Ambra Angiolini, venticinque anni di “T’appartengo”

Album Amarcord: i dischi più belli da riascoltare

Tra i dischi cult degli anni ’90 splende di luce propria “T’appartengo”, opera prima di Ambra Angiolini, all’epoca conduttrice della storica trasmissione “Non è la Rai”, un vero e proprio fenomeno di costume dell’intero decennio. Lanciata da cotanto successo televisivo, la giovane diciassettenne romana pubblica il suo album d’esordio, traghettato dall’omonimo singolo che ottiene un ottimo riscontro anche in radio, inaugurando un nuovo filone musicale: il rap-melodico.

Un tormentone, ma di quelli veri, che ancora oggi è rimasto nella memoria collettiva di coloro che si sono ritrovati a vivere a pieni polmoni quell’epoca così straordinaria. Sì, sono passati venticinque anni, ma è riascoltando canzoni come questa che ci si rende conto di quanto tutto sia completamente cambiato nel giro di poco tempo. La differenza principale è dettata dal fatto che stiamo parlando di lavori senza tempo, che forse oggi non troverebbero una collocazione ma che si lasciano ricordare a distanza di anni, mentre parecchie delle attuali produzioni vengono dimenticate già dopo sei mesi, proprio perché sono concepite come prodotti usa e getta. In tal senso, “T’appartengo” è un progetto figlio degli anni ’90, che a sua volta era nipote degli anni ’80, pronipote degli anni ’70 e un lontano parente degli anni ’60.

Quello che passa oggi il convento, invece, non ha radici perché si è completamente distaccato da ciò che è stato realizzato in passato, quasi come a voler tagliare nettamente i ponti con la propria famiglia d’origine. Certo, i riferimenti e le influenze sono costanti perché il nostro DNA è sempre quello, ma sono tratti somatici che vengono camuffati, dai tatuaggi e dalla chirurgia estetica, pur di tracciare una linea di confine per dividere ciò che è stato da ciò che è.

Conclusa l’analisi sociale, tornando al disco, le canzoni in scaletta sono altamente rappresentative dell’era pre-telematica, fotografando un’intera generazione, molto più di quanto possano fare volumi di pedagogia sull’amore e sul disagio adolescenziale. Ne rappresentano un ottimo manifesto le otto tracce, cucite su misura per Ambra Angiolini, sia per vocalità che per carattere, perché all’epoca era importante creare un’identità, fare in modo che le persone si affezionassero e si sentissero rappresentate dal personaggio, oltre che dalle canzoni.

Quindi, tutti i brani in scaletta seguono un filo conduttore, sia sonoro che testuale, pur raccontando storie diverse scritte da autori differenti. La forte personalità dell’interprete diventa il collante per un ascolto eterogeneo e piacevole, una sorta di tuffo nel passato che fà ancora oggi battere il cuore dei nostalgici. A distanza di cinque lustri, questo album è da considerarsi un cult, un evergreen, nonostante la disapprovazione iniziale degli intellettualoidi dell’epoca. I numeri parlano da soli: 370.000 copie vendute solo in Italia, sei dischi di platino e il primo posto in classifica raggiunto in vari Paesi anche con la versione spagnola “Te pertenezco” (Spagna, Colombia, Brasile, Perù e Cile), niente male per una ragazzetta e per un progetto inizialmente messo in piedi come spin-off musicale di una trasmissione televisiva.

La prima a sorprendersi di un così plateale successo è stata la stessa Ambra Angiolini, che crescendo ha maturato consapevolezza dirigendosi verso altre dimensioni artistiche, senza mai rinnegare i suoi esordi musicali o restare troppo ancorata al proprio passato. Contrariamente alla stragrande maggioranza dei millennial, a noi della precedente generazione le zone di comfort proprio non ci piacciono, ci adeguiamo ai cambiamenti, ma abbiamo sempre un metro di paragone, conosciamo il rovescio della medaglia, conosciamo il valore autentico delle cose, di una promessa o di un giuramento. Tutto merito di un “t’appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo, m’appartieni e se ci tieni, tu prometti e poi mantieni”.

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T’appartengo | Tracklist e stelline

  1. T’appartengo
    (Assolo, Franco Migliacci, Ernesto Migliacci, Stefano Acqua, Cesare Mazzaferro)
  2. L’ascensore
    (Peppi Nocera, Stefano Magnanensi)
  3. Margheritando il cuore
    (Assolo, Bruno Zambrini)
  4. E muoio
    (Peppi Nocera, Franco Bracardi)
  5. Che bisogno d’amore
    (Assolo, Ernesto Migliacci, Roberto Zappalorto)
  6. Si parte stanotte
    (Assolo, Ernesto Migliacci, Roberto Zappalorto)
  7. Immagina che bello
    (Assolo, Ernesto Migliacci, Roberto Zappalorto)
  8. Lunedì martedì
    (Assolo, Stefano Acqua)
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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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