A tu per tu con la giovane artista romana, fuori con il suo secondo singolo intitolato “Black mirror

Reduce dal debutto con Honiro Ent realizzato col singolo “Song of freedom”, torna in rotazione radiofonica dallo scorso 14 gennaio Paola Di Leo, cantautrice e polistrumentista classe ’96, con il brano “Black mirror”, prodotto da Matteo Costanzo (qui la nostra recente intervista). Una canzone personale ed evocativa, che sviscera stati d’animo comuni in cui ci si può facilmente immedesimare, chi di noi non si sente a volte disarmato da ciò che lo circonda? In una società sempre più virtuale e consumista, a volte, la mancanza di concretezza non risparmia nemmeno i sentimenti.

Ciao Paola, “Black mirror” è il titolo del tuo nuovo singolo, cosa racconta?

«È un brano che parla di apatia. Mi riferisco alla difficoltà del provare emozioni e sentimenti veri, nel sentirsi completamente insensibili pur volendo provare qualcosa. Il titolo si riferisce allo specchio dell’anima, che è nero e cupo a causa dell’aridità dei sentimenti».

Una sorta di apatia generale che avvolge e coinvolge l’intera società in cui viviamo. Cosa ti ha ispirato di preciso questo tipo di riflessione?

«È un brano molto personale che ho scritto a 20 anni, nato innanzitutto da una mia condizione interiore. Mi sono anche ispirata alla società cinica che ci circonda. La canzone è quasi un grido di aiuto, una ricerca di un appiglio, una prova che dimostri che il mondo non sia in realtà così cupo e privo di sentimenti». 

Un brano composto a quattro mani con Matteo Costanzo, come ti sei trovata a lavorare con lui e quali sonorità avete voluto abbracciare?

«Mi sono trovata molto bene con Matteo, lui è bravissimo e ha un grande talento. Quando scrivo le mie canzoni ho già tutto in mente e lui è riuscito sempre a capirmi al volo. Per questa canzone in particolare avevo immaginato una chitarra elettrica che accompagnasse tutto il brano e lui è riuscito a rendere l’idea che avevo in mente in modo perfetto! Mi trovo bene a produrre con lui, spero di lavorare ad altri brani insieme in futuro».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Da quando sono bambina ho sempre amato la musica, grazie anche ai miei genitori che mi hanno sempre motivato ad ascoltarla e apprezzarla. Mio padre, in particolare, suona la chitarra per hobby e da piccola ricordo che ero sempre colpita quando lo vedevo suonare, volevo imparare anche io. Così ho preso negli anni lezioni di chitarra, flauto traverso, batteria e canto. Ho anche imparato a suonare il pianoforte da autodidatta, ma non mi considero una pianista. Poi ho anche sempre avuto la passione per la scrittura, scrivere canzoni è qualcosa che mi sento dentro da sempre e di cui non posso fare a meno».

Quali ascolti hanno segnato e influenzato la tua crescita artistica?

«Da piccola mia madre mi faceva ascoltare molto jazz, come Louis Armstrong, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Etta James, Norah Joans e altri. Loro mi hanno sicuramente influenzato come anche gruppi classici tipo i Beatles e i Pink Floyd. Naturalmente la mia crescita artistica anche da musica pop più contemporanea. Durante l’adolescenza per esempio Avril Lavigne, Justin Bieber, Alicia Keyes, Amy Winehouse, Ed Sheeran e adoro l’RnB e l’Hip-hop. Non mi limito a un solo genere, mi piace spaziare e variare e anche scoprire musica e artisti nuovi. Per esempio adoro la giovanissima Billie Eilish e anche Sabrina Claudio e Summer Walker».

A cosa si deve la scelta di scrivere e cantare in inglese?

«Amo la musica in inglese sia per la sua comunicabilità internazionale e sia per la sonorità della lingua stessa. La mia educazione artistica si basa su musica scritta in inglese, quindi mi sento molto vicina allo scrivere musica in inglese e ad ascoltarla anche. Inoltre mi sono laureata in un’Università Americana e ora vivo a New York dove sto studiando per un Master. Da quando sono piccolissima ho sempre avuto amici bilingui o stranieri che parlavano inglese, quindi non ho difficoltà nello scrivere canzoni in inglese, anzi mi viene spontaneo e naturale». 

Come valuti l’attuale situazione discografica? Cosa ti piace e cosa meno?

«L’industria discografica ha avuto grossi problemi negli ultimi anni, soprattutto a causa di internet. Ma ha saputo adattarsi grazie a piattaforme streaming a pagamento come Spotify ed Apple Music. Bisogna anche considerare la crescita esponenziale di cantanti e artisti indipendenti capaci di realizzare musica anche da casa. Oggi non è più difficile poter produrre musica, basta avere un computer, microfono, scheda audio, un daw, poche altre cose e hai fatto. Quasi chiunque può fare musica, questo rende più facile e spianata la via ad artisti emergenti ma mette anche in discussione la validità dell’industria discografica. Però alla fine credo che la gente sappia riconoscere un prodotto di qualità su cui c’è stato un duro ed elaborato lavoro, sia che sia stato fatto in studio o a casa. Un aspetto importante su cui credo bisogni investire sono le esibizioni live ed eventi dove sia possibile creare una situazione di connessione tra artista e pubblico. Questo è l’aspetto che mi piace di più dell’industria musicale e che spero di poter approfondire maggiormente in futuro».

“Black mirror” segue la pubblicazione del precedente singolo “Song of freedom”, quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Il prossimo passo è pubblicare il mio primo EP di cui questi due brani fanno parte. È un progetto che mi sta molto a cuore essendo il primo con l’etichetta Honiro. Sono contentissima di aver raggiunto sin dall’inizio della mia carriera questo traguardo importante, mi sento molto fortunata ad avere questa opportunità. Nel frattempo continuo sempre a scrivere nuove canzoni e io tantissime nuove idee per progetti musicali futuri. Spero di avere al più presto la possibilità di incidere altre canzoni, magari realizzando il mio primo album». 

Per concludere, dove e a chi ti piacerebbe arrivare attraverso la tua musica?

«Il mio obiettivo con la musica è quello di esprimere me stessa e condividere un messaggio e un’emozione con altre persone. Non c’è un dove specifico e neanche un chi, ogni persona conta in questo senso, e la musica che scrivo parla di esperienze e sentimenti universali in cui tutti possono identificarsi. Vorrei arrivare ai miei coetanei come anche ai teenagers e magari riuscire ad avere un impatto positivo sulla gente. Una delle cose che mi rende più felice è quando le persone mi dicono che grazie a una mia canzone si sono sentire meglio. O anche quando due mesi fa esibendomi a un open mic a New York una ragazza e una signora hanno pianto quando ho suonato una mia canzone».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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