Il cinghiale bianco fa un bilancio di questi vent’anni del fortunato talent di Canale 5

Il Cinghiale Bianco e gli albori della “scuola della musica”

Erano in mille mila ogni anno a giugno ad appostarsi davanti agli studi di Cinecittà sperando di entrare nella scuola più ambita d’Italia. Eh si, perché il Cinghiale Bianco ricorda perfettamente quegli anni e qualche fila sotto al sole l’ha fatta pure lui. Si sta parlando, infatti, di “Amici di Maria de Filippi“, il talent show più longevo della televisione italiana, quello che ogni tanto cambiava con i tempi, altre volte invece li ha cambiati lui stesso, i tempi.

Fino a quel momento nel mondo esisteva “Star Academy“,  un prototipo di “Amici”, che nella prima edizione si chiamava “Saranno Famosi“, ripercorrendo le scie dell’omonimo telefilm anni ’80. Poi per una questione di diritti e di marchi registrati il nome del talent cambiò, mantenendo comunque il format.

Il primo anno c’erano i titolari e le riserve e la fascia pomeridiana del sabato era condotta da Daniele Bossari. Il programma andava male, quindi Maria se ne prese il timone per cercare di salvare il salvabile: ne venne fuori un fenomeno sociale incredibile.

Quei ragazzi riempivano le piazze di tutta Italia, firmavano contratti pubblicitari con importanti aziende di telefonia e in alcuni casi (Maria Pia e i Superzoo) parteciparono anche al Festival di Sanremo, in tempi in cui Amici non aveva nessun appeal per le case discografiche. Il percorso di questi ragazzi, infatti, era quasi interamente volto al teatro o alle arti coreutiche in generale: c’era Andrea Cardillo che suonava o Gigi Garretta che presentava, poi Monica Hill che era la cantante dalle belle speranze o Marianna Scarci che aveva doti da showgirl, mentre Valeria Mannoni  era  l’attrice (tra gli insegnanti di recitazione c’erano Claudio Insegno e Fioretta Mari). I ragazzi dovevano studiare canto, ballo e recitazione e portare bei voti in tutte e tre le discipline, pena l’ espulsione definitiva dalla scuola che ai tempi aveva anche un preside.

Il Cinghiale Bianco ricorda poca televisione e tanta passione

Erano gli anni in cui Amici non aveva bisogno di niente e noi pubblico giovanissimo seguivamo quei pomeriggi in cui davvero le sfide facevano paura. Tempi in cui quando arrivava Leonardo Fumarola diventavamo tutti pallidi, perché la società del tempo voleva che anche noi sognassimo e ci immedesimassimo nelle storie di quei ragazzi perché erano semplici e impacciati, come tutti. Il talento era allo stesso modo semplice e impacciato. Ad entrare nella scuola, a parte casi di eccezionale bravura come Giulia Ottonello, Anbeta Toromani o Leon Cino, erano ragazzi che volevano imparare e che non avevano il timbro particolare o un collo del piede predisposto alla danza, ma solo un’emozione da esprimere. Era la prima volta che i sogni dei più giovani andavano in televisione, ed assieme alle loro belle speranze c’ erano anche le nostre che sognavamo con loro.

Marco Carta

Marco Carta e la svolta

L’anno della svolta è arrivato con la settima edizione vinta da Marco Carta. Sin da subito si percepì che quell’edizione sarebbe stata diversa e che  qualcosa sarebbe cambiato. Innanzitutto arrivò al timone della classe di canto Luca Jurman, che prese il posto di Luca Pitteri, quest’ultimo un professionista più accademico dell’altro che televisivamente ebbe un appeal enorme.

La sensazione fu che Maria volesse cambiare le regole e infatti la vittoria di Marco Carta aprì totalmente “Amici” all’interesse delle case discografiche, fino a quel momento snob nei confronti dei vari concorrenti. Maria dimostrò una cosa disarmante: lei poteva fare un lavoro che le case discografiche avrebbero potuto fare in cinque anni quanto a spinta mediatica e popolarità. Il risultato fu che la Warner si ritrovò tra le mani un beniamino con la voce roca e con le orecchie a sventola che arrivò e si prese tutto: primi posti in classifica, sold out nei concerti, primo posto al Festval di Sanremo e dischi d’oro come se piovesse.

Da quel momento in poi “Amici” divenne definitivamente una trasmissione televisiva, dove chi vi accedeva aveva già le spalle coperte e un minimo di indubbia predisposizione al mondo dello spettacolo che gli permettesse di camminare con la strada spianata.

Alessandra e Emma

Se “Amici” avesse chiuso in quegli anni tutti lo avremmo ricordato come forse il più importante fenomeno sociale e di comunicazione degli inizi dei 2000. Alessandra Amoroso ed Emma Marrone, vincitrici rispettivamente dell’edizione 8 e 9 del talent, non hanno bisogno di presentazioni.

In tempi in cui ancora la critica giornalistica guardava con scetticismo alla scorciatoia del talent per arrivare al successo queste due ragazze pugliesi, zitte zitte, si sono conquistate un primato che mai nessuno ha eguagliato nel tempo. Tra presenze televisive, concerti, album venduti, popolarità e dischi pluripremiati Alessandra ed Emma continuano a stupire ancora oggi che a distanza di più di dieci anni hanno deciso anche di regalare al loro pubblico un duetto (qui la nostra riflessione sulla loro “Pezzo di cuore). Queste due ragazze hanno infine dimostrato che il cuore viene prima di ogni cosa, e noi siamo riusciti ad amarle e a perdonare loro qualche scivolone ancora oggi grazie a questo ricordo.

Alessandra Amoroso Amici

“Come si cambia per non morire” cit.

Arrivano gli anni che vanno dal 2011 al 2020. Da allora ancora tantissimi ragazzi hanno continuato a presentarsi ai casting (oggi, però, quelli credibili vengono fatti a porte chiuse e su “invito” della produzione). Nel frattempo “Amici” cerca di cambiare con i tempi, assumendo un aspetto sempre più televisivo: sparisce la recitazione come disciplina, lasciando spazio solo al canto ed alla danza, alla quale venne riconosciuto la possibilità di avere un vincitore di categoria. Il regolamento cambia di anno in anno, o forse non c’è mai stato per modificarlo in base ai singoli protagonisti.

Il Cinghiale Bianco nel frattempo cresceva e smetteva di guardare il talent di canale 5 ma ha comunque apprezzato sempre moltissimo la fase serale, in cui man mano al primo posto c’erano sempre esibizioni di una bellezza creativa inestimabile. Sono gli anni in cui arriva Giuliano Peparini alla guida artistica del programma, anni in cui a tratti sembrava di stare tra le avanguardie finlandesi del teatro contemporaneo durante le esibizioni di danza ma anche  alla sagra della porchetta, tra i teatrini dei giudici e gag più o meno giustificate dal passaggio del talent dal martedì al sabato sera. Insomma, il cambiamento c’è stato ed è stato necessario alla sopravvivenza stessa del format televisivo, che ogni tanto ha traballato ed è stato a rischio, senza mai mollare la presa.

Cosa è “Amici” oggi secondo il Cinghiale Bianco? Un posto in cui le case discografiche mandano i loro artisti a fare promozione prima dell’ uscita del disco d’ esordio o per rilanciarli dopo un fallimento discografico (vedi il caso di Irama). La danza serve a fare da contorno, giusto per permettere alla Celentano di litigare e fare audience. Auguri dunque ad “Amici” per i suoi vent’anni.

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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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