Carla Boni, il ricordo della regina del “Mambo italiano”
Vanta cinque annate a Sanremo e una vittoria, nel 1953, in coppia con Flo Sandon’s, con “Viale d’autunno”, Ripercorriamo insieme la storia di Carla Boni
Il 17 ottobre 2009 si spegneva a Roma, dopo una lunga malattia, Carla Boni, una delle voci più rappresentative della canzone italiana degli anni Cinquanta. A diciassette anni dalla sua scomparsa, il suo nome resta legato a una stagione musicale che ha accompagnato la rinascita del Paese nel dopoguerra, tra radio, Festival di Sanremo e nuovi ritmi arrivati dall’estero. Interprete di successi come “Mambo Italiano”, “Casetta in Canadà” e “Bésame mucho“, la cantante seppe attraversare generi e repertori diversi, conquistando il pubblico con una voce riconoscibile e una spiccata versatilità.
Nata a Ferrara il 17 luglio 1925 con il nome di Carla Gaiano, si avvicinò alla musica fin da bambina. Aveva appena dieci anni quando, nel 1935, entrò nella Compagnia ferrarese di attori-bambini, muovendo i primi passi in un percorso artistico destinato a portarla sui principali palcoscenici italiani. Il nome d’arte con cui sarebbe diventata celebre nacque da un episodio curioso: un cugino vinse alcuni numeri al lotto grazie a una giocata legata al Caffè Boni. Fu proprio lui a suggerire di adottare il cognome del locale, un’idea che la giovane cantante accolse con entusiasmo.
Dopo aver studiato al conservatorio, Boni dovette interrompere la formazione a causa della Seconda guerra mondiale. Come molti artisti dell’epoca, si esibì anche per le Forze Armate, continuando a coltivare la propria vocazione in anni segnati dalle difficoltà del conflitto. Il primo provino con il maestro Tito Petralia non diede i risultati sperati, ma la sua voce attirò l’attenzione di Pippo Barzizza, direttore d’orchestra e arrangiatore tra i protagonisti della musica leggera italiana. Fu lui ad accoglierla nella propria orchestra e a offrirle l’opportunità di incidere i primi dischi.
Arrivarono così le prime affermazioni, con brani come “Le luci di New York“, ispirato alle atmosfere di George Gershwin, “Il mago Baku” e “Come canta il mio cuor“, versione italiana di “With a Song in My Heart”. Canzoni che contribuirono a far conoscere il suo nome in un panorama musicale nel quale la radio rappresentava uno dei principali strumenti di diffusione e il pubblico si affidava alle voci dei cantanti per scoprire melodie e interpreti.
Nel 1952 Carla Boni entrò stabilmente nell’organico dei cantanti della Rai, nell’orchestra diretta dal maestro Cinico Angelini. Fu un passaggio importante per la sua carriera, che l’anno successivo trovò una consacrazione destinata a segnare la storia personale dell’artista. Nel 1953 partecipò infatti al Festival di Sanremo con “Viale d’autunno“, interpretata in coppia con Flo Sandon’s. Il brano conquistò il primo posto, consegnandole una popolarità ancora maggiore e inserendola tra i nomi di riferimento della manifestazione.
Quella stessa edizione del Festival è ricordata anche per un altro episodio legato alla cantante. Con “Acque amare“, composta da Carlo Alberto Rossi e presentata in abbinamento con Katyna Ranieri, Boni non riuscì a raggiungere la finale, ma la sua interpretazione venne accolta da un applauso di straordinaria durata: tre minuti e cinque secondi, un record rimasto imbattuto nella storia del Festival secondo le cronache dedicate all’episodio. Un riconoscimento significativo, soprattutto perché arrivato al di fuori della competizione ufficiale, a testimonianza della capacità dell’artista di lasciare il segno anche con un brano escluso dalla corsa per la vittoria.
Il rapporto con Sanremo proseguì negli anni successivi. Nel 1954 tornò in gara con “Non è mai troppo tardi“, classificandosi al quinto posto, mentre nel 1957 fu protagonista con “Casetta in Canadà“, eseguita insieme a Gino Latilla e al Duo Fasano e classificatasi al quarto posto. Nel 1958 partecipò ancora con “Timida serenata“, interpretata con Latilla, e nel 1961 prese parte alla manifestazione con “Tu con me“. Complessivamente furono cinque le edizioni del Festival alle quali prese parte, tra il 1953 e il 1961, con un repertorio che rifletteva la varietà delle proposte musicali di quegli anni.
