un testo di considerevole sensibilità e di ragguardevole bellezza, che meriterebbe di essere inciso dai nostri più celebri interpreti. Una canzone senza tempo, di quelle che non si possono collocare o etichettare, ma che meritano la giusta attenzione, perché “le poesie non hanno note ma soltanto ruote per poter viaggiare”. Chapeau.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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