Album Amarcord: i dischi più belli da riascoltare

Sono trascorsi vent’anni dal lancio di “Io non so parlar d’amore”, uno dei capolavori indiscussi di Adriano Celentano, il suo ultimo album pubblicato nel secolo passato, rilasciato il 6 maggio del 1999. Un progetto che arriva l’anno seguente al lancio di “Mina Celentano” disco dei record realizzato in coppia con la Tigre di Cremona. Si tratta del primo lavoro in studio realizzato assieme a Mogol e Gianni Bella, che firmano rispettivamente la maggior parte dei testi e delle musiche delle dodici tracce presenti in scaletta.

Ad aprire l’ascolto il primo singolo estratto “Gelosia”, che ha riscosso un buon successo radiofonico, seguito dal brano da cui è tratto il titolo dell’album “L’emozione non ha voce”, considerato un manifesto della poetica celentaniana, nonché una delle canzoni più ispirate dell’ultimo ventennio. Altra ballata di notevole fattura è “L’arcobaleno”, dedicata alla memoria di Lucio Battisti, prematuramente scomparso qualche mese prima.

Al centro della narrazione, come nella migliore delle tradizioni, c’è l’amore protagonista, come in “Una rosa pericolosa”, “Senza amore”, “Il sospetto” e “Mi domando”. Tra i pezzi maggiormente riusciti, figurano “Angel”, “Le pesche d’inverno” e “Sarai uno straccio”, che chiude il disco in maniera sorprendente e psichedelica, in degna rappresentanza del suo interprete. Ottimi gli arrangiamenti curati dal Maestro Fio Zanotti, che spazia e regala momenti di assoluta eccellenza.

A distanza di vent’anni, “Io non so parlar d’amore” è un disco dal linguaggio universale, che dimostra l’immenso talento del Molleggiato, sempre più irreprensibile e votato alla consacrazione discografica. Forse, è proprio questo disco a consacrarlo tra le leggende della musica leggera italiana, a cui seguiranno lavori un tantino meno convincenti ma sulla falsariga di questo album, che possiamo tranquillamente collocare tra i grandi classici del repertorio nazionalpopolare.

Io non so parlar d’amore | Tracklist e stelline

  1. Gelosia 
    (Mogol, Gianni Bella)
  2. L’emozione non ha voce 
    (Mogol, Gianni Bella)
  3. L’arcobaleno 
    (Mogol, Gianni Bella)
  4. Una rosa pericolosa 
    (Mogol, Adriano Celentano)
  5. Qual è la direzione 
    (Mogol, Gianni Bella)
  6. Angel 
    (Matteo Di Franco)
  7. L’uomo di cartone 
    (Mogol, Gianni Bella)
  8. Le pesche d’inverno 
    (Mogol, Gianni Bella)
  9. Senza amore 
    (Carlo Mazzoni)
  10. Il sospetto 
    (Mogol, Fio Zanotti)
  11. Mi domando 
    (Mogol, Gianni Bella)
  12. Sarai uno straccio 
    (Adriano Celentano, Marco Vaccaro)

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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2 pensiero su “Adriano Celentano, vent’anni di “Io non so parlar d’amore””
  1. […] Per scoprire le origini dei primi tormentoni è necessario fare un salto indietro nel tempo fino agli anni ’60, decennio caratterizzato dal boom economico e dal desiderio di rivalsa sociale tipico del dopoguerra. Ad accompagnare questo clima di rinascita è la musica, in grado di raccontare e fotografare un’epoca attraverso canzoni come: “Tintarella di luna” di Mina, “Saint Tropez Twist” di Peppino di Capri, “Sapore di sale” di Gino Paoli, “Il ballo del mattone” di Rita Pavone, “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello e “Azzurro” di Adriano Celentano. […]

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