La guida degli album “pop” italiani del 2019 – Cosa non perdere

Album per album tutte le uscite del 2019

Prima di avviarci sul serio verso il nuovo anno musicale e discografico riscopriamo gