Sanremo Reloaded, sulle tracce di “A bocca chiusa” di Daniele Silvestri

A bocca chiusa Daniele Silvestri

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “A bocca chiusa, canzone presentata al Festival da Daniele Silvestri nel 2013.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “A bocca chiusa” di Daniele Silvestri

Ricordo il silenzio tombale di duecento persone assorte e concentrate per il gran finale in quella sala del cinema. Delia esce dalla cabina elettorale dopo aver votato per la prima volta in quello storico referendum in cui l’Italia ha scelto la repubblica, il marito Ivano si avvicina minaccioso, ma viene bloccato da tutte quelle donne che non si fanno tarpare le ali.

Tutte quelle donne che mostrano la loro bocca cucita perché non ne hanno bisogno, perché riescono comunque a far sentire la propria voce. In sottofondo Daniele Silvestri canta “A bocca chiusa” e in quel silenzio, mentre cominciano a scorrere i titoli di coda del capolavoro di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” del 2023, inizio a cantarla commosso pure io, ricordando uno dei miei Festival di Sanremo preferiti, quello del 2013.

Avevo dieci anni, ma me la ricordo come se fosse ieri l’esibizione di Silvestri, al suo quinto Sanremo di sei dopo i successi di “Salirò” nel 2002 e “La paranza” nel 2007, con quel meraviglioso brano piano e voce. Un brano pop d’autore in cui l’orchestra lascia spazio a un canto sincero con qualche accenno di dialetto romanesco, un canto popolare che inneggia coraggiosamente al diritto di manifestare per i diritti. Ricordo Daniele al pianoforte con accanto Renato Vicini, storico interprete della lingua dei segni, che traduce per i sordomuti il testo, mettendo in luce chiaramente il senso del pezzo.

Un pezzo che dimostra la possibilità di fare rumore e lottare anche restando in silenzio. Ricordo l’orchestra che partecipa, interpretando a sua volta un frammento del testo nella lingua dei segni e lui che si alza per l’ultima parte della canzone al grido di: «Guarda quanta gente c’è che sa rispondere dopo di me a bocca chiusa».

In quel Festival, condotto dal direttore artistico Fabio Fazio in coppia con l’immancabile Lucianina Littizzetto, il Festival vinto da Mengoni con il brano cult “L’essenziale”, quello della hit “Sotto casa” di Gazzè e dei Modà che si immaginano come sarebbe se si potesse non morire, Silvestri ricorda a tutta Italia – immaginando un ipotetico sciopero dei lavoratori in via Merulana – che partecipazione è libertà come ci insegna Gaber, ma è anche resistenza.

Senza scudi o armi per difendersi, senza santi a cui rivolgersi, soli con mezzo sogno in tasca e questa lingua in bocca. Come Delia, come tutti quelli che protestano perché le cose cambino, perché l’Italia non rimanga mai indietro. «E se mi tagli pure questa io non fermo, scusa, canto pure a bocca chiusa».

Scritto da Francesco Costa
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