Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Le ore piccole” di “Neffa”
Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa
Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Le ore piccole”, presentata al Festival da Neffa nel 2004.
Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.
Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Le ore piccole” di “Neffa”
Mancano solo le luci soffuse, il fumo così fitto da rendere indistinguibili i volti degli spettatori, qualche tavolino come ai primi Festival tenuti al Casinò e il Teatro Ariston si trasforma in uno di quei locali jazz della New Orleans anni cinquanta che si vedono nei film. Ma non siamo nella festante Louisiana del secolo scorso, siamo al Festival Sanremo del 2004 e sul palco c’è Neffa con “Le ore piccole”.
Sulla cresta dell’onda da otto anni, complice il successo di hit come “La mia signorina”, partecipa alla gara per la prima volta (ci tornerà soltanto nel 2016, venendo eliminato con “Sogni e nostalgia” ) e lo fa nell’anno più sfortunato per la kermesse, addirittura battuta negli ascolti dal Grande Fratello. Oltre a lui, a Pappalardo e a Mietta, l’unico artista conosciuto al pubblico generalista è Marco Masini che trionfa con “L’uomo volante”.
Tutti gli altri sono emergenti perché le case discografiche, in guerra con il direttore artistico Tony Renis (aiutato dal neo ministro del turismo Mazzi), hanno deciso di boicottare l’edizione condotta con impegno da Simona Ventura. Soltanto gli artisti non rappresentati dalle major riescono a partecipare e tra questi c’è Neffa che si classifica nono su ventidue partecipanti con un brano tanto breve e immediato (dura meno di due minuti e mezzo) quanto complesso e di nicchia.
In un’epoca dominata dal pop, Giovanni adatta l’hip hop e l’urban di cui è figlio allo swing di una ballata jazz ironica e scanzonata come la sua interpretazione. Il testo racconta la fine di una storia d’amore, ma lui, al posto di struggersi, fa le ore piccole e si compiace di avere finalmente il tempo per pensare soltanto a sé. Lontano dalle liti di coppia, con la barba che cresce, non risponde più al telefono e non si cura del fatto che gli amici non gli credano, senza di lei sta troppo bene.
Caratterizzata da un ritmo in 4/4 tipico dello swing, la canzone si contraddistingue per un uso sapiente dei fiati e del contrabbasso. L’arrangiamento dell’orchestra è monumentale, ma non sovrasta la voce di Neffa morbida e confidenziale. L’atmosfera che trasmette è spensierata, ma leggermente malinconica. Cantando, ispira naturalezza, la stessa naturalezza con cui, prima dell’ultimo ritornello, sveste i panni da maschio alfa che non si lascia scalfire dalle pene d’amore e ammette che ci sono momenti di sofferenza. Ci sono momenti in cui non sa dire che cosa gli succede, ma resta senza orgoglio e pensa: «quanto ti vorrei». Anche se ha ripreso la routine di sempre e non c’è niente che cambierebbe, a volte sente la mancanza della sua lei perché anche Neffa è umano.