Riccardo Stimolo: “Oggi posso dirmi bravo perché sono cresciuto e perché ho avuto il coraggio di raccontarmi davvero” – INTERVISTA

Riccardo Stimolo

A tu per tu con Riccardo Stimolo per parlare del suo primo Ep intitolato “Dentro diluvia”, pubblicato a ridosso della sua partecipazione ad Amici 25 . La nostra intervista

Dopo essersi fatto conoscere e apprezzare dal grande pubblico grazie al percorso compiuto nella scuola di Amici 25Riccardo Stimolo apre una nuova pagina del suo cammino artistico con “Dentro diluvia”, il suo primo Ep. Un progetto che raccoglie le tappe più significative dell’esperienza vissuta nel talent, ma che allo stesso tempo rappresenta il primo vero ritratto personale del giovane cantautore.

Composto da sette tracce, il disco include i brani già presentati durante il programma, due nuovi inediti firmati dallo stesso Riccardo e una intensa reinterpretazione di “Ci vorrebbe il mare”, cover di Marco Masini diventata uno dei momenti più emozionanti del suo percorso televisivo.

Al centro del progetto c’è la title track “Dentro diluvia”, una canzone profondamente autobiografica in cui l’artista racconta le fragilità, i dubbi e le paure vissute durante la permanenza nella scuola, contrapponendo il sorriso mostrato all’esterno alle tempeste interiori affrontate lontano dai riflettori.

Tra crescita artistica e maturazione personale, Riccardo Stimolo si racconta in un Ep che segna il passaggio da allievo a giovane artista consapevole, pronto a trasformare le proprie esperienze in musica e a condividere con il pubblico la parte più autentica di sé.

Riccardo Stimolo presenta l’Ep “Dentro diluvia”, l’intervista

“Dentro diluvia” è il titolo del tuo primo Ep. Partirei proprio da queste due parole: “primo Ep”. Che effetto fa pronunciarle e sentirle pronunciare?

«Fa strano, non sono ancora abituato. E spero sinceramente di non abituarmi mai a cose così belle, perché hanno un sapore diverso quando non te le aspetti e quando non diventano normalità. È chiaro che sono traguardi cercati, perché dietro c’è tanto lavoro, però restano sempre una sorpresa. Ed è proprio questo il bello».

Che momento fotografa questo progetto della tua vita e cosa pensi racconti del ragazzo che sei oggi?

«Racconta il mio background, quello di un ragazzo semplice, venuto da una vita normale. Quando entri in un programma, a volte la gente dimentica che una vita normale è fatta anche di sbagli. Io ne ho fatti e questo progetto racconta anche quei momenti. Dentro la scuola mi vedevano spesso con il sorriso stampato in faccia, ma dentro non era così: ero tormentato, preoccupato, deluso da me stesso. Avevo paura di gettare via il lavoro che vorrei diventasse il lavoro della mia vita. Per questo si chiama “Dentro diluvia”: fuori mostravo il sole, la mia parte solare, ma dentro era tutto più cupo. Quando sono entrato in studio con Critical e Isimo ho detto che volevo mettere nero su bianco proprio quelle emozioni. Dopo aver scritto questa canzone ho tirato un grande sospiro di sollievo».

Partiamo dalle canzoni che il pubblico già conosce, “Prima di adesso” e “Mi fido di te”, che sono state il tuo biglietto da visita ad Amici. Quali feedback ti hanno fatto più piacere?

«Sono molto legato a “Prima di adesso” perché è stata la mia prima canzone. L’ha scritta Daniele Coro insieme a un team, ma quando mi è arrivata e l’ho ascoltata ho sentito che dentro c’era tutto Riccardo, anche se non l’avevo scritta io. Quando la cantavo si vedeva che la provavo davvero, perché erano emozioni vere, non dovevo andarle a cercare. Il fatto che le persone lo abbiano capito è il regalo più bello che potessero farmi. È una canzone molto forte e non vedo l’ora di cantarla ancora nei live, perché per me sarà sempre un momento magico».

Dal pomeridiano sei passato al serale, dove hai presentato “Un minuto in più” e poi “Gira”, l’attuale singolo in radio, che mostra un lato diverso di te. Com’è stato confrontarti con questo brano?