Parallelamente, Carla Boni costruì un rapporto importante anche con il Festival di Napoli, al quale partecipò cinque volte tra il 1952 e il 1962. Nel 1955 vinse la manifestazione con “E stelle ‘e Napule“, insieme a Gino Latilla e Maria Paris. Nello stesso anno si aggiudicò anche il Festival internazionale della canzone di Venezia con “Vecchia Europa“, interpretata con Latilla e il Quartetto Cetra. Una serie di risultati che confermò la sua presenza nelle principali rassegne canore del periodo, quando le competizioni musicali contribuivano a determinare il successo delle canzoni e a consolidare la notorietà degli interpreti.
Il 1956 fu l’anno di uno dei titoli più strettamente associati alla sua figura: “Mambo italiano“. Il brano, che portava nel repertorio nazionale un ritmo di matrice latinoamericana, divenne uno dei suoi maggiori successi e contribuì a renderla popolare anche al di fuori del circuito strettamente festivaliero. In un’Italia che guardava con crescente interesse alle sonorità internazionali, la sua interpretazione seppe coniugare il carattere vivace della composizione con una personalità vocale capace di adattarsi a un linguaggio musicale diverso dalla tradizionale melodia italiana.
La definizione di regina del mambo italiano si legò proprio a quella stagione, nella quale Boni dimostrò di poter spaziare tra atmosfere e stili differenti. Accanto a “Mambo italiano“, riscosse successo con “Bésame mucho“, confermando la propria familiarità con il repertorio internazionale, mentre “Johnny Guitar“, tratto dalla colonna sonora dell’omonimo film western del 1954, rappresentò un altro esempio della sua capacità di confrontarsi con canzoni provenienti dal cinema e dalla cultura musicale d’oltreoceano.
Nel 1958 sposò Gino Latilla, cantante con il quale aveva condiviso numerose esperienze artistiche, comprese diverse partecipazioni ai festival. Il loro matrimonio si concluse con la separazione nel 1968 e il successivo divorzio. Il sodalizio professionale tra i due aveva intanto attraversato una fase particolarmente intensa, inserendosi in un panorama nel quale le collaborazioni vocali e le interpretazioni in coppia costituivano una componente importante dello spettacolo musicale.
Nel corso della sua carriera, Carla Boni non si limitò al repertorio discografico e alle competizioni canore. Partecipò a trasmissioni come Canzonissima e, nel 1964, alla prima edizione di Un disco per l’estate. Nel 1957 apparve inoltre nel film “I miliardari”, diretto da Guido Malatesta, portando la propria presenza artistica anche sul grande schermo. Si cimentò anche nella scrittura di canzoni, firmando testi come quelli di “Till” e “T’invito al concerto”, quest’ultima composta da Italo Salizzato.
Negli anni Ottanta tornò a esibirsi insieme ad alcuni colleghi che avevano condiviso con lei la stagione d’oro della canzone italiana. Con Nilla Pizzi, Gino Latilla e Giorgio Consolini diede vita al gruppo Quelli di Sanremo, un progetto che riportava sul palco interpreti legati alla storia della manifestazione. Nel 1986 partecipò inoltre, per tredici puntate, al varietà televisivo “Un fantastico tragico venerdì”, condotto da Paolo Villaggio, insieme ad Achille Togliani, Giorgio Consolini e Joe Sentieri. Nel 1980, intanto, aveva prestato la propria voce nelle parti cantate del film La cicala di Alberto Lattuada, doppiando Virna Lisi.
La riscoperta di “Mambo italiano” alla fine degli anni Novanta, grazie a una nuova versione realizzata dal gruppo Flabby, riportò l’attenzione su una delle interpretazioni più rappresentative del suo repertorio. Per una cantante che aveva conosciuto il successo nell’epoca della radio e dei primi grandi appuntamenti televisivi, quella rilettura rappresentò l’occasione per raggiungere anche un pubblico diverso, in un contesto musicale profondamente cambiato.
A diciassette anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Carla Boni rimane legato a una stagione nella quale la canzone italiana si apriva a nuove influenze, la radio dettava i ritmi della popolarità e Sanremo diventava uno dei principali appuntamenti dello spettacolo nazionale. Dalla vittoria con “Viale d’autunno” al successo internazionale di “Mambo italiano“, passando per “Casetta in Canadà” e le interpretazioni del repertorio straniero, la sua carriera ha attraversato decenni di trasformazioni senza perdere il legame con le melodie che l’avevano resa celebre. Una voce che ha contribuito a raccontare l’Italia musicale del dopoguerra e che continua a essere ricordata attraverso le canzoni entrate nella storia della musica leggera.