I Desideri: “96/97? Chi eravamo, chi siamo e dove ci piacerebbe arrivare” – INTERVISTA

A tu per tu con il duo napoletano, fuori con il disco “96/97”, disponibile dallo scorso 10 gennaio

Anticipato dai singoli “Al buio” e “In bilico” insieme a Livio Cori, è disponibile dallo scorso 17 gennaio “96/97”, il secondo album dei fratelli Salvatore e Giuliano Desideri, meglio conosciuti come I Desideri (qui la nostra precedente intervista), duo campano che ritroviamo per parlare di questo nuovo e interessante progetto discografico.

Ciao ragazzi, bentrovati. “96/97” è il titolo del vostro secondo album in studio, cosa esprimono per voi queste nuove tredici tracce?

«Esprimono la voglia di andare avanti facendo un esame dentro di noi. Chi eravamo, chi siamo e dove ci piacerebbe arrivare. Il nostro viaggio nella musica è iniziato praticamente subito ed abbiamo intenzione di far sì che duri il più a lungo possibile».

Lo avete definito “un passaggio fondamentale tra ciò che eravamo, ciò che siamo e ciò che vorremmo essere”, a che punto del viaggio vi trovate?

«Esattamente. Cerchiamo di migliorarci ogni giorno di più, di scoprire nuove sonorità e farle nostre, di correre al passo con i tempi e di condividere la nostra musica con chi – come noi – ha le stesse ambizioni e la stessa tenacia. Siamo giovani e quindi ci verrebbe da dire che siamo solo all’inizio. Sicuramente siamo maturati tanto».

Quali tematiche racconta e che tipo di sonorità avete scelto di abbracciare?

«Racconta le nostre tematiche, quelle tipiche della maggior parte delle ragazze e dei ragazzi della nostra età. E proprio per questo, anche le sonorità sono quelle più attuali, dal pop, al rap, al trap ed alla dance».

Com’è avvenuto l’incontro e com’è nata la collaborazione con Livio Cori?

«Noi stimiamo tantissimo Livio e quando per gioco abbiamo deciso di dare vita ad un pezzo insieme, beh non ce lo siamo fatto ripetere due volte. D’altronde ci riconosciamo entrambi nel genere e lui si rivede nei nostri testi».

Nel disco sono presenti altri tre feat. con Geolier, Peppe Soks, Daniel Cosmic, che valore ha aggiunto ognuno di loro a questo progetto?

«Ognuno, a modo proprio, ha contribuito ad arricchire questo lavoro. Per esperienza, per stile, per amicizia (che traspare nei testi), il progetto è davvero “figo”».

Per quanto riguarda il futuro, invece, avete un vostro feat. dei sogni?

«Per il futuro abbiamo tanti sogni nel cassetto e tanta voglia di fare però siamo sempre troppo cauti. Poche parole e tanti fatti».

Avete un pubblico ben nutrito che vi segue e calorosamente vi supporta, come riuscite a coniugare le aspettative dei fan con il vostro desiderio di sperimentare e fare cose nuove?

«Noi ci rispecchiamo molto in loro e la cosa è reciproca. Rappresentano la nostra seconda famiglia, ci consultiamo con loro, accettiamo le critiche e facciamo tesoro dei loro pareri. Il desiderio di sperimentare e fare cose nuove alla fine non è solo il nostro e quindi andiamo, per così dire, sul sicuro».

Per concludere, avete definito la vostra musica in continua evoluzione, come vi vedete tra dieci anni?

«Tra dieci anni, ci immaginiamo due ometti con la stessa voglia di fare e di sperimentare guardando al futuro con un po’ di malinconia degli anni belli che sono trascorsi».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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