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Le elezioni in salsa musicale: ecco i generi degli italiani

Non solo riaperture totali, concerti con stadi pieni, tormentoni e discoteche: l’estate 2022 è stata, è e sarà una stagione di campagna elettorale sotto l’ombrellone. La caduta del governo Draghi e il conseguente scioglimento delle Camere da parte del Presidente Mattarella ha inevitabilmente portato ad anticipare la chiamata alle urne, che per la prima volta nella storia repubblicana saranno protagoniste al rientro delle vacanze.

Un clima caldissimo, acceso e spesso violento sta infestando televisioni e social. Nel nostro piccolo, tentiamo anche noi di “scendere in campo” (qui altri articoli di argomenti musico-politici), portando un po’ di sana ironia e facendo un disimpegnato parallelo tra le forze politiche candidate alle prossime elezioni e i generi musicali.

Se i partiti politici fossero dei generi musicali – Elezioni politiche 2022 |

PD – RAP: Pro cannabis, antirazzista, antifascista ma soprattutto pieno zeppo di faide interne. I dissing non sono abitudine dell’ultim’ora, le frecciatine social sono all’ordine del giorno ed inoltre è sempre in corso una continua lotta tra generi. I puristi reputano la trap una velenosa contaminazione, c’è chi sostiene l’incastro serrato e chi l’autotune, uniti nell’odio dei rapper che si vendono con i ritornelli pop. Insomma, c’è sempre qualcuno più a sinistra di qualcun altro. Genere disunito, e nella sede del Nazareno ne sanno qualcosa. E non serve risalire ai famosi 101 franchi tiratori di Prodi.

FORZA ITALIA – DANCE: Proprio quella musica che negli anni ’90 veniva ballata da chiunque, e che con ostinazione viene riproposta ancora oggi nelle nostre discoteche senza aggiornamenti. Potrà piacere o non piacere, ma i commenti oscilleranno sempre tra il “questa ai tempi miei era popolarissima” dei maturi e il “di che anno è questa?” dei meno maturi. Ha il pregio di poter essere ballata come meglio credi, è insomma una musica “liberale“.

AZIONE E ITALIA VIVA – INDIE: La musica degli alternativi, quella che ti da un tono. Fra la noia del pop e la brutalità del rap si sceglie il terzo polo, quello raffinato, privo di slogan acchiappa-ascolti a cui tutti, in maniera molto becera, credono.

MOVIMENTO 5 STELLE – GRUPPO RIBELLE: Categoria particolare ma precisa. Sono quel tipo di gruppo che va a Sanremo per fare la mina vagante, per portare il pezzo anticonformista. Lo Stato Sociale nel 2018 che arriva sul podio perchè “basta con le solite canzoni d’amore“, e “finalmente qualcosa di nuovo” è quello che più si avvicina a questa travolgente forza. Il problema è che poi Lo Stato Sociale (non c’è volontà di accanimento) nel 2021 è tornato a Sanremo, ed è arrivato 13esimo. A chi insinua una similitudine col terzo polo, c’è da dire che il gruppo a Sanremo non porta un pezzo del genere per cambiare Sanremo, ma solo perché la gente si è stancata delle melense ballate d’amore.

LEGA – IL TORMENTONE: Quei pezzi che ti restano in testa, che non ti abbandonano mai. Il tormentone ha sempre la stessa attitudine e le stesse immagini, che forse all’inizio non ti convincono. Tuttavia, a forza di sentirlo in macchina, al bar e al bagno dell’Autogrill, entra nel tuo cervello e a volte può farti cambiare idee sull’intero panorama musicale. Naturalmente dà il suo meglio in estate, e può farti sembrare in spiaggia quando invece sei a Palazzo Madama a sfiduciare qua e là.

FRATELLI D’ITALIA – IL FESTIVAL DI SANREMO: Questa era facilissima, un’Italia basata su Dio, patria e Sanremo. Rappresenta la tradizione italiana, e con la gestione Amadeus, è tornato il programma di punta della nostra televisione. La kermesse ligure ai “ma veramente c’è qualcuno che guarda ancora Sanremo?“, risponde con ascolti faraonici e canzoni destinate a diventare iconiche. Menzione d’onore per lo spettatore medio: niente giuria, niente stampa, solo televoto. Il vincitore deve essere scelto dal popolo.

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