Sanremo Reloaded, sulle tracce di “La bottega del caffè” di Alberto Camerini
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo de “La bottega del caffè“, canzone presentata al Festival da Alberto Camerini nel 1984.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce de “La bottega del caffè” di Alberto Camerini
Due amanti, anzi direi piuttosto due amici con benefici, si svegliano la mattina e bevono insieme un caffè che riaccende il loro amore. «Ti ricordi la bottega del caffè?», chiede uno all’altro, riferendosi all’opera teatrale di Goldoni. Ma “La bottega del caffè” è anche il titolo della canzone con cui Alberto Camerini partecipa al Festival di Sanremo per la prima e ultima volta.
Corre l’anno 1984, Pippo Baudo conduce mentre a Gianni Ravera è affidata la scelta delle canzoni tra cui lo straordinario successo di “Ci sarà”, di Albano e Romina, che trionfa a mani basse. È l’anno di Fiordaliso con “Non voglio mica la luna” e della rivelazione dell’anno, Eros Ramazzotti, che vince tra i giovani con l’inno “Terra promessa” e inizia il suo glorioso cammino.
E Camerini? Camerini, che arriva da anni in vetta alle classifiche grazie alle sue hit come “Rock’n’roll robot”, si deve accontentare del sedicesimo posto su venti partecipanti con un brano orecchiabile che rispecchia perfettamente il suo stile pop elettronico. Il pezzo, scritto e prodotto dall’artista stesso insieme a Piero Bravin, si apre con un fischio di inizio come una partita di calcio e in un attimo sembra di essere in Brasile, a San Paolo, la città in cui è nato e ha vissuto i primi undici anni della sua vita.
Le sonorità richiamano, infatti, in parte, le sue origini carioca, unendole all’elettronica tipica degli anni Ottanta, senza farsi mancare un pizzico di world music. Il tutto al servizio di un testo in cui, invece di dirgli che ha un’idea come Annalisa in “Mon amour”, al garçon chiede un caffè e cita Arlecchino. Non per altro, indossa una variopinta canotta a figure geometriche che richiama proprio l’allegria del carnevale e i colori della samba, parola pronunciata con accento vagamente portoghese.
Colorata e sopra le righe è anche la performance, arricchita dagli immancabili balletti di Alberto Camerini che ammicca guardando dritto in camera e ancheggia muovendo le gambe quasi come se stesse giocando con un pallone che non c’è. È vero che il brano non ottiene il successo sperato e non verrà mai ufficialmente pubblicato in un album fino al 1995, ma rimane comunque una delle canzoni più giocose di quel Festival. Una canzone che non è invecchiata e ti spinge ancora oggi, ascoltandola dopo oltre quarant’anni, ad accendere la vita e ballare questo ritmo di samba e caffè.