Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Le notti di maggio” di Fiorella Mannoia

Le notti di maggio Fiorella Mannoia

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Le notti di maggio“, canzone presentata al Festival da Fiorella Mannoia nel 1988.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Le notti di maggio” di Fiorella Mannoia

Ci sono canzoni con cui si può parlare e voci che vanno al cuore come quella di Fiorella Mannoia che torna al Festival di Sanremo nel 1988 dopo il grandissimo successo dell’anno precedente con l’inno femminista “Quello che le donne non dicono” e si aggiudica per il secondo anno consecutivo il premio della critica. Dalla penna di Ruggeri passa a quella di un maestro come Ivano Fossati che le regala “Le notti di maggio”, una raffinata perla pop d’autore che si classifica decima, meno immediata di altri brani storici con cui partecipa alla kermesse come il debutto di “Caffè nero bollente” nell’81 e “Come si cambia” nell’84 o le più recenti “Che sia benedetta” con cui sfiora la vittoria nel 2017 e la latineggiante “Mariposa” nel 2024, ma più poetica e introspettiva.

Nel testo, trasudante di malinconia, Fiorella tenta di comunicare in note con una persona che ha amato e poi perduto in una notte di maggio che sussurra voci che fanno male al cuore. Sa già che non servirà a nulla perché non basta una canzone per lasciarsi andare, perché questo amore viaggia spedito sul treno del ritorno, ma vuole comunque esprimere quello che sente, delineando le cause della fine di questa relazione. «Io conosco la mia vita e ho visto il mare e ho visto l’amore da poterne parlare», canta nel primo ritornello. Ma nel secondo, mentre il ritmo della ballata si sta via via intensificando insieme alla tonalità vocale dell’interprete, emerge una verità tanto dilaniante quanto necessaria: «E conosci la tua vita, ma non hai visto il mare e non hai l’amore per poterne parlare». Le divergenze sono dunque troppe per continuare.

Tutto questo lo canta in un brano che unisce la tradizione della canzone d’autore italiana a sfumature pop-rock sofisticate con un arrangiamento dinamico e avvolgente e la melodia caratterizzata da ampi respiri permette alla Mannoia di fare suo il testo costruendo un momento toccante di intimità. Un momento in cui realizzare che se l’amore è finito non tornerà e non si può pensare di riportarlo in vita con una canzone in una sera di maggio che ferisce. Se non altro, però, questa canzone diventa l’occasione per ricordare quello che è stato. «Nelle notti come questa che ci si può aspettare? Se non una canzone per farsi ricordare da te, per farsi ricordare da te». 

Scritto da Francesco Costa
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