“Il gigante d’acciaio”, l’urlo universale di Gabriella Martinelli e Lula – RECENSIONE – Recensiamo Musica

Dal palco dell’Ariston di Sanremo alle radio, il messaggio delle due artiste prosegue nell’etere

Divulgare e sensibilizzare a più persone possibili un contenuto universale, questo l’obiettivo di Gabriella Martinelli e Lula (qui la nostra recente intervista), artiste e polistrumentiste che abbiamo conosciuto e apprezzato tra le Nuove Proposte di Sanremo 2020, in gara con “Il gigante d’acciaio”. Il brano, composto a sei mani con Paolo Mazzotti e prodotto da Brando/Go Wild per Warner Music Italia, descrive una realtà, quella che conoscono molto bene i tarantini, ma che riguarda tutti noi perché, in fondo, di acciaierie nel mondo ce ne sono tante, forse troppe.

Il testo racconta la sofferenza e la nobiltà d’animo di chi mette a rischio tutti i giorni la propria salute per mantenere il proprio posto di lavoro. Da decenni il caso dell’ex Ilva pone l’accento su tanti interrogativi, chi risiede nelle zone limitrofe sopravvive rassegnato ad una condizione che non sembra avere una reale soluzione. Parlarne è l’unica via per fare in modo che il fumo di polvere rossa che fuoriesce dai comignoli della fabbrica non vada a celare il disagio di un’intera popolazione, costretta a sopportare e respirare quello che forse è l’inquinamento più grave della nostra attuale società: l’indifferenza.

Tra le righe del testo Gabriella Martinelli, originaria di Montemesola, racconta e descrive la situazione con gli occhi di chi, ormai da tempo, osserva la propria città da lontano, quindi in maniera lucida, distaccata ma pur sempre coinvolta. Il rischio per chi vive a stretto contatto tutti i giorni con questo genere di realtà è l’abitudine, o peggio ancora la rassegnazione, pensare che non ci sia una vera e propria soluzione. La musica e l’arte in generale possono e devono fare in modo che questo non avvenga, che i riflettori non si spengano e che si riaccenda la speranza.

L’innesto di Lula nello special rende il brano ancora più universale, rendendolo un argomento di molti, portando alla luce tematiche quali l’inquinamento, la sicurezza sul posto di lavoro e, soprattutto, la forza di tutte quelle donne che subiscono e combattono al fianco dei propri uomini. Il gigante d’acciaio è questo e molto altro ancora, l’inno di chi non ha più voce, di chi per troppo tempo è rimasto inascoltato, di chi è stanco di ritrovarsi nella condizione di scegliere se vivere o lavorare, ma non ha perso la speranza di dire e cantare “non ci sarà un’altra volta”.

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Il gigante d’acciaio | Video

Il gigante d’acciaio | Testo

Mi piace la mia città
e questo è il mio quartiere tutto rosso
gli alberi, le facciate delle case
quello che però non capisco
e che mi fa arrabbiare è che quando c’è vento
non posso uscire a giocare

Si chiudono le finestre
chiudono anche le scuole
c’è una puzza pazzesca e non si può respirare
quando c’è vento nel mio quartiere
non si può giocare

Mio padre lavora in un posto grandissimo
lui lo chiama il gigante d’acciaio
con grandi camini che fumano sul mare
e gli ho sentito dire
che dà lavoro a diecimila persone
eppure papà da lì se ne vuole andare
dice sempre: “non possiamo scegliere se vivere o lavorare
non possiamo scegliere se vivere o lavorare
se scappare o morire”

Non ci sarà
un’altra volta, un’altra volta
non ci sarà
un’altra volta, un’altra volta ancora

Papà stava bene, s’è fatto una casa
ha sposato due figlie e mo’ resto io
con dieci anni d’amianto e molte rughe
ha lasciato l’inferno per darlo a me

Ero troppo giovane per capire
e ho provato a scappare
ma mi mancava il mare
mi mancava il mare
mi mancava mia nonna
e il sentirmi dire
ué guagliò vid ca’ qua so tutt cos buene

Non ci sarà
un’altra volta, un’altra volta
non ci sarà
un’altra volta, un’altra volta ancora
chi ci darà una risposta

Macchiami il cuore con un pugno dentro al petto
cambia il finale di una storia che ho già letto
tutti lo sanno ma nessuno parla
tanto funziona così
spesso mi dicono “vattene da qui”
ma signori io ho famiglia
e davanti un muro, sulle spalle un mutuo
son già marcio dentro
ormai fa lo stesso
non lo disco spesso
ti confesso non ho più un futuro

Non ci sarà
non ci sarà un’altra volta, un’altra volta no, un’altra volta no
chi ci darà una risposta signori
non ci sarà
sarà diverso stavolta un’altra volta
non ci sarà un’altra volta, un’altra volta ancora

Timbro ai tornelli della portineria
sono le sette di una sera qualunque
ma il vento è forte, sempre più forte
spezza la vita e le speranze restano chiuse
nelle mani del gigante

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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