Willie Peyote Sanremo 2021

Recensione del brano proposto a Sanremo dall’artista torinese

“Questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”, citazione accurata a Boris, serie tv in onda qualche anno fa su Fox interpretata, tra gli altri, da Francesco Pannofino, Alessandro Tiberi e Pietro Sermonti, in cui il fulcro della narrazione si concentra su un gruppo di personaggi grotteschi e “parecchio italiani”, chiamati a produrre la fiction ‘Gli occhi del cuore’, simbolo perfetto della “monnezza culturale” del nostro paese.

Ecco, prendete Boris, entrateci e prendete ‘Gli occhi del cuore’, mettetelo in musica e il risultato sarà ‘Mai dire mai (La locura)’ , il brano presentato da Willie Peyote (a cui qui la nostra intervista) all’ultimo Festival di Sanremo. Un’ironica e incredibilmente accurata descrizione dell’Italia di oggi, fatta di musichette orecchiabili, trend idioti e influencer.

Willie Peyote è un rapper che non ha mai fatto il rapper e che si è sempre in qualche modo esiliato dalla scena: ironico, in controtendenza e spesso sopra le righe. Lo si è visto anche durante le sere del Festival, dove l’artista non ha avuto nessun timore di commentare le canzoni e le scelte del suoi colleghi, andando in contro anche a numerose critiche per i modi e i toni usati (scusandosi successivamente sui suoi canali social con i diretti interessati).

Chi conosce l’artista sa che le polemiche sono sempre state un marchio di fabbrica, Willie non ha mai avuto paura di dire quello che pensava, nel bene e nel male, pagandone sempre le conseguenze. Anche con questo brano, che viene supportato da una base orecchiabile e radio friendly, il cantantautore torinese ci tiene a dire la sua senza il minimo pensiero di censura. L’Italia descritta da Willie è un’Italia deformata dalle sue stesse mode, in cui c’è spazio per l’ultimo trend del balletto di TikTok, ma anche per i trapper da autotune e per i boomer dai capelli tinti.

La forza del brano sta nel contrasto fra la potenza delle strofe, dense di immagini ispirate alla società odierna, e l’orecchiabilità del ritornello, in cui la critica si rivolge direttamente a chi pensa di aprire gli stadi, dimenticandosi totalmente di teatri e live. Willie porta a Sanremo un brano nel suo stile, denso di parole e di critiche anche se probabilmente più immediato rispetto alle sue abitudini. Il risultato finale lo premia perchè dice sesto posto e Premio della critica Mia Martini, dimostrando che è possibile servirsi di un’esposizione mediatica importante, come quella di Sanremo, pur mantenendo una proposta coerente con la propria carriera.

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Mai dire mai (La locura) | Testo

Questa è l’Italia del futuro, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte

Ora che sanno che questo è il trend tutti ‘sti rapper c’hanno la band
Anche quando parlano l’autotune, tutti in costume come gli X-men
Gridi allo scandalo, sembrano Marilyn Manson nel 2020
Nuovi punk, vecchi adolescenti, tingo i capelli e sto al passo coi tempi

C’è il coatto che parla alla pancia ma l’intellettuale è più snob
In base al tuo pubblico scegliti un bel personaggio, l’Italia è una grande sit-com
‘Sta roba che cinque anni fa era già vecchia ora sembra avanguardia e la chiamano It-pop
Le major ti fanno un contratto se azzecchi il balletto e fai boom su Tik-tok

Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire, mai dire, mai dire, mai dire mai

Ora che sanno che questo è il trend tutti che vendono il culo a un brand
Tutti ‘sti bomber non fanno goal ma tanto ora conta se fanno il cash
Pompano il trash in nome del LOL e poi vi stupite degli Exit poll?
Vince la merda se a forza di ridere riesce a sembrare credibile

Cosa ci vuole a decidere: “tutta ‘sta roba c’ha rotto i coglioni?”
Questi piazzisti, impostori e cialtroni a me fanno schifo ‘sti cazzi i milioni
“Le brutte intenzioni… che succede?” Mi sono sbagliato
Non ho capito in che modo twerkare vuol dire lottare contro il patriarcato

Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai

non so se mi piego, non so se mi spezzo
non so se mi spiego, dipende dal prezzo
lo chiami futuro ma è solo progresso
sembra il Medioevo più smart e più fashion
se è vero che il fine giustifica il mezzo
non dico il buongusto ma almeno il buonsenso
ho visto di meglio, ho fatto di peggio
ecco, tu dì un’altra palla se riesco palleggio

Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Siamo giovani affermati, siamo schiavi dell’hype
Non ti servono i programmi se il consenso ce l’hai
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire, mai dire, mai dire, mai dire mai
Mai dire mai, mai dire mai
Mai dire, mai dire, mai dire, mai dire mai

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

By Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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