Parole in circolo

Se tu non ci sei più

La parola del mese di aprile è partire, dal latino partiri, a sua volta derivato da pars-partis, “parte”. Il significato della parola partire è profondamene legato all’idea di “dividere in parti”, ecco perché quando partiamo, abbiamo la necessità di convincerci che una parte di noi rimarrà con chi abbiamo incontrato durante il cammino, ecco perché quando qualcuno ci lascia perdiamo una parte di noi stessi.

A convincermi a scrivere di partenze, oltre al periodo della vita che sto vivendo, è stata la notizia della recente scomparsa del principe Filippo di Edimburgo. Non cederò a definirlo “il marito della regina Elisabetta” perché sono una sostenitrice della parità, sempre. Non lo definirò tanto meno, “un uomo che sapeva stare un passo indietro”, senza contare che già lo hanno fatto altri, perché sogno il giorno in cui a far brillare qualcuno in una coppia, non sarà la capacità dell’altro di stare dietro le quinte ma la sua abilità nel saper fare luce nei momenti di buio.

In realtà non sono nemmeno particolarmente affezionata alla famiglia reale, “conosco” Filippo più grazie alla serie Netflix “The Crown”, che non ai libri di storia. Docu-serie che ha tracciato di lui un profilo chiaroscurale, non mancando di giustificare i suoi severi modi educativi, le sue smanie di protagonismo e i presunti tradimenti con carenze affettive e rigida disciplina impartitagli fin da piccolo. La triste verità è che potremmo vedere tutti i documentari sulla famiglia reale del mondo, ma mai ci sarà dato sapere chi sono davvero.

Ciò che ci resta è che da venerdì 9 aprile, il principe Filippo, dopo 75 anni di matrimonio, è partito, per l’unico viaggio senza ritorno. Un eufemismo per evitare la parola morte, quello del viaggio, per essere più eleganti, rendere un testo più scorrevole. Ancora nessun eufemismo per colmare quel vuoto che si fa presenza ingombrante, quello che prova la regina, che, a prescindere dal suo ruolo, perde un compagno di vita, i suoi figli, che perdono un padre, i nipoti che perdono un nonno, i pronipoti che perdono un bisnonno, l’Inghilterra intera, che perde un pezzo di storia.

Ciò su cui mi piace riflettere quando certi pensieri incombono su di me, quando qualcuno mi lascia, parte e cambia vita, è che non scomparirà per sempre, ogni persona lascia qualcosa dentro ognuno di noi. È stato questo a darmi la forza di partire: la consapevolezza di lasciare pezzi di me per la strada, e di essere formata da altrettanti pezzi altrui, solo così so di non essere mai veramente sola.

A renderci più capaci di partire è il pensiero del ritorno, di qualcuno che quando è con noi si riconosce diverso, forse migliore e per questo non ci sostituirà, troverà forse dei passatempi per le ore che dedicava a noi, altre persone lungo il cammino, ma il posto al tavolo, sarà sempre vuoto, finché non torneremo noi a colmarlo.

Di canzoni sulle partenze ce ne sono molte e molte ne ho ascoltate in questi giorni, ma quella che più mi rimbomba nella testa è quella che, paradossalmente, meno c’entra col partire e più si focalizza su come si deve saper restare. Elisa, in “Con te mi sento così” racconta come dovremmo sempre fra stare gli altri, per assicurarci quel posto libero per noi, per saper essere presenze rilevanti. Elisa racconta come mi sento quando sto con le persone che amo.

“È che mi sento fragile
se qui non ci sei tu,

È che non cerco niente, sai
Non voglio niente in più”

Da subito un malessere dettato dalla lontananza, il sentirsi più fragili, proprio perché parti di noi ci abbandonano ogni volta che qualcuno se ne va. E poi una delle bugie più belle che ci diciamo, quando stiamo bene con qualcuno ci sembra che nulla possa attrarci di più, in realtà sappiamo già in quell’istante che non è così noi umani siamo esseri incostanti, ma dalle promesse facili, forse basterebbe dirci qualcosa di più vero, “ci saranno molti altri meglio di te, ma nonostante questo, scelgo, per amore, di riservarti un posto speciale, scelgo di lasciarti una parte di me, per quando te ne andrai”.

Come una piuma leggera
con te mi sento così
e niente può fermarmi,
tradirmi, spezzarmi
se so che tu ci sarai.

La leggerezza nel dividere i pesi, quando si sta insieme e si riesce a non pensare, è quella di cui parlava Calvino nelle sue lezioni americane, che è lontana dall’essere superficialità, ma per quanto a parole ci sembri un ossimoro, poiché la piuma ha tutto tranne che la capacità di non spezzarsi, ci permetta di essere infrangibili proprio poiché ci fa vedere le cose dall’alto, più piccole, ci allevia dalla gravità del mondo.

È che mi sento piccola
se qui non ci sei tu

Sentirsi piccoli, proprio perché mancanti delle parti dell’altro, che ci compongono, quasi impotenti, incompleti, scoprirsi mai veramente cresciuti.

E ballo con gli spiriti
per mano insieme a te
i giorni sono numeri
il tempo qui non c’è
nel buio di quegli angoli
io non piango più
le cose sono semplici
da quando ci sei tu.

Ancora una volta la forza che si trova proprio grazie a chi ci è vicino, la capacità di ballare tra le proprie paure, prendendole per mano. Si fa lontana anche la paura della morte, i giorni sono solo numeri, non attimi che ci separano dal momento della partenza. Tutti gli angoli più bui di noi, sono stati illuminati dalla luce dell’altro e non vi è più motivo per piangere, adesso che specchiandoci negli occhi di chi abbiamo davanti, ci vediamo e accettiamo esattamente come siamo. E i problemi si fanno piccoli, la soluzione è a portata di mano, se c’è chi ce la indica.

Il 9 aprile ci lasciava Filippo e io l’ho scoperto appena arrivata a Verona, la città per la quale ho scelto di lasciare i miei amici e la mia famiglia, a lui il ricordo di una nazione intera, e di libri di storia, ma alla regina, un vuoto incolmabile; a me la consapevolezza del privilegio di aver provato ciò di cui parla Elisa quando ero con le persone che amavo, la speranza di essere stata all’altezza di quell’amore, che è parte di me. A Filippo l’ennesimo giorno di pioggia in una Londra spesso cupa, a me la bellezza di sentirmi dire “Con te, cara Sophi, se n’è andato anche il sole”, dopo tanti giorni di luce, a voi scegliere, cosa vale di più.

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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