Sanremo Reloaded, sulle tracce de “L’assurdo mestiere” di Giorgio Faletti
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “L’assurdo mestiere“, canzone presentata al Festival da Giorgio Faletti nel 1995.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce de “L’assurdo mestiere” di Giorgio Faletti
Una luce bianca illumina l’ombra di Giorgio Faletti sul palco dell’Ariston mentre con assoluta onestà ammette di essere solo un uomo e di non essere capace di fare i conti con la morte che come tutti prima o poi si aspetta. Ma anche questo fa parte della vita, definita come “L’assurdo mestiere”.
Si chiama così il brano con cui Faletti si ripresenta al Festival di Sanremo soltanto un anno dopo aver sfiorato la vittoria con quel capolavoro di “Signor tenente”, secondo dietro Aleandro Baldi con “Passerà”. Siamo nel 1995, Pippo Baudo conduce per l’ottava volta la kermesse vinta dal brano cult “Come saprei” che lancia definitivamente la carriera di Giorgia. Tra le nuove proposte trionfano i Neri per Caso che battono Massimo Di Cataldo e un giovane destinato a un travolgente successo: Gianluca Grignani. Tra tutte le canzoni in gara, però, quella dal significato più profondo è proprio il brano scritto e composto da Faletti che lo stesso anno gareggia anche come autore per Gigliola Cinquetti, quattordicesima con “Giovane vecchio cuore”.
Un brano poetico che parla di vita, di amore e di fede. Parla di un uomo che ringrazia Dio per averlo messo al mondo; lo ringrazia per le storie eterne dei cartoni animati, per il disegno allegro della pipì sulla neve, per le carezza di suo padre e di sua madre, per le linee della mano diventate rughe sotto gli occhi. Per queste e molte altre cose ringrazia, per altre perdona. Perdona Dio per non averlo fatto alto e biondo ma stupido e vero con l’eterna paura dell’uomo nero. Il pezzo non ottiene il successo meritato e si classifica dodicesimo su ventitré ma nelle frasi, spesso in rima, del suo testo è racchiuso tutto il senso della vita che Faletti accetta per come è con la sua crudele mutevolezza.
Da un punto di vista musicale, la canzone è sulla stessa onda di “Signor Tenente” ma con venature più pop e melodiche che si riscontrano nella prima strofa e nei ritornelli mentre nella seconda strofa ritroviamo la natura recitativa. Fil rouge è un arrangiamento che elimina il superfluo e crea con il coretto e gli archi l’atmosfera toccante di un commovente inno alla vita. «Mentre decidi se son buono o son cattivo fa’ che la morte mi trovi vivo e se questo avverrà, io ti prometto che mille e mille volte ti avrò benedetto. E se per caso non ci sei, come non detto», si rivolge a Dio Giorgio Faletti. La morte l’ha colto prima del tempo quando aveva ancora molto, moltissimo da dare, e non lo so se sarà andato verso la notte con il passo calmo del seminatore come canta nella canzone. So che in questo assurdo mestiere c’è sangue, c’è fatica, ma è così che va la vita.