Ultimo

Il successo di Ultimo e l’importanza di mettere la musica al centro

Vince la musica. Non si possono che racchiudere in questo concetto i numeri di Ultimo negli stadi (qui la nostra recensione della prima di due date a San Siro, entrambe sold-out). 16 concerti con più di 600.000 biglietti venduti (e 100.000 già staccati nelle prime sei ore di prevendita per le quattro date della prossima estate tra Milano e Roma) per il più giovane artista italiano di sempre in grado di calcare questi palchi.

Successo oggi senza eguali |

Record su record che si affiancano agli straordinari risultati raggiunti nelle vendite e nello streaming. Nel 2021 è stato l’artista presente per più settimane in classifica, e con il suo “Solo” ha messo a segno il secondo miglior debutto per copie vendute, dietro solo a Vasco Rossi. Nello stesso anno, ha raggiunto il miliardo di ascolti su Spotify e, attualmente, tutti i suoi quattro progetti discografici sono ancora nella Top40 degli album più venduti.

Un successo che oggi è senza eguali. Viviamo, infatti, in uno scenario musicale pieno zeppo di artisti che collezionano platini su platini, ma che poi risultano pressoché inesistenti nel mercato fisico e vanno in difficoltà appena si tratta di riempire anche solo piccoli club. Ultimo riesce, invece, a mantenere lo stesso importante status in tutti gli ambiti necessari per giudicare il gradimento del pubblico nei confronti di un artista.

La musica non è un contorno |

A pagare è la scelta di parlare solo attraverso la sua arte. Ed è proprio per questo che con Ultimo vince la musica. Provate, ad esempio, a farvi un giro sui suoi social: non ci troverete nulla che esuli dal suo lavoro, a parte qualche foto con la fidanzata. Nessuna pubblicità o sponsorizzazione, nessun post polemico o messaggio politico, nessun eccesso o strumentalizzazione nel racconto della sua vita privata. L’artista che fa solo l’artista e non ha bisogno di diventare anche personaggio mediatico. La sua è quindi la ricerca di un contatto con il pubblico che sia più umano che digitale: l’amore nei confronti di chi lo segue è più nell’incrocio di sguardi a un concerto che in una storia Instagram.

Una decisione di non apparire dimostrata anche dalle sue centellinate presenze televisive. Dopo l’uscita del suo ultimo album, c’è stata una sola ospitata – nello show “” di Claudio Baglioni per Canale 5 – e peraltro senza pubblicizzare nessuna canzone contenuta nel disco. Stessa sorte anche per la tournèe negli stadi rinviata per due anni a causa della pandemia e che, in questo arco di tempo, non ha ricevuto alcuna promozione in tv. Strategie decisamente in controtendenza con l’attualità, ma che avvalorano ancora di più il risultato finale: Ultimo non ha bisogno di interviste in programmi che poco c’entrano con il suo mestiere per alzare le vendite.

Pensate poi al fatto di non avere uno stylist alle spalle: la musica che torna centrale dopo che, negli ultimi anni, è stata spesso relegata a contorno. La concretezza che vince sull’effimero. Un’altra scelta oggi quanto mai atipica, ma altrettanto emblematica per quello che vuole essere il suo percorso. Perché, secondo lui, ogni cosa in più toglierebbe il focus da quelle che devono essere la priorità per un artista: le canzoni.

La forza delle canzoni |

Io sono le mie canzoni“, canta in “Niente” (qui la nostra recensione). Ultimo ha scelto di vincere solo con quelle, che rappresentano la sua vera forza. Le ha difese quando, a soli 24 anni, ha preso la strada dell’autoproduzione per continuare a portare avanti le sue idee. Difficile pensare che non si sia mai fatta avanti una major discografica, lui ha però optato per un percorso che non l’avrebbe snaturato. E le difende tuttora nel descrivere il suo pianoforte come un “dolce amico” negli anni dei successi composti con un freddo computer.

Si è definito lui stesso “un po’ pazzo” a pensare di poter vincere senza alcun tipo di compromesso. E invece è proprio quello che ha fatto la sua fortuna. Lo sguardo al cantautorato più classico gli consente di avere un seguito più adulto di quello dei suoi coetanei. I ragazzini possono farti raggiungere facilmente i milioni di streaming ma non ti portano negli stadi. Ultimo, invece, con la sua proposta, è riuscito a conquistare chi sentiva il bisogno di vedere un giovane che fugge dalla logica della hit usa e getta. Che scrive canzoni non incastrate in un periodo preciso, ma che possono resistere al tempo ed essere ascoltate anche tra 30 o 40 anni.

È con quelle che lui ha costruito un popolo che si sente accumunato dai suoi stessi valori. Essere “ultimi” significa far parte di un esercito di fragili, incerti, incompresi. Di persone che si sono sentite perdenti ma che poi hanno saputo rialzarsi dai loro fallimenti. Spesso anche illuse perché vogliono realizzare i propri sogni senza scendere a patti con nessuno. Un esercito da cui non ti stacchi mai neanche quando raggiungi la vetta, perchè hai già conosciuto l’abisso e sai di cosa si tratta. Si rimane quindi una “nuvola con i piedi“: toccare il cielo rimanendo con i piedi per terra.

Forte identità |

Spesso a Ultimo è stato rimproverato di essere troppo ancorato al passato e di proporsi in modo sempre un po’ troppo simile a sè stesso. Ma chi l’ha criticato per questi motivi non ha mai pensato che è decisamente meglio somigliare a sè stessi che agli altri.

In un mondo di copia-incolla, la cifra stilistica di Ultimo si distingue spiccatamente. È forte, precisa, definita. Raramente si è vista in passato un’identità già così compiuta e matura a soli 26 anni. Senz’altro spesso riconoscibile e poco innovativa, ma tra i giovani oggi è solo sua.

In conclusione |

Non possiamo dirvi con certezza se un giorno potremo collocare Ultimo tra i più grandi della musica italiana. Ha soli sei anni di carriera e dirlo già oggi significherebbe mettergli un peso troppo grande sulle sue spalle. Con l’esperienza però potrà soltanto crescere e le possibilità per entrare nell’Olimpo ci sono tutte.

Le vediamo nei risultati già ottenuti e nelle sue idee così fuori dagli schemi. Ma, soprattutto, nella sua penna in cui non è difficile, per chi ama un certo tipo di cantautorato, ritrovare la capacità di Battisti nel mettere le emozioni al centro, il lirismo di Venditti, il gusto melodico di Baglioni e la fragilità di Vasco. Caratteristiche che lui attualizza mischiandole, ad esempio, con la rabbia del rap.

Il tempo ci dirà se saprà essere all’altezza dei nomi menzionati ma, comunque vada, sappiamo che con lui la musica è tornata finalmente a vincere perchè si è ricordata che “mischiarsi con la gente è il sogno di chi non ha idee“.

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Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.

By Nick Tara

Classe '92, ascoltatore atipico nel 2022 e boomer precoce per scelta: mi nutro di tradizione e non digerisco molte nuove tendenze, compro ancora i cd e non ho Spotify. Definito da Elettra Lamborghini "critico della sagra della salsiccia", il sogno della scrittura l'ho abbandonato per anni in un cassetto riaperto grazie a Kekko dei Modà, prima ascoltando un suo discorso, poi con la sincera stima che mi ha dimostrato.

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