mercoledì, Aprile 24, 2024

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Il “Tango” di Tananai per una coppia separata dalla guerra in Ucraina – RECENSIONE

Recensione del brano che Tananai ha presentato nell’ultima edizione del Festival di Sanremo

È stato, per eccellenza, il caso del nostro 2022 musicale. Ultimo a Sanremo, ma poi non si è più fermato sfornando hit su hit, dalla festivaliera “Sesso occasionale” alla recente “Abissale“, passando per “Baby goddamn” e il tormentone “La dolce vita” in collaborazione con Fedez e Mara Sattei. Parliamo ovviamente di Tananai che, quest’anno, ha deciso di tornare subito nel luogo dove tutto è cominciato, con una canzone intensa e profonda, “Tango“.

Netta prosecuzione della svolta intima con “Abissale” |

È un brano in netta continuità con la già citata “Abissale“, in grado di mostrare un Tananai più intimo e maturo rispetto a quello diventato virale grazie a TikTok, ma anche decisamente più impegnato. Anche qui, infatti, al centro c’è un amore sofferto e vissuto a distanza, ma la storia raccontata è quella di una famiglia ucraina che ha visto la propria vita stravolta dalla guerra.

I protagonisti sono Olga e Maxim, due ragazzi ucraini con una figlia – Liza – che hanno vissuto l’ultimo anno a più di 2000 chilometri di distanza. Mentre Maxim è, infatti, rimasto in Ucraina, Olga e la figlia sono, invece, scappate in Italia lo scorso 28 marzo 2022, trovando rifugio nell’abitazione di un signore italiano presso il quartiere Isola di Milano.

Racconto di un amore forte e coraggioso |

Testo e melodia, tra sensibilità e dolcezza, riescono a toccare i tasti giusti per riuscire ad emozionare facilmente l’ascoltatore. L’inizio della guerra viene delineato da un’immagine forse troppo scontata ma, allo stesso tempo, immediata (“Eravamo da me, abbiamo messo i Police, era bello finché ha bussato la police“) e, da lì, il protagonista si chiede se non sia meglio tornare indietro e cancellare il primo incontro con la propria compagna (“Tu fammi tornare alla notte che ti ho conosciuta, così non ti offro da bere e non ti ho conosciuta“) per non vivere tutta la sofferenza che causa un amore vissuto “tra le palazzine a fuoco“.

È un brano che, di primo acchito, potrebbe sembrare un rifiuto dell’amore ma, in realtà, ne è carico. È un amore potente, vero, coraggioso perché ha ancora la forza di sopravvivere nonostante tutto. Nutre ogni giorno il desiderio di ricongiunzione con la propria metà (“Io tornerò un lunedì“) anche se sembra sempre più impossibile (“Ma non è mai lunedì“). Ha ancora la forza di chiedersi “come si salva un amore se è così distante, è finita la poesia” e la risposta arriva nel ritornello: “La tua voce riconosco, noi non siamo come loro“. Significato semplice e lineare: più c’è guerra, più noi cerchiamo di seminare il nostro amore.

Crescita a livello di scrittura e vocale |

Tango” mostra, quindi, un Tananai che non vuole limitarsi solo ai tormentoni dell’ultimo anno, facendosi individuare anche come cantautore che sa trattare con profondità temi difficili come questo. Ma mostra, soprattutto, la sua voglia di crescere e la dimostrazione è nel miglioramento vocale mostrato proprio sul palco dell’Ariston, con esibizioni finalmente precise che denotano un grande lavoro di studio fatto in questo periodo.

Abbiamo un mercato musicale in cui sembra che cantare bene non conti più, tanto si arriva comunque ai primi posti delle classifiche. Lui, invece, non si è adagiato sui suoi numeri e ha avuto l’intelligenza di volersi, e sapersi, migliorare. E, per questo, va ancora di più ammirato.

Ascolta e acquista qui il brano |

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Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.
Nick Tara
Nick Tara
Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.