A tu per tu con il cantautore romano classe ’89, in uscita con il nuovo singolo intitolato “Weekend

Si intitola “Weekend” il nuovo singolo di Vincenzo Capua, disponibile a partire dallo scorso 9 giugno per N.I.C. United, la neonata etichetta della Nazionale Italiana Cantanti, e distribuita da Believe Digital. Il brano è stato prodotto da Davide Gobello con la supervisione artistica di Paolo Vallesi.

Ciao Vincenzo, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Weekend”, cosa racconta?

«E’ una canzone malinconica che racconta le inquietudini e le paure che la vita ci richiede continuamente di affrontare, e che anche l’amore ci richiede di farlo. I vuoti interiori del nostro “IO“ che tentiamo di colmare con le sigarette o una bottiglia di Vodka, oppure con il trucco od una scarpa col tacco, quando poi la vera ancora di salvezza è ritrovarsi in un abbraccio, che scaccia via tutto, come una nuova boccata di ossigeno, e che aspettiamo impazienti sperando che arrivi il prima possibile, proprio come il “Weekend”».

A livello testuale, c’è una frase che rappresenta e sintetizza al meglio il significato del brano?

«Probabilmente no, per cogliere a pieno il significato del brano bisogna ascoltarlo dall’inizio alla fine, perché ha una sua evoluzione. Poi chiaramente ci sono delle frasi a cui sono più affezionato, ma mi piace molto l’evoluzione del testo nella sua essenza». 

Un brano prodotto da Davide Gobello con la supervisione artistica di Paolo Vallesi, come ti sei trovato a lavorare con loro?

«Molto bene, ci siamo trovati fin da subito. Con Paolo Vallesi nel corso degli anni avevo avuto la fortuna di collaborare e duettare in alcuni concerti, e su questa canzone ci siamo trovati subito d’accordo. Gli mandai quattro-cinque brani tra cui scegliere il singolo, e dopo averli ascoltati tutti mi chiamò e mi disse “io ho scelto , ma dimmi prima tu qual è la tua preferenza”.. io risposi “Weekend” e lui mi disse “perfetto è la stessa mia.. partiamo!”.

Con Davide Gobello è il primo lavoro insieme, ma era da un po’ che volevo lavorare con lui, perché apprezzo molto il suo stile di produzione. Siamo stati sempre sulla stessa lunghezza d’onda e sono molto contento, spero sia solo il primo passo di un lungo percorso da condividere insieme. Abbiamo lavorato a distanza in un triangolo tra Roma, Pistoia e Firenze, ed è stato anche divertente!».

Cosa aggiungono dal punto di vista narrativo le immagini del videoclip diretto da Francesco Galati e Federico Rapisarda?

«Con Francesco Galati già avevamo lavorato insieme e ci eravamo trovati molto bene, lui è un vulcano di energia. Quando gli ho parlato di questo progetto è stato contentissimo ed ha voluto coinvolgere Federico Rapisarda, che non conoscevo, ma con cui siamo entrati subito in sintonia. Abbiamo voluto raccontare una storia di dinamiche di coppia, in varie sfaccettature, dalla crisi iniziale al ritrovarsi. Loro sono stati fenomenali a raccontare questa storia con spunti interessanti e con una grande sensibilità narrativa».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«L’ho scoperta abbastanza tardi, intorno ai 18 anni. Mi è stata trasmessa da mio padre, che da giovane suonava la chitarra e cantava. Ci siamo messi una sera io con una chitarra e lui con un’altra, e mi ha fatto vedere i primi accordi. Da lì mi sono appassionato ed ho scoperto una predisposizione, ed ho iniziato quindi a studiare prima chitarra e poi canto, fino ad iniziare a scrivere canzoni. Ho capito che la cosa diventava seria quando arrivai in Finale al Festival di Castrocaro su Rai1, e fui presentato dall’indimenticabile Fabrizio Frizzi. Ancora oggi porto quella esperienza nel mio cuore come quelle a cui sono più legato».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Ho sempre ascoltato i grandi cantautori Italiani, da Lucio Battisti a De Gregori, fino ai più attuali come Grignani, Cremonini, Tiziano Ferro. Ultimamente ascolto molto Fabrizio Moro, con cui peraltro ho avuto la fortuna di collaborare, suonando in apertura dei suoi concerti per diversi anni».

Venendo all’emergenza sanitaria Covid-19 come hai affrontato queste difficili settimane?

«Le ho affrontate con la musica. Tramite i miei social Network postavo ogni giorno un video suonato, esibendomi su mie canzoni o cover di artisti a cui sono particolarmente legato. Avrò fatto una sessantina di live. E’ stato bello perché mi sono tenuto sempre attivo e perché ho ricevuto tanto affetto dal pubblico, che mi seguiva con entusiasmo e mi ringraziava perché grazie alla musica riusciva ad affrontare meglio un periodo così difficile come quello».

Al netto dell’attuale incertezza discografica dovuta al momento, quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?

«E’ il primo singolo di questo nuovo progetto con la Nazionale Cantanti, che non smetterò mai di ringraziare. Spero che sia solo l’inizio, e che all’orizzonte ci siano altri singoli in uscita, per poi arrivare ad un album. Ho scritto tante canzoni nell’ultimo periodo ed ho una grandissima voglia di dargli vita».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica si rivolge a chi ha ancora la voglia e soprattutto la sensibilità di emozionarsi. Per fortuna sto scoprendo che siamo ancora in tanti. Il mio sogno è proprio questo, cercare di emozionare più persone possibili, attraverso i miei testi, ed attraverso la mia musica».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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