A tu per tu con il cantautore lombardo, in uscita con il coinvolgente singolo “Quando tutto finirà

La musica ha un potere salvifico, il suo ruolo terapeutico ci accompagna sempre, dalla semplice giornata storta ad un momento così delicato e inedito come quello che stiamo vivendo da qualche settimana a questa parte. Si intitola “Quando tutto finirà” il toccante brano composto da Simone Tomassini (qui la nostra precedente intervista), una dolce ninna nanna pensata per sua figlia Charlotte, ma in realtà dedicata a ciascuno di noi, in preda alle nostre fragilità e alle nostre paure, disarmati da un momento storico che mai avremmo immaginato di poter vivere. Questo meraviglioso brano, in rotazione radiofonica dallo scorso 1° aprile, è stato scritto istintivamente a quattro mani con Fernando Coratelli e arrangiato, rigorosamente a distanza, da Alessandro Cirone per l’etichetta Cello Label. In occasione dell’uscita di questo emozionante singolo, abbiamo raggiunto via Skype il cantautore lombardo.

Ciao Simone, bentrovato. E’ un piacere rivederti, seppur virtualmente, in questa situazione un po’ surreale. A proposito di quello che stiamo vivendo, vorrei cominciare parlando con te di bellezza, il compito della musica forse è proprio questo, trasformare il brutto in bello e tu ci sei riuscito perfettamente con “Quando tutto finirà”. Mi racconti com’è nata questa toccante canzone?

«E’ nata non appena sono tornato dal tour in Argentina, calcola che era il 15 marzo, quindi qui la quarantena era già partita. Sono andato a prendere mia figlia e una delle prime cose che mi ha detto è stata: “Papi, quando tutto finirà mi porti col camper al mare?”, questo è stato il suo primo pensiero, il desiderio che le è venuto spontaneamente pensando a quando tutto questo finirà. Niente, siamo andati a dormire, di notte mi sono svegliato all’improvviso e ho cominciato a pensarci sopra, perché credo che  in  questo momento siamo tutti concentrati sul presente e nessuno parla del dopo.

Allora mi sono messo al pianoforte, ho chiamato Fernando Coratelli, un amico e autore di romanzi fantastici, con il quale collaboro già da qualche tempo. Abbiamo fatto un conference call e in qualche ora abbiamo scritto il pezzo, alle sette del mattino ho chiamato Alessandro, il mio discografico di Cello Label, mi sono imposto affinché cambiassimo singolo, perché il 31 marzo sarei dovuto uscire con un altro pezzo già programmato, ma come al solito ho stravolto tutti i piani (sorride, ndr). Fortunatamente è piaciuta subito al mio team di lavoro, in poco tempo l’abbiamo incisa ed eccoci qua».

Una cosa me la devi spiegare però, mentre tanti cantanti fanno a gara a chi si spersonalizza di più, scimmiottando nuove sonorità, tu la tua bussola non l’hai mai persa, anzi porti avanti con determinazione il tuo Tomassini-Style, pur sperimentando cose nuove senza restare relegato ad una determinata zona di comfort, bensì mantenendo una tua integrità, preservando quella che è la tua identità. Come riesci a portare avanti il tuo verbo in questa giungla di cose tutte uguali?

«Semplicemente perché… la mia musica la so fare così, poi può piacere o meno, ma non c’è una particolare ricetta, mi metto al pianoforte e quello che esce esce. Quello che secondo me sbagliano molti artisti è inseguire la moda del momento, io non ho mai cambiato la mia natura. Sai quante “pippe mentali” ci siamo fatti inizialmente per questo brano? Pensare di pubblicare un singolo solo piano e archi, senza batteria, precludeva nei nostri pensieri la possibilità che le radio potessero prenderci in considerazione, mentre posso assicurarti che ci chiamano in continuazione per mandargli il pezzo.

Questo vuol dire che alla fine abbiamo ragione noi, altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno di Adele, così come anche Tiziano Ferro, uno dei suoi ultimi pezzi di successo è totalmente piano e voce. Non appartengo alla scuola di chi cerca il successo a tutti i costi, questo è un pensiero che non mi è mai appartenuto, un concetto che non ho mai sopportato in realtà, a maggior ragione adesso, con la mia età e con quello che sono diventato. Non ne ho voglia, piuttosto che le mode voglio rincorrere soltanto la mia musica».

Potremmo definire “Quando tutto finirà” come una dolce ninna nanna, tu l’hai scritta per tua figlia, ma in realtà credo si rivolga anche e soprattutto a noi grandi, che in questo momento abbiamo abbassato le nostro difese e, forse, siamo tornati un po’ tutti bambini. Peter Pan diceva che bastano pensieri felici per poter volare, ecco: se dovessimo trovare dei lati positivi in questa situazione, in cosa li individueresti? 

«Innanzitutto il lato positivo è che siamo tutti a casa, protetti tra le nostre mura e con le nostre cose. Abbiamo sicuramente il tempo per approfondire e notare cose che magari prima ci sfuggivano. Ci sono aspetti che proprio in questo momento andrebbero rivalutati, secondo me dovremmo imparare proprio dai bambini, perché questo che ci sta capitando è un momento magico, lo so che può sembrare esagerato, ma ognuno di noi può riscoprire il valore e la meraviglia delle cose che ha attorno. Ad esempio in questi giorni ho imparato a fare il pane, perché la routine quotidiana ci risucchia talmente tanto al punto da farci perdere determinate  abitudini».

Per concludere, oltre ai buoni propositi elencati nella tua canzone, qual è la prima cosa che farai di concreto quando tutto questo sarà finito?

«Vorrei rivedere un po’ di amici che non vedo da diverso tempo, ti dico la verità, mi piacerebbe fare una bella rimpatriata con loro. In più, mi manca poter fare una bella passeggiata sul lago, è un posto speciale dove ogni tanto mi rifugio di notte ad ascoltare i pezzi magici, sicuramente “Quando tutto finirà” sarebbe stata una di quelle canzoni. Il mio augurio più grande è che le persone comprendano che non è importante essere migliori, basta cambiare semplicemente qualcosa, eliminare magari il superfluo, valorizzare le cose davvero importanti».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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