«Dentro Amici ho fatto un percorso anche per capire come usare la mia voce. Mi è stato detto, anche dalla maestra Anna Pettinelli, che tendevo a cantare spesso cose simili, ma era perché venivo da un background in cui cantavo brani vicini al mio mondo, magari quelli che facevo al karaoke. Andando avanti ho scoperto che potevo stare anche in altri habitat. “Gira” è completamente diversa: è uptempo, più fresca, più divertente, mi mostra più sfacciato. Sono molto contento di cantarla, perché mi dà energia. Ringrazio Mida, perché la canzone è bellissima».

Poi ci sono due brani inediti che aprono e chiudono l’ascolto. Partirei da “Binari diversi”, dove non sei solo interprete ma anche autore. Quali stati d’animo hanno portato alla nascita di questa canzone?

«Ho deciso di metterla in apertura perché è stata la prima canzone che ho scritto seriamente. L’ho scritta praticamente dall’inizio alla fine, poi il maestro Giammarino mi ha aiutato a darle una struttura, perché non avevo ancora tutti gli strumenti per finalizzarla. Con Nakai e Simone Borelli, che è il produttore, siamo riusciti a chiuderla come volevo. È nata dentro Amici, quando non hai il telefono e ti restano solo il computer, le foto vecchie e le chat. Rileggendo una conversazione con una mia ex ragazza, ho trovato una frase che avevo scritto: “siamo sempre stati su binari diversi”. Mi ha fatto effetto, come se la stessi scrivendo in quel momento. Da lì ho sentito il bisogno di costruirci una canzone. Racconta una storia in cui io volevo qualcosa che lei non riusciva a darmi, e per questo eravamo su binari diversi».

Una delle chicche del disco è la cover di “Ci vorrebbe il mare”, che hai presentato all’inizio della tua avventura nel talent. Il pubblico in studio si è alzato in piedi e da casa in tanti hanno percepito la stessa magia. Tu come hai vissuto quel momento?

«Quella canzone l’ho scoperta quando avevo tredici anni, a un karaoke. La cantò un signore che non so nemmeno come si chiamasse, ma la interpretò talmente bene che mi rimase impressa. Era di spalle, non guardava lo schermo, cantava davanti alle persone e sapeva esattamente cosa stava facendo. Io ero piccolo e mi si illuminarono gli occhi. Chiesi a mia mamma che canzone fosse e da lì iniziai ad ascoltare Marco Masini in tutte le versioni possibili. “Ci vorrebbe il mare” ha per me un valore affettivo immenso. Non mi stanco mai di cantarla e per questo ho voluto inserirla nell’Ep: perché questo progetto racconta il mio percorso ad Amici e apre le porte a quello che spero sarà un percorso futuro lungo».

Nel corso del programma ti sei messo in gioco con brani molto diversi tra loro: grandi classici come “Margherita”, “Cinque giorni” e “Il mondo”, ma anche pezzi più recenti come “Per due come noi”, “Tutto qui”, “Piangere a 90”, “Uomo che cade” e “Tango”. Come hai vissuto questa alternanza tra grandi complimenti e alcune critiche sul tuo modo di cantare?

«Il mio modo di cantare era ancora da modellare. A me non importava se una canzone fosse vecchia o nuova, mi importava capire come mi stesse addosso. Prima di cantare un brano leggo sempre il testo, cerco di capire perché è stato scritto, qual era l’esperienza di chi l’ha creato. Poi provo a farlo mio, a trovare qualcosa che ho vissuto anch’io e a riportarlo nella canzone. Per me è fondamentale dare valore al testo, perché dietro ogni canzone c’è un lavoro. Anche per questo mi piace spiegare i miei brani: perché ne hanno bisogno. È una delle cose più belle della musica».

Per concludere, cosa ti rende davvero orgoglioso oggi di questo Ep e del percorso fatto ad Amici? Per cosa pensi di meritarti un “bravo Riccardo”?

«Se guardo il Riccardo di settembre e quello di giugno, mi darei una pacca sulla spalla e mi direi: sei cresciuto davvero tanto. Più ancora della crescita artistica, per me è stata fondamentale quella umana. Sono contento di questo percorso, non vedo l’ora di abbracciare le persone che sono qui per me, sotto il sole e il caldo. È un onore. Oggi posso dirmi bravo perché sono cresciuto e perché ho avuto il coraggio di raccontarmi davvero».

Scritto da Nico Donvito
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