Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Un vento senza nome” di Irene Grandi

Un vento senza nome Irene Grandi

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Un vento senza nome, canzone presentata al Festival da Irene Grandi nel 2015.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce di “Un vento senza nome” di Irene Grandi

Si respira nell’aria un vento senza padrone, senza governo. Si respira un vento di cambiamento che attraversa l’inverno e libera una donna da una vita che non le appartiene più, portandola con sé lontano da quel che non è giusto. Di rivalsa e rinascita femminile parla “Un vento senza nome”, la ballata con cui Irene Grandi si presenta al Festival di Sanremo nel 2015 a distanza di cinque anni dal successo (siglato dall’ottavo posto) di “La cometa di Halley” e di ben quindici anni dalla medaglia d’argento con la sua canzone manifesto “La tua ragazza sempre” scritta da Vasco e Curreri. Ai due maestri si affida anche per “Finalmente io”, il brano con cui calca il palco dell’Ariston nel 2020, quel palco che conosce per la prima volta nel 1994 quando arriva quarta tra le nuove proposte con “Fuori”.

In ogni sua partecipazione porta l’energia rock che la contraddistingue ma nell’anno del primo Festival condotto e diretto artisticamente da Carlo Conti – il Festival vinto da Il Volo con il loro grande amore che lascia un Nek in grande spolvero al secondo posto, il Festival di Arisa che co-conduce sotto effetto di medicinali con tanto di ringraziamento al suo dottore e di Giovanni Caccamo che trionfa tra i giovani – Irene Grandi sceglie di svelare il suo lato più delicato con una canzone caratterizzata da un morbido crescendo. Di diretto e potente, d’altronde, c’è già il testo scritto dalla stessa artista per omaggiare tutte quelle donne che hanno il coraggio di riprendersi la propria autonomia scappando da una relazione che non le valorizza e spronare tutte quelle che ancora non ci riescono a librarsi leggere nel cielo. Con un messaggio del genere, non serve nient’altro se non una produzione tenue che accentui l’intensità dell’interpretazione come quella costruita dall’arrangiatore Saverio Lanza (già autore e producer per Biagio Antonacci, Piero Pelù ecc).

Il brano si apre e si chiude con le note di pianoforte create dal mitico Stefano Bollani, in mezzo si staglia un ricchissimo tappeto sonoro esaltato dall’orchestra fino all’esplosione sempre piuttosto sobria e dell’elegante dell’assolo di chitarra elettrica finale arricchito dai vocalizzi della cantante. Una Irene Grandi matura che non si cura delle classifiche, si posiziona infatti dodicesima e non vende molto, ma si concentra sulla qualità, riuscendo a coniugare la precisione vocale a una toccante interpretazione. «Non sei più tornata, sei stata di parola. Non ti sei fermata, con il vento sei volata via», canta nel ritornello e sono sicuro che ascoltando queste parole ci sono donne che hanno trovato la forza per seguire “Un vento senza nome” e tornare a respirare.

Scritto da Francesco Costa
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