Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Sarà per te” di Francesco Nuti

Sarà per te Francesco Nuti

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da rivivere. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Sarà per te”, presentata al Festival da Francesco Nuti nel 1988.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Sarà per te” di Francesco Nuti

«È per te ogni cosa che c’è ninna na ninna eh», canta un romantico Jovanotti nel 1999, pochi mesi dopo la nascita della figlia Teresa, a cui dedica il brano. In pochi se lo ricordano, ma undici anni prima, sul palco del Festival di Sanremo del 1988, quello vinto da Ranieri con l’immortale “Perdere l’amore”, il presente di Lorenzo è declinato al futuro in un pezzo dolce e d’atmosfera che si chiama proprio “Sarà per te”. Scritto dal cugino architetto Riccardo Mariotti, a interpretarlo è un attore tanto conosciuto (è stato anche premiato con il David di Donatello) quanto tristemente dimenticato e accantonato, che si cimenta per la prima e unica volta seriamente nel mondo della musica, sperimentato solamente per le canzoni dei suoi film: Francesco Nuti.

A condurre l’edizione, diretta artisticamente dall’habitué Gianni Ravera, ci sono Miguel Bosé e Gabriella Carlucci. È l’anno dell’ennesimo secondo posto per Toto Cutugno, l’anno di roboanti successi come “Andamento lento” di Tullio De Piscopo e “Mi manchi” di Fausto Leali, l’anno di una incantevole Anna Oxa di blu vestita per “Quando nasce un’amore” e di una ritmata Mannoia con “Le notti di maggio” e Nuti si presenta, sparigliando le carte in tavola, raggiungendo un discreto dodicesimo posto su ventisei partecipanti. Lo fa con una ballata classicissima, rifatta anche da Mina, ebbra di un sentimento puro, quello della paternità.

A differenza di Jova, però, Francesco omaggia con tenerezza un figlio non ancora nato. Si immagina come sarà diventare padre, già consapevole che se e quando accadrà – e accadrà proprio nel ’99 quando nasce la sua bimba – tutta la sua vita cambierà, tutto sarà per lei. Se ha sbagliato e riprovato, se il suo cuore batte di un amore incondizionatamente inscalfibile, se tutto quello che è stato è stato, sarà per lei. Nonostante le tecnica vocale non sia il suo forte e l’emozione lo paralizzi fino a raggiungere un crampo al polpaccio, Francesco Nuti all’Ariston non sfigura affatto e non risulta ruffiano perché interpreta quelle parole con una teatralità schietta e autoironica come quando durante il ritornello fa un gesto con la mano, indicando il suo stesso stupore per una nota presa perfettamente.

Nuti con quel brano emoziona. Emozione che si triplica quando a cantarlo è sua figlia Ginevra in duetto con Marco Masini, che già lo ha scelto per la serata delle cover al Festival del 2015, durante una puntata di “Domenica in” del 2021. La canzone di Nuti rivive nella voce della figlia, quella figlia che a Sanremo nell’88 era soltanto un sogno, un sogno che ora è diventato realtà. 

Scritto da Francesco Costa
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