Il cantautore milanese rompe il silenzio pubblicando il suo quindicesimo tassello discografico

Anticipato dall’ispirato singolo “Ci siamo capiti male” (qui la nostra recensione), è disponibile nei negozi tradizionali e negli store digitali dal 29 novembre il nuovo album di Biagio Antonacci, intitolato Chiaramente visibili dallo spazio. A due anni di distanza dal precedente Dediche e manie, reduce da un’estate 2019 dal vivo in compagnia della collega e amica Laura Pausini, il cantautore milanese torna sul mercato con un’opera che non si discosta dalle sue ultime produzioni, bensì prosegue idealmente lo stesso filo conduttore di note e poesia.

Un disco che ti fa pensare, emozionare e ballare a culo col mondo, come canta l’artista “Per farti felice”, traccia destinata a farsi ascoltare e apprezzare nel corso della prossima stagione estiva. E’ un lavoro importante, di quelli che non stonano all’interno del suo repertorio, che si posiziona senza sfigurare minimamente. Un album intenso e maturo, come nella migliore tradizione biagesca, figlio di situazioni e sensazioni provate sulla propria pelle, oltre che dello scambio artistico con un valido team di musicisti.

Pur fedele alla propria storia, la penna di Biagio Antonacci ci regala nuovamente sfumature inedite, sempre con la grande qualità che lo contraddistingue. Al suo fianco alla produzione il fedele Placido Salomone e la new entry Taketo Gohara, due modi diversi di concepire il suono che si incastrano all’unisono sotto il segno della contemporaneità. Dal punto di vista narrativo prevale il forte senso di responsabilità nei confronti dell’ascoltatore, lo si percepisce sin dalla traccia di apertura “L’amore muore”, a cominciare dall’incipit “esserci, tutto sommato è sempre meglio esserci, con la testa o solo con l’ipotesi”.

Un verso che, in quest’epoca così votata al protagonismo, riecheggia come un inno alla sacralità della vita, come un nuovo carpe diem o dubbio amletico 2.0, dove senza troppi giri di parole si stabilisce che l’essere prevarrà sempre sull’apparire. D’altronde Antonacci è sempre stato un attento osservatore delle relazioni e dei sentimenti, al punto che meriterebbe una laurea ad honorem in psicosociologia. Canzoni come “Avrai”Beata te”, “La vanità”, “Non è così sbagliato dirsi ciao”, chiudono il cerchio e ridefiniscono il concetto di disco dalle tematiche universali. 

Con Biagio la canzone d’autore si sposa con il pop, dando vita ad un suo genere musicale ben riconoscibile, che non richiama nessun altro suo predecessore e che si discosta dalle proposte di oggi per intenzioni ed originalità. Tra le canzoni che compongono la tracklist, degna di nota è “Parigi sei tu”, impreziosita dall’inconfondibile richiamo di “Non, je ne regrette rien” della straordinaria Edith Piaf, ma anche “Ti saprò aspettare”, che suona già come un nuovo classico. Acustica e orchestra trovano la loro sintesi perfetta in undici tracce cariche di energia e di pathos.

A trent’anni di distanza dal suo esordio discografico con Sono cose che capitano, Biagio Antonacci resta una delle scialuppe di salvataggio del cantautorato italiano, una certezza qualitativo-espressiva che continua a proporre dignitosamente la propria alternativa musicale. A livello creativo non deve essere semplice comporre in un’epoca di smarrimento come quella attuale, mantenere una propria linea è segno di una sempreverde capacità compositiva, che continua ad ardere alla stregua del sacro fuoco dell’arte, come a dire: “accendi un cero che l’amore muore”.

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Chiaramente visibili dallo spazio | Tracklist

  1. L’amore muore
  2. Ci siamo capiti male
  3. Beata te
  4. Per farti felice
  5. Parigi sei tu
  6. Ti saprò aspettare
  7. Averti
  8. Chiaramente visibili dallo spazio
  9. La vanità
  10. Non è così sbagliato dirsi ciao
  11. Tutto non ti posso raccontare
  12. Una brava persona
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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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