Alice Paba: “nei miei occhi leggo la voglia di fare” – INTERVISTA

Alice Paba è stata sicuramente, nel bene o nel male, una delle protagoniste indiscusse dell’ultima edizione della kermesse sanremese: di lei e della sua partecipazione al Festival in coppia con Nesli, con cui ha presentato il brano Do retta a te, si è speso inchiostro a non finire dividendo spesso l’opinione pubblica. Dopo l’esordio sanremese, però, il percorso musicale di Alice ha previsto anche la pubblicazione di un album d’inediti, Se fossi un angelo, dove la giovanissima artista ha potuto mettere in campo in modo più definito la sua essenza di cantautrice. Insieme abbiamo realizzato questa bella intervista che di Alice racconta l’album d’esordio, il percorso musicale e svela qualche curiosità. Ecco che cosa mi ha raccontato:Da qualche settimana è stato pubblicato per Universal Music il tuo primo album d’inediti, “Se fossi un angelo”. Che significato ha per te questo disco?

<<Credo di dover rispettare tanto quell’album di esordio. Credo che forse dovrei dedicare tutte le cose belle del futuro a questo album: non perché sia il disco dell’anno o il primo in classifica, ma perché è l’album del mio di anno; un anno strano ma pieno di emozioni e sensazioni forti. Posso dire che “Se fossi un angelo” ha battezzato al meglio la nascita del mio essere viva in mezzo a tanta gente e tanti artisti stratosferici: ora posso dire di far parte di questo sistema ed il mio album è il mio primo bigliettino da visita. Piaccia o non piaccia quella che c’è qui dentro sono io, in parte certo, ma sono io. Grazie a Brando, mio produttore, è stata fatta una cosa importante!>>.

A febbraio eri in gara al Festival di Sanremo in duetto con Nesli per una canzone, “Do retta a te”, che ha fatto discutere molto, soprattutto nella critica, dividendo il pubblico. Come valuti, a distanza ormai di quattro mesi quell’esperienza?

<<Per quanto riguarda Sanremo credo che sia stata incentrata troppo l’attenzione sulla “strana coppia” e sul “perché lei sta lì? E perchè con Nesli poi?” e poco, davvero troppo poco, sulla canzone e sull’esibizione in se. Beh, ti dico che a quattro mesi dalla fine di quella storia, non riesco ancora a pensare lucidamente sull’accaduto e mai ci riusciró perché non concepisco tanta cattiveria nei confronti di una canzone così bella. Ancora adesso riesco solo a ripetermi di essere stata brava e degna di poter cantare “Do retta a te“: non mi sono mai rimproverata niente dopo quel febbraio tanto chiacchierata. Sono soddisfatta e felice di aver condiviso quelle emozioni con Francesco che mi è stato d’aiuto. Non vorrei più tornare a dover giustificare la mia presenza a Sanremo anche perché ormai cosa vuoi che si dica: ci sono stata e me la sono giocata al meglio. Chi voleva parlare ha parlato, chi voleva sparare a zero ha sparato a zero, io che volevo cantare ho cantato e anche al meglio… nonostante l’emozione strappi la voce!>>.

Il tuo percorso “popolare” inizia all’interno dei talent show italiani: prima ad “Amici di Maria de Filippi”, dove non sei riuscita ad approdare al serale forse anche a causa del poco tempo a disposizione, e poi a “The Voice of Italy”, dove invece hai raggiunto la vittoria finale. Ma da dove parte davvero il percorso musicale di Alice Paba? Quando hai capito che la musica era una parte importante di te?

<<Bella domanda. Vorrei che qualcuno me la facesse più spesso, vorrei che la gente capisse chi sono e che cosa vorrei fare: forse è proprio questo il mio obbiettivo! Mi sono iscritta ad “Amici” per gioco e se non fosse stato per mia madre non ci sarei mai andata: neanche lo seguivo come programma. Poi, una volta uscita da lì, ho creduto che quello non fosse il mio posto e successivamente persi la fiducia anche nella musica in generale. Non mi sono sentita capita e ho aperto e chiuso gli occhi al tempo stesso: da una parte ho chiuso ogni opportunità che mi permettesse di esprimere musicalmente la mia verità all’infuori di me, ma da l’altra parte mi sono detta che se era questo ciò che volevo nessuno doveva dirmi come devo fare e come devo essere>>.

