Mecna, Ghemon, Gienvra

Recensione del singolo congiunto che unisce mondi e solitudini

Soli” con le voci di Mecna, Ghemon e Ginevra è su tutte le piattaforme digitali da giovedì 11 febbraio 2021 per Virgin Records, prodotta da Zef. E’ il nuovo singolo di Mecna che non sentivamo dallo scorso ottobre, più precisamente dall’uscita del disco “Mentre nessuno guarda” (qui il link all’articolo in cui ne parlavamo),  dove si era già vista la collaborazione con Frah Quintale, Izi e Madame. Con “Soli“, però, Mecna vuole alzare ancora l’asticella.

Già dal primo ascolto si percepisce la voglia di esplorare nuovi mondi musicali, di uscire fuori dalla sua zona di comfort per addentrarsi in un mood sempre più soul e meno hip hop, grazie all’aiuto di Ginevra ma soprattutto di Ghemon.

C’è una capacità comunicativa unica seppure sia palpabile la differenza artistica dei tre. Mecna apre con parole chiare e dirette, cantando una melodia perfettamente dentro il mondo urban, ammorbidito da Ghemon che frulla il tutto con un po’ di indie, per arrivare al ritornello cantato da Ginevra, la “cugina” di Elisa e “sorella” della Michielin ma che non ci risparmia una personalità palpabile seppur senza originalità vocale se non nella post produzione artistica.La seconda strofa si apre con il rap di Mecna che si prende 20 secondi per dire tutto quello che deve, prima di lasciare il posto nuovamente a Ginevra. Lo special è nelle mani di Ghemon: nuova melodia e nuova atmosfera, dentro ad una nube di fumo, in mezzo a rimandi asiatici nell’arrangiamento che riportano alla luce il ritornello e Ginevra.

Il “ci sono solo io” più volte ripetuto diventa il leit motiv di “Soli” che, seppure a primo impatto potrebbe sembrare un elogio all’ egocentrismo umano, diventa invece uno specchio sul mondo nella versione trittica dell’interpretazione.

Il tema principale del pezzo è la solitudine, lo stare soli, ma visto sotto tre punti di vista differenti. Se Ginevra mette al centro del racconto la paura, Mecna prende la situazione di petto, senza rassegnazione ma bensì reagendo. Ghemon, che non ci risparmia la sua contaminazione soul, ci regala la sua dolce ed  intima visione del buio della solitudine.

Nel testo si colgono, però, non soltanto le condizioni umane della solitudine ma anche tutto ciò che stare soli ci insegna e ci fa capire come dice in velocità Mecna con “Non ci resta che lasciare il mondo là fuori per essere soli insieme, non essere insieme soli”. “Soli” non ci invita a stare chiusi in noi stessi, ma ci insegna come, in tre modi diversi, si può convivere con la solitudine, in un momento storico in cui la solitudine sembra essere più pericolosa di una pandemia mondiale.

Sono sempre contento quando riesco a fondere mondi diversi in una canzone – ha raccontato Mecna per presentare il brano – Con Ghemon non è la prima volta ma è comunque una novità perché negli anni abbiamo entrambi sperimentato nuove sonorità. Ginevra mi rimanda a tanta musica che ascolto giornalmente è una delle poche in Italia che riesce a tradurla in maniera credibile”. “Soli” è esattamente questo: tre modi differenti di vivere uno stato d’animo per tre mondi musicali apparentemente lontani ma che qui si fondono benissimo, per suoni, pensieri e parole.

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Soli | Testo

Ci sono giorni in cui mi sveglio con la voglia di cambiare tutto
Ma per cambiare tutto
Bisogna stare bene soli
Che poi si muore sempre soli
Ci sono giorni in cui mi sveglio ma mi sembra di essere già stanco
Sul mio letto coi ricordi a fianco
Ormai non siamo più gli stessi
Sia nei modi sia negli interessi
Cresciuti quasi soli, quasi subito
Stanchi di perdere sempre tutto come al solito
Per adesso
Per adesso

Io non aspetto qua
In fondo ho perso già
La via di casa
Na-na-na-na-na, na-na-na
Ma ho ancora in tasca quel biglietto per tornare da te
E questo viaggio ora mi sembra inevitabile
Dovunque vada
Na-na-na-na-na, na-na-na

Ero quasi a terra quando hai detto: “Ciao”
Sento la tua voce in mezzo a questo caos
Sembra una prigione, ma è una super SPA
Con piscina a sfioro ed una vista wow
Mamma mia, ti so a memoria tipo liturgia
Nodo al petto, troppo stretto
Cuore aperto, chirurgia
A volte si è insieme per stare soli
A volte da soli si sta bene
Ho imparato il resto a piccole dosi
Mentre mi toglievo le catene
E ora che mi sfiori
Non ci resta che lasciare il mondo là fuori
Per essere soli insieme
Non essere insieme soli

Io non aspetto qua
In fondo ho perso già
La via di casa
Na-na-na-na-na, na-na-na
Ma ho ancora in tasca quel biglietto per tornare da te
E questo viaggio ora mi sembra inevitabile
Dovunque vada
Na-na-na-na-na, na-na-na

I giorni si ripetono
Ma io distinguo tra le voci attorno
Una che mi chiama verso il fondo
A cui non vorrei più dare ascolto
Stavolta l’ho capito quasi subito
Non voglio andarmene giù di testa come al solito
Per adesso
Per adesso

Io  non aspetto qua
In  fondo ho perso già
La via di  casa
Na-na-na-na-na, na-na-na
Ma ho ancora in tasca quel biglietto per tornare da te
E questo viaggio ora mi sembra inevitabile
Dovunque vada
Na-na-na-na-na, na-na-na

Ci sono solo io
Ci sono solo io
Ci sono solo io

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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