MANESKIN

Recensione del secondo album d’inediti degli ultimi vincitori del Festival di Sanremo 2021

Teatro d’ira – Vol.I” è il secondo tentativo dopo il fortunatissimo disco “Il ballo della vita“, che ha fatto volare i Maneskin in alto ad ogni classifica di ascolto e gradimento di critica e pubblico. Essendo una prima parte arriverà certamente prossimamente anche la seconda che probabilmente ne calcherà la strada. Le aspettative sono alte. Ci si aspetta sia di trovare una nuova “Torna a casa” (qui il link alla nostra recensione del brano), sia di scoprire il percorso di crescita di questi giovanissimi ragazzi che dopo più di due anni sono di nuovo alla ribalta.

Zitti e buoni

Il brano lo conosciamo tutti perché ha vinto il Festival di Sanremo 2021 sbaragliando la concorrenza e se n’è già parlato approfonditamente (qui il link alla nostra recensione completa). “Zitti e buoni” apre anche “Teatro d’ ira“. Il sound è rock, aggressivo e provocatorio nella musica ma soprattutto nel testo e alza le aspettative nei confronti delle prossime tracce.

Maneskin 2021

Coraline

Eccola la sorella di Marlena nella traccia due di “Teatro d’ ira“. Protagonista del brano è una ragazza col cuore diviso a metà. Coraline porta dentro il mare e la paura della gente. Damiano ne racconta le gesta: la voce del sexy frontman dei Maneskin si mostra con sfumature vocali inedite e racconta la storia in tre momenti.

Una prima parte è caratterizzata da un momento calmo, in cui la chitarra arpeggia e lascia solo spazio alla voce flebile di Damiano che ci porta in un’atmosfera sognante. La seconda parte è rock e affronta il buio della vita di questa ragazza. Sofferenza e rassegnazione escono fuori dalla voce e della musica che cresce e incalza sempre di più. Il finale del brano, che dura ben 5 minuti, ritorna musicalmente e vocalmente all’inizio e chiude il cerchio con delicatezza. “Coraline” è una ballad atipica e fuori dagli schemi classici di un brano mainstream. La matrice rock nella stesura e nello sviluppo armonico e melodico sembra padroneggiare. L’ascolto è fuorviato da un’ incredulità. Questi ragazzi hanno vent’anni eppure sembra di trovarsi davanti ad un mondo musicale ricco di contenuti maturi.

Lividi sui gomiti

L’intro è incazzato: gli stacchi di batteria e il riff della chitarra fanno entrare l’ascoltatore dentro ad un rock che ricorda i primi anni duemila. Accordi aperti che scandiscono la voce di Damiano che torna ai suoi soliti modi vocali. L’ira sembra proprio far da padrona. Il brano è dedicato a chi è cresciuto coi lividi sui gomiti. I coraggiosi sono quelli che soffrono di più ma che non hanno paura di sputare fango senza paura. Il brano è un’arringa di accuse. L’intento sembra quello di mettere a disagio i moralisti ed i falsi buoni che nella vita sanno banchettare assieme per poi tradirsi a vicenda. Questi quattro ragazzi ci stanno vomitando in faccia. Il risultato è una scossa di vita e sincerità che si coglie in ogni momento, complice senza dubbio la registrazione audio in presa diretta che, soprattutto nel rock, restituisce verità e palpabilità musicale.

I wanna be your slave

Continuano le provocazioni e gli urti alla coscienza moralista. Il brano è in lingua inglese e sembra l’unico punto di contatto con il disco precedente nell’approccio ritmico. La melodia viene reiterata a oltranza nelle strofe, seguita dalla chitarra. Qui tutti cercano la redenzione, torna Frida che avevamo già sentito nella seconda traccia. Anche lei finisce nel calderone di tutti quelli che vogliono i loro interessi ma tutti, alla fine, cercano redenzione. Il rock è fatto da giovani anche se adulto. Elementi come lo strumentale finale riportano ad un modo desueto di fare i dischi oggi. Con questo brano si capisce definitivamente che è cambiato tutto: questi ragazzi fanno sul serio e lo stanno facendo bene oltre ogni aspettativa.

