Disponibile dallo scorso 2 ottobre il nuovo album del cantautore romagnolo, scopriamone insieme i dettagli

La visione di Samuele Bersani torna ad affascinare e ispirare l’ascoltatore, a sette anni di distanza dalla sua precedente fatica discografica esce Cinema Samuele, uno dei dischi più attesi dell’anno da parte del pubblico affamato di qualità e contenuti. Nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, l’artista ha presentato a Milano questo suo noto album in studio. Un ritorno importante, di quelli che vengono accolti con piacere, come non è nemmeno scontato che sia, considerando la velocità con la quale viene fruita la musica oggi. La poetica dell’artista resta attuale, fedele e comprensibile a più generazioni, in un lavoro che potremmo definire a metà tra una rinascita personale e una bella conferma artistica. La ricerca musicale è protagonista delle dieci tracce in scaletta, considerate come sale di un cinema che trasmette storie senza tempo, vicine all’attuale contesto sociale ma non lontane dal modo di pensare di ieri.

«L’idea del titolo è arrivata ragionando sulla più grande forma di complimento che mi sia stata rivolta negli anni – racconta il cantautore – ricordo una volta durante un firmacopie, una ragazza mi disse che per lei scrivevo dei piccoli cortometraggi per non vedenti, una frase che ho trovato commuovente. E’ anche vero che ho la fortuna di vederci, ma io le canzoni tendo ad ascoltarle sempre ad occhi chiusi. La speranza è che lo schermo si illumini attraverso ciò che ho scritto, ho impiegato circa due anni e mezzo per comporre le tracce. Nel tempo che ha preceduto l’entrata in studio ho vissuto un momento di difficoltà, come può capitare a tutti quelli che lavorano con la creatività, e non nemmeno la prima volta che mi capitava in questi quasi trent’anni di carriera. Un momento privato che mi ha impedito, impoverendomi e spegnendomi, di riuscire a scrivere anche una semplice lista della spesa».

Cinema Samuele | Tracklist

  1. Pixel
  2. Il tiranno
  3. Mezza bugia
  4. Il tuo ricordo
  5. Harakiri
  6. Le Abbagnale
  7. Con te
  8. Scorrimento verticale
  9. L’intervista
  10. Distopici (ti sto vicino)

Il risultato è un disco vivo, ricco di scene evocative e sentite, che ricreano quello stesso sentimento di immedesimazione tipico delle pellicole cinematografiche. Ad anticipare questa ispirata saga musicale è “Harakiri” (qui la nostra recensione), singolo che ha destato sin da subito interesse da parte del pubblico, degli addetti ai lavori e di molti colleghi (belle le parole di Cesare Cremonini, Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta e Niccolò Fabi). Tra i brani più emozionanti presenti in scaletta, spicca “Il tuo ricordo”, pezzo carico di speranza in cui il presente ha la meglio sul passato. In linea generale, il lieto fine è un po’ il fil rouge che unisce l’intero ascolto, coinvolgendo lo spettatore in una narrazione sia introspettiva che universale, senza etichette e pregiudizi, proprio come accade nell’elogio dell’amore universale intitolato “Le Abbagnale”. C’è spazio anche per il tema dell’incomunicabilità in “Mezza bugia” e “Con te”, mentre si analizza il contemporaneo malessere sociale ne “Il tiranno” e nella traccia di apertura “Pixel”.

Si parla del sopruso del più forte verso il debole ne “L’intervista”, nel quale si ironizza sul comportamento spocchioso adottato da un certo tipo di personaggi musicali del momento nei confronti dell’interlocutore giornalista, così come si sviscerano la dipendenza da schermo e il consumismo digitale in “Scorrimento verticale”. Infine, ecologia e distanziamento emotivo sono gli ingredienti alla base di “Distopici (ti sto vicino)”, lungimirante analisi scritta in epoca pre-lockdown. Proprio come rappresentato nella bellissima copertina realizzata dal talentoso art director Paolo De Francesco, la testa di Samuele Bersani è un complesso edificio pieno zeppo di appartamenti, ciascuno con la propria storia e con il proprio vissuto.

«Ho lavorato proprio tanto – conclude l’artista – credo che le cose possano prendere ulteriore forma rispetto a quando sembra già che ce l’abbiamo. Volevo scrivere le storie che ho scritto, mi è servito per uscire dal periodo che stavo vivendo in cui mi sono ritrovato a pezzi, un po’ alla volta ho cominciato a ricomporre il mio mosaico. Ho sempre creduto nell’amore, invece poi le cose sono crollate e ho dedotto che gli unici “En e Xanax” che conosco sono i miei genitori che stanno insieme da sessant’anni. Questa constatazione mi ha dato forza pensando a loro, ma mi ha tolto tanto pensando a me. Da lì dovevo ripartire. Più che sensitivo, mi reputo sensibile… per me i sentimenti sono centrali, in certi periodi posso fare a meno di di scrivere canzoni, ma non posso rinunciare a stare bene in amore, è più forte di me».

Ascoltando questo disco si ha come la certezza che dal buio si può tornare a vedere la luce, che la vita prevale sul malessere e che anche da una condizione di disagio può venir fuori cotanta bellezza.

Acquista qui l’album |

The following two tabs change content below.

Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.