Francesca Michielin: il significato delle tracce di “Magia bianca, magia nera”
Tempo di nuova musica per Francesca Michielin che, a partire dal prossimo venerdì 30 ottobre, ha reso disponibile l’album “Magia bianca, magia nera”. Ul significato delle tracce che compongono questo progetto
Anticipato dal singolo “La mia ragazza” (qui la nostra recensione) e dal precedente “Magia bianca”, Francesca Michielin ha reso disponibile “Magia bianca, magia nera”, fuori da venerdì 30 ottobre per Columbia Records / Sony Music Italy.
Medioevo e streghe rimangono protagoniste, e, in queste sei nuove tracce, Francesca si ispira rispettivamente a sei figure cardine: Hildegard Von Bingen, la già citata Katherina Hetzeldorfer, la dea Ecate – protettrice delle arti magiche -, Diana – regina delle streghe nella tradizione neopagana -, Brigid e Artoria Pendragon. Se in “Magia bianca” le atmosfere sono pulsanti e riecheggiano gli anni ‘80, in “Magia nera” si aggiungono ambientazioni gotiche e un’esplorazione che spazia maggiormente tra rock e dance.
“Magia bianca, magia nera” è un viaggio musicale e narrativo che attraversa figure, leggende e atmosfere sospese, riportando al centro l’oscurità come spazio di riflessione, trasformazione e riscoperta di sé. Un buio da attraversare e non da respingere, in cui riconoscere paure, fragilità e parti più profonde di sé, trasformandole in una nuova forma di consapevolezza. Il progetto racconta così un percorso di liberazione da ruoli imposti e gabbie interiori, alla ricerca di una connessione più autentica con sé stessi e con gli altri, fino a ritrovare la luce proprio attraverso l’oscurità.
Francesca Michielin: il significato delle tracce di “Magia bianca, magia nera”
Ad aprire il disco è “Viriditas”. Il termine latino viriditas, coniato e reso celebre dalla mistica Hildegard von Bingen, indica la “forza vitale verde” che anima gli esseri viventi, unendo natura, corpo e spirito. In questo brano dalle sonorità medieval metal, una ragazza chiusa in una torre, metafora di ansia, panico e gabbie mentali, decide di aprirsi alla vita, abbracciando una dimensione mistica e magica. Ispirato al testo di “God Is Alive, Magic Is Afoot” di Buffy Sainte-Marie, il pezzo mette in scena una figura femminile che è allo stesso tempo strega e santa, un dualismo che si riflette nelle melodie, concilianti e dissonanti.
Successivamente troviamo “La mia ragazza”. Il brano si apre con un riff di chitarra ispirato ai The Cure e prosegue il filone musicale di Francesca e “Occhi grandi grandi”, con sonorità dark wave anni ’80. Il testo gioca con la fluidità e costruisce un immaginario queer e notturno, popolato di elementi magici come lo specchio e la falena. Ispirata a Katherina Hetzeldorfer, prima donna documentata a essere condannata e giustiziata per stregoneria in quanto omosessuale, la canzone ne rievoca la tragica fine, l’annegamento nel Reno, spostando continuamente tempi e contesti. Come in Una donna non può, anche qui emerge la difficoltà di essere libere di esprimere la propria identità.
Il brano “Hexoria” racconta la nascita di una donna magica e oscura, descritta come un “treno che deraglia”: un riferimento al fenomeno culturale per cui le donne che si allontanano dai ruoli tradizionali vengono umiliate e demonizzate, soprattutto quando mostrano ambizione o indipendenza. Il brano evoca una creatura della radura, luogo mistico e liminale, seguace di Ecate, la triplice dea legata alle streghe, alle chiavi, alle torce e ai crocevia. Il nome richiama il verbo inglese to hex, “stregare” o “portare sfortuna”, oltre al mondo dei videogiochi dungeon synth e all’oggettistica esoterica. In greco, inoltre, rimanda all’esilio e all’esclusione: condizioni che riflettono la figura della strega, reietta e bandita dalla società.
Con “Danza Macabra” ispirata a uno dei temi ricorrenti della cultura medievale, vi è un intreccio immaginario pittorico e letterario con sonorità pop che richiamano Kesha, Lady Gaga e Thriller, portando l’ascoltatore in un cimitero durante il sabba. Il memento mori diventa una consapevolezza da accogliere attraverso un rituale collettivo e liberatorio, con scheletri danzanti, fiori di artemisia e calderoni in cui lasciare andare pensieri e preoccupazioni. A guidare la danza è Diana, riconosciuta nel Medioevo come regina delle streghe. Nel bridge, tre note dissonanti richiamano la Danse Macabre di Saint-Saëns, evocando mistero e tensione prima dell’ultimo ballo. Compare anche la voce di Emanuela Pacotto, attrice, doppiatrice e cantante, che recita la formula della strega dal Faust di Goethe in veste di spettro di questa “Magia nera”.
Il percorso prosegue con “Esperienza estatica”, Il brano racconta il dialogo tra una figura femminile e un bardo, a cui viene chiesta una storia sensazionale, capace di regalarle un viaggio mistico, un’esperienza estatica. Il vocabolario spirituale dell’estasi si accompagna a un drop strumentale che diventa una danza magica e sfrenata, tra le atmosfere de “La storia infinita” e “Labyrinth”. La canzone lascia volutamente aperta la propria interpretazione: una storia fantastica, un orgasmo, un’estasi o un’esperienza allucinogena. Ispirato a Brigid, figura del mondo streghesco e riferimento anche nella cultura monastica e mistica, il pezzo usa la disinibizione femminile per mettere in discussione l’ideale della donna angelicata, invitando a vivere ed esplorare anche il buio, fisicamente e spiritualmente.
A chiudere il disco è “Una spada nella roccia”, Unica ballad del progetto, Una spada nella roccia riprende la leggenda arturiana di Excalibur, trasformandola in una metafora dell’autenticità e della gentilezza. Per estrarre la spada non servono forza fisica o prestigio, ma umiltà, empatia, fragilità e saggezza. Allo stesso modo, in una relazione è necessario togliere l’armatura e mostrarsi per ciò che si è: la magia nera diventa la caverna in cui ci intrappolano paure, pregiudizi e preconcetti. Superare la prova non significa dimostrare di essere più belli, forti o invidiabili, ma diventare esseri umani migliori, più buoni e capaci di donarsi all’altro.