Solchi, parliamo di “Calcinacci” di Fulminacci
Il fascino del vinile, tra scoperte e riscoperte musicali: parliamo di “Calcinacci” di Fulminacci. A cura di Marco Baroni
In un’era digitale, dove tutto è a portata di clic, il vinile resiste come un simbolo di autenticità, passione per la musica e rimane un oggetto prezioso, capace di raccontare storie attraverso i suoi solchi incisi.
In questa rubrica, Marco Baroni ci guiderà in un viaggio attraverso i solchi di vinili che hanno fatto la storia, esplorando non solo i classici intramontabili, ma anche le gemme nascoste ec he meritano un posto d’onore nelle collezioni degli appassionati.
Ogni settimana, esploreremo insieme dischi leggendari che hanno segnato la musica italiana, tra rarità dimenticate e indiscussi capolavori, riscoprendo il piacere di un ascolto autentico e senza tempo.“Solchi” è il luogo dove la musica torna a vibrare in tutta la sua purezza.
Il nostro viaggio prosegue con “Calcinacci” di Fulminacci, pubblicato da Maciste Dischi nel 2026.
Solchi, parliamo di “Calcinacci” di Fulminacci
Fulminacci, fresco della sua seconda partecipazione a Sanremo, ha pubblicato il suo nuovo album. Mentre “Stupida sfortuna” gira in radio, e il tour nei palazzetti (“Palazzacci”) sta per cominciare, escludendo i singoli già usciti, rimangono una manciata di canzoni nuove, in un disco che mantiene fin troppo salde le caratteristiche del giovane cantautore romano.
Una scrittura sempre diretta, a partire dalla prima canzone “Indispensabile” fino a “Da qualche parte in Italia”, candidato singolo parlando d’amore al telefono. Il feat. con Franco126, nell’unire i due (amatissimi dal pubblico giovanile) non aggiunge molto al mondo eccessivamente retrò, che comincia ad impoverirsi di contenuti, pur rimanendo raffinato nelle sonorità. Stessa cosa per l’altro (non indispensabile) duetto con Tutti Fenomeni.
Altri episodi ripercorrono la stessa strada come “Meno di zero”, e proprio mentre tutto sembra finire nel “ok ma …poteva essere meglio” emergono i colpi di scena con “Tutto bene”, splendida, tra archi leggeri su una sola chitarra, nel parlare di un rapporto alla fine. Subito dietro “Nulla di stupefacente”, altro riquadro di un momento difficile, in una riflessione tra amici. Bellissima.
Nella sua totalità, anche se il guizzo degli esordi è (inevitabilmente) andato, Fulminacci continua il suo percorso adagiandosi un po’, con qualche eccezione di bellezza pura, pur sempre rimanendo tra i migliori in circolazione.