Solchi, parliamo de “L’improbabile piena dell’Oreto” di Dimartino
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “L’improbabile piena dell’Oreto” di Dimartino. A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste e he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con “L’improbabile piena dell’Oreto” di Dimartino pubblicato da Sony nel 2026.
Solchi, parliamo de “L’improbabile piena dell’Oreto” di Dimartino
Antonio Dimartino si riappropria della sua carriera solista dopo il fortunatissimo sodalizio con l’amico Colapesce: fine con le classifiche, nessun raggiungimento da mirare se non l’amore per la canzone, basta ascoltare “L’oro del fiume”, c’è un contatto che va direttamente alla natura, non solo in senso figurativo ma proprio all’essenza dell’artista siciliano, “Anche dentro un pozzo nero, può riverberare il cielo”… poesia.
Archi, suoni che arrichiscono le canzoni, tutto vero, tutto ponderato, tutto all’osso delle composizioni che sono davvero splendide. “Contemplare il cielo attraverso le dita” ricorda vagamente la scrittura mai dimenticata del grande Endrigo, che nel suo essere poco ricordato, almeno quanto dovrebbe, viene a galla nelle venature di questi cantautori. Qui c’è l’amore per i bambini nella sua forma più totale.
Si passa veloci anche se il disco è pacato, ad altre bellezze rare come “Meravigliosa incoscienza” e “Gusci vuoti”.
C’è un tocco deciso di Brasile in “Agua donde vas” mentre “Conrad” (traccia strumentale ) prende ispirazione dall’immenso capolavoro “Cuore di tenebra”. Si chiude con “Storia della mia rabbia” e l’album è scivolato via in meno di 37 minuti. Oggi che tutto corre è di buon auspicio cercare nella propria giornata 37 minuti, ci potete riuscire? So che è dura ma…sarà fantastico. Grazie Dimartino.