Roberto Colella: “Ce sta sempe na via per non essere soli al mondo” – INTERVISTA
A tu per tu con Roberto Colella in occasione dell’uscita di “Ce sta sempe na via”, il suo primo album solista. La nostra intervista al cantatore partenopeo
È uscito lo scorso 7 maggio 2026 “Ce sta sempe na via”, il primo album solista di Roberto Colella. Autore, compositore e polistrumentista, per dodici anni frontman della band napoletana La Maschera, l’artista pubblica un lavoro sincero, denso di immagini e riflessioni, che prova ad analizzare ansie e paure per trasformarle in nuovi stimoli. Un modo per ricordare che “ce sta sempe na via pe’ nunn’ essere sulo a stu munno”.
Si potrebbe dire che il cuore narrativo stia proprio nel tema della rinascita e dell’evoluzione. Rinascita che passa dalla solitudine come stato d’animo individuale a quella collettiva di un popolo abbandonato a sé stesso. Evoluzione che spazia dalla passione che isola e consuma, a quella che accende nuove visioni e risveglia lo spirito. Come un guerriero, come Muhammad Ali. Il nuovo progetto discografico di Roberto Colella raccoglie canzoni che raccontano questo tema universale attraverso una pluralità di prospettive, suoni ed atmosfere. Ecco cosa ci ha raccontato in questa nostra intervista.
Dopo dodici anni alla guida de La Maschera, questo è il tuo primo album completamente solista. Che tipo di libertà e di responsabilità ti ha dato affrontare un disco solo con il tuo nome in primo piano?
«Aldilà del dolore iniziale per lo scioglimento, ho vissuto ogni cosa con estrema leggerezza. Ho affrontato la scrittura e la composizione con un senso di libertà profonda, consapevole di voler dare a ogni canzone il vestito che sentivo più adatto alla narrazione. Per il resto, volevo che fosse intenso e sincero, più di ogni altra cosa».
Il titolo dell’album sembra quasi un manifesto umano prima ancora che artistico. In un tempo in cui tanti si sentono smarriti o isolati, quanto era importante per te lasciare un messaggio di possibilità e resistenza?
«Per me è tutto. Credo nel potere ‘terapeutico’ delle canzoni e nella possibilità di lanciare messaggi in musica… messaggi di speranza, di lotta, di resistenza. Così come sono convinto si possa fare intrattenimento anche sensibilizzando su determinate tematiche. E poi, siamo generazioni immerse nell’epoca dello smarrimento. Serve stringere i denti e serve sapere che “la scelta” è sempre una possibilità».
A livello musicale, che tipo di lavoro c’è stato in studio dietro la ricerca del sound da attribuire al disco?
«La ricerca sonora è un lavoro costante della mia vita. Prima, durante e dopo. Volevo creare qualcosa di ‘acusticamente’ diverso dalla produzione precedente. In studio ho avuto la possibilità di confrontarmi con Massimo De Vita, musicista, produttore e amico straordinario. Insieme a lui ho trovato il giusto sound per questo disco. Preziosissimo è stato l’apporto del mio amico Michele Maione, e di Riccardo Schmitt alla batteria!».
C’è un fil rouge tematico che, secondo te, unisce le undici tracce del disco?
«Il desiderio di rinascita, lo scorrere del tempo, la scelta, il viaggio, la lotta e l’accettazione positiva dell’esperienza, bella o brutta che sia».
Nel tuo percorso hai sempre tenuto insieme tradizione napoletana e sguardo contemporaneo. Quanto sono importanti per te la curiosità e la sperimentazione?
«Sono un curioso patologico! La contaminazione è uno degli elementi chiave della musica che voglio da me. Questo perché amo canzoni di varie parti del mondo, strumenti di ogni tipo e perché son cresciuto artisticamente masticando diversi generi. La tradizione napoletana è arrivata molto dopo. Il disco va in svariate direzioni ma si apre con sonorità opposte rispetto a quelle con cui si chiude. Come a voler ricordare l’importanza delle radici e del background culturale che mai potrei dimenticare».
In sintesi, quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgoglioso di “Ce sta sempe na via”?
«La sua ‘luminosità’. Mi trasmette sensazioni che amo».
Per concludere, qual è la lezione più importante che pensi di aver appreso dalla musica fino ad oggi?
«Che ho ancora tantissimo da esplorare. Che ce sta sempe na via per non essere soli al mondo».