Cosa hai fatto, quindi, in questo periodo di sfiducia generale verso te stessa?

<<Ho lavorato per un anno e mezzo in pizzeria e non ho più suonato per nessuno se non per me stessa nella mia stanza. Poi, dopo un po’ di tempo, una mia amica mi ha iscritto per gioco a The Voice e lì ho tirato fuori la mia anima grazie a Dolcenera e alle persone all’interno di quel talent. Sono riuscita a ricredermi su me stessa e ho fatto lo stesso con la gente: ho giocato fino alla fine senza filtri né maschere. Ho riacquistato lentamente le mie consapevolezze perse dentro un posto che non mi apparteneva ma sono sempre stata io con la mia chitarra e non ho mai avuto l’ossessione di dover sfondare. E’ stato tutto un gioco: nella mia musica ci credevo anche quando mi ritrovavo a suonare per strada o nella mia cameretta. Oggi penso che se la musica davvero ti appartiene non conta dove suoni o con chi ma come lo fai: con 10 persone o con 100.000 la visuale non cambia>>.

Parlando, invece, della dimensione televisiva, in che contesto ti sei trovata maggiormente a tuo agio? Quali pensi possano essere i pregi e i difetti dei due talent-show a cui hai partecipato?

<<Credo che le due dimensioni dei due talent a cui ho partecipato siano nettamente diverse, pesino opposte direi. Da una parte c’è Amici di Maria intoccabile ed inarrivabile ma credo che lì dentro ci sia troppa voglia di soldi e business e poca di fare davvero musica. E’ comunque un buon compromesso se riesci a giocarci visto che una volta uscito ti ritrovi in tutte le radio e tutte le classifiche. Ad oggi penso però che non faccia per me. The Voice, invece, è l’esatto opposto: per arrivare in fondo devi davvero lottare e per farti notare devi fare i salti mortali. C’è da dire, però, che sono stata fortunata ad aver incontrato Brando che ha fatto sì che il mio album fosse un vero album e non un EP da tre cover e che anche io avessi voce in capitolo in tutte le scelte lavorative. Senza di lui non so se la mia vittoria di The Voice mi avrebbe portato a Sanremo e ad avere un album così figo e significativo>>.

La vittoria a The Voice ti ha regalato, oltre alla possibilità del contratto discografico con la Universal, anche uno splendido inedito, “Parlerò d’amore”, scritto da Ermal Meta e Dolcenera. In che rapporti sei rimasta con la tua coach?

<<Dico sempre che Dolcenera è stata fondamentale per il mio percorso: mi ha donato carattere e ha fatto si che la gente mi riconoscesse nonostante la confusione che ho dentro. Per quanto riguarda stile, genere e personalità dicono tutti che sono riconoscibile ma a volte ho bisogno di sentirmelo dire: la mia personalità passa dal rock arrogante al jazz elegante, non mi sento mai io e grazie a Dolcenera mi sono fatta andare bene anche questa confusione che, in qualche modo, è diventata la mia forza. Il pezzo di Ermal mi è piaciuto tanto ma essendo cantautrice avrei preferito portare una mia canzone. Sono comunque onorata di aver cantato “Parlerò d’amore” e ne sarò fiera, sempre>>.

Il tuo nuovo singolo è “Te lo leggo negli occhi”, un brano che parla d’amore, emozioni e vita. Che cosa leggi nei tuoi occhi ora?

<<“Te lo leggo negli occhi” per me è un pezzo potente e molto “acchiappa gente”, come dico io. Mi piace cantarlo, mi diverte: ha sfumature molto simili a me. Ora nei miei occhi leggo proprio questo: la voglia di fare e di andare avanti per vedere cosa succede. Mi piacerebbe suonare quest’estate per risentire il profumo delle serate nelle piazze. Si, nei miei occhi leggo la voglia di fare>>.

Qual è la canzone della storia della musica italiana che avresti voluto cantare o scrivere tu rubandola a qualche tuo collega?

<<Ce ne sarebbero tante, ma tante! Una di quelle che vorrei rubare, in un’altra vita, è “Gli spari sopra” di Vasco. Vorrei poter scrivere una canzone così forte e chiara per la società di oggi che ha bisogno di messaggi veri più che mai>>.

Grazie ad Universal Music Italia, GoWild Music e Raffaella Aldieri

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

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