In nome del padre

Se siete facili a sentire il prurito alla testa skippate questa traccia. Qua i Maneskin non le mandano a dire. Se fino a questo momento cercavate ancora Marlena o speravate di sapere di più su Coraline lasciate perdere. Rock e cattiveria, parolacce e un pizzico di blasfemia dietro l’angolo. In realtà non si sta offendendo nessuno. Semplicemente Damiano sputa addosso la sua ira contro chi usa la religiosità per nascondere la propria ipocrisia.

In nome del padre” è un manifesto a chi non accetta compromessi e non le manda a dire neanche a “sua santità”. Tra rock incazzato, assoli di basso e chitarra  in perfetto stile rock anni ’90 e una voce che picchia forte anche i muri per rompere le barriere del perbenismo a fine provocatorio, ci si augura che i ragazzini possano tornare a urlare nelle loro camerette con la musica a palla nelle orecchie. Per ricordarci che si sta ascoltando i Maneskin arriva il richiamo ritmico al disco precedente nei due stacchi alla semiminima della batteria sul finale, leit motiv  de “Il ballo della vita“. Voto: 9

For your love

E’ il secondo e ultimo brano in lingua inglese di “Teatro d’ ira“. A tratti dentro al mondo di band storiche come gli Incubus nel dark sound armonico delle strofe. Questa traccia è di un’internazionalità che nello strumentale riesce ad entrare pure dentro al mondo dei Muse dei primi anni duemila. Ancora una volta il solo di chitarra elettrica ci fa scoprire una capacità tecnica di questi ragazzi che stupisce per la loro giovane età e ci fa ben sperare per il futuro della musica di qualità.

La paura del buio

Se prima si era accennato aI Muse qui il richiamo è fortissimo dall’arpeggiato della chitarra iniziale. Grazie alla ritmica che ha una coerenza personale e alla voce di Damiano che non ha bisogno di troppe lusinghe ci si ricorda che si sta ascoltando ancora gli stessi Maneskin di Marlena. “Tornerai da me con le mani giunte” è un’immagine evocativa fortissima che, ripetuta e spinta dalla musica, incalza e travolge l’ascoltatore e riporta ad un nuovo livello questo disco, alzando l’asticella che già era alta. Attenzione al dettaglio, il brano finisce con la voce a cappella di Damiano, che senza alcun patetismo riesce a far emozionare.

Vent’anni

Questo brano ha meritatamente vinto l’ultima traccia di “Teatro d’ ira“, ma non a caso. Seppure lo stile sia coerente col resto del lavoro musicale ascoltato fino ad adesso, non si riesce ad arrivare lontanamente al livello delle altre tracce. La ballad è carina, si percepisce un po’ dell’ira tipica del mood di questi nuovi Maneskin. Il risultato è che fosse giustamente un buon punto di collegamento discografico tra i primi Maneskin e questi nuovi ragazzi che spaccano tutto a mani basse.

Maneskin - Teatro d'ira - Vol. I

Conclusioni

Per concludere è indubbio che se piace la musica, quella fatta con gli strumenti e suonata davvero, con ogni cicatrice e ferita del caso, non si potrà non apprezzare “Teatro d’ ira – Vol.I” che è uno schiaffo in faccia a chi pensa che bisogna andare solo verso i sensi unici. I Maneskin dimostrano con questo disco certamente non facile da ascoltare e da capire a primo impatto che se Marlena è tornata a casa o no importa poco: era solo un modo per prenderci tutti in giro e portarci alla scoperta di un viaggio che può, senza alcun indugio, renderci orgogliosi di avere in Italia oggi un esempio musicale di alto livello musicale e di coraggio. Anche grazie, e questo va detto, alla faccia di questi quattro ragazzi che riuscirebbero a farci piacere anche il sushi al forno con le patate.

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Teatro d’ira | Tracklist e stelline

  1. Zitti e buoni ★★★★★★★½
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  2. Coraline ★★★★★★★☆
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  3. Lividi sui gomiti ★★★★★★★★
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  4. I wanna be your slave ★★★★★★★½☆☆
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  5. In nome del padre ★★★★★★★☆☆☆
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  6. For your love ★★★★★★★★☆
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  7. La paura del buio ★★★★★★★½
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]
  8. Vent’anni ★★★★★★½☆
    [Damiano David, Ethan Torchio, Thomas Raggi, Victoria de Angelis]

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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