Disponibile dallo scorso 24 luglio, il nuovo disco dell’eclettico ed elastico cantautore romano

Avete presente Cristoforo Colombo quando è partito per l’India e invece si è ritrovato davanti l’America? Ecco, il viaggio di Achille Lauro parte proprio da questa metafora, perché cos’altro è la musica se non una rotta imprecisa, azzardata e sorprendente? “1990” è questo, la scoperta di un nuovo mondo contaminato e colonizzato dal vecchio, perché non esiste civiltà evoluta che non abbia preso spunto dalla storia, da ciò che di buono in passato è stato detto, fatto, cantato e musicato.

Si tratta del primo progetto targato Elektra Records/Warner Music Italy, un geniale come back negli anni ’90, in ciò che hanno rappresentato culturalmente e sociologicamente parlando, un decennio a cavallo tra la preistoria tecnologica pregna di umanità e la nuova era digitale ricca di mille mila possibilità. L’anello di congiunzione tra due epoche, due stili di vita differenti… chi ha vissuto e respirato a pieni polmoni quegli anni sa perfettamente come si usa uno smartphone, ma sa anche come sopravvivere senza.

La musica di quegli anni riflette quel momento storico, in tal senso Lauro ha compiuto una vera e propria impresa: far rivivere e risuonare un mondo che non esiste più. Un side project che arriva in un’estate decisamente side, simile alle altre ma parallelamente diversa. L’artista romano si diverte ancora una volta a mescolare e confondere le carte, lui che dal mazzo ha appena tirato fuori il jolly anni ’60 Bam bam twist, dopo aver giocato e sperimentato a tutto rock con 1969.

Il suo 2020 verrà ricordato come un anno completamente schizofrenico, inaugurato con Me ne frego e il suo Sanremo-bis, proseguito poi con la notevole e rassicurante ballad 16 marzo. Una scheggia impazzita che si muove a zonzo dai bassifondi al centro della musica italiana, questo e molto altro è Achille Lauro, genio visionario che sta letteralmente cambiando un sistema che da anni affligge la nostra discografia, la regola non scritta del “ciò che funziona non si cambia”.

Il pubblico annoiato dalle stesse solite cose, trova nella sua proposta qualcosa di nuovo e di affascinante. Unica pecca, di recente ha dichiarato: «sto lavorando a 2 nuovi album, con il primo ci divertiremo, con il successivo cambieremo la musica italiana», ok… ci sta, è in linea con il suo personaggio, ma prendendo spunto dal detto popolare “chi si vanta da solo non vale un fagiolo”, non c’è bisogno che se la canti e se la suoni in autonomia, cioè, il pubblico e la stampa sono letteralmente invaghiti di lui.

Probabilmente già il precedente disco aveva mosso qualcosa, ma in maniera inconscia ed è proprio questa inconsapevolezza la chiave, o il grimaldello, di tutto. “1990” segue lo stesso fil rouge apparentemente illogico, ma supercalifagilistichespiralidosamente credibile. Nell’anno del suo trentesimo genetliaco, Lauro da alla luce un lavoro sociologicamente utile, una sorta di spin-off della nostra realtà, che ci conduce in un mondo fatto di unicorni, glitter, barbie transgender, macchinine giocattolo e tanta buona musica.

Osa e azzecca ancora una volta la squadra da mettere in campo, realizzando duetti convincenti con artisti diversi tra loro. Achille Lauro riesce a rinnovare e personalizzare sette autentiche hit, conosciute e cantate anche dai muri, assumendosi il rischio di un clamoroso autogol. Invece segna e gonfia la rete della porta avversaria sin dai primi minuti di gioco, sin dal primo ascolto, sin dalla prima traccia “1990 (Back to dance)”, ovvero la personale rivisitazione di “Be my lover” dei La Bouche (di cui avevamo già parlato qui), l’unica che esegue in solitaria.

Si prosegue in trio con Ghali e Gemitaiz sulle notte di “Scat men”, accompagnati dal pianoforte di DRD, nella rilettura riuscita fino al midollo di “Scatman’s World” di Scatman John. Regge il tiro “Sweet dreams” proposta in coppia con Annalisa, cover degli Eurythmics dell’omonimo pezzo datato 1983, legato più all’immaginario collettivo del decennio precedente, inclusa in questo filone forse per sbaglio… ma tanto non se ne accorgerà nessuno, il risultato è più che ottimo.

Convince ma fino a un certo punto “You and me”, proposta assieme all’interprete originale Alexia e al giovane Capo Plaza, un’inedita triade che non sarebbe venuta in mente nemmeno a Nostradamus, ma che funziona molto più di “Summer’s imagine”, in principio “The summer is magic” dei Playahitty, meno incisiva. Da Massimo Pericolo ci si aspettava decisamente un guizzo in più. Standing ovation per “Blu”, sventrata e nobilitata assieme agli stessi Eiffel 65, resa un’altra cosa… in maniera assai credibile.

Infine, chiude l’ascolto “I wanna be an illusion” con il deejay milanese Benny Benassi, intitolata in origine semplicemente “Illusion” e pubblicata dallo stesso nel 2003, altra traccia fuori dal contesto tematico-cronogico dell’album, ma ce la facciamo andare bene comunque. Lauro può tutto. Ovvio che c’è l’amarezza legata al quantitativo di tracce, avremmo tutti preferito un numero maggiore, ma potremmo sempre lanciare una petizione in favore di un eventuale secondo capitolo della saga.

A tal proposito, mi sento di consigliare una lista della spesa con alcune hit immancabili, quali: “Gypsy woman (la la dee la da da)” di Crystal Waters, “Rhythm is a dancer” degli Snap!, “What is love” di Haddaway, “Baby baby” di Corona, “Dance whit an angel” dei Double You, “Think about the way” di Ice MC e Alexia, “The colour inside” dei Ti.Pi.Cal., “Let a boy cry” di Gala, “Barbie girl” degli Aqua, “Restless” di Neja, “Believe” di Cher, “Bla bla bla” di Gigi D’Agostino e facciamo che mi fermo qui, altrimenti farei un articolo tipo letterina di Babbo Natale con l’elenco di tutte le canzoni da danceflor anni ’90 che vorrei venissero laurizzate subito.

“1990” è un disco cult, a metà strada tra “Hit mania dance” e la compilation blu del Festivalbar, non un’operazione nostalgia, né tantomeno un progetto revival, bensì l’ennesimo tentativo di pescare dal passato un certo tipo di innovazione che nel presente non esiste. Chissà cosa penseranno i millenials che ascolteranno per la prima volta certe melodie, non considerando il fattore emotivo, porteranno anche loro nel cuore una certa spensieratezza, un certo modo di fare musica figlia di altri tempi. Achille Lauro può anche questo. Che dire? Bella storia.

1990 | Tracklist e stelline

  1. 1990 (Back to dance) ★★★★★
    prod. DIVA, Gow Tribe
  2. Scat men con Ghali & Gemitaiz ★★★★★
    prod. DIVA, DRD, Gow Tribe, Marnik
  3. Sweet dreams con Annalisa ★★★★★
    prod. DIVA, Gow Tribe
  4. You and me con Alexia & Capo Plaza ★★★★☆
    prod. DIVA & Gow Tribe
  5. Summer’s imagine con Massimo Pericolo ★★★☆☆
    prod. DIVA, Gow Tribe, Marnik
  6. Blu con Eiffel 65 ★★★★★
    prod. DIVA & Gow Tribe
  7. I wanna be an illusion con Benny Benassi ★★★☆☆
    prod. DIVA, Gow Tribe, Marnik
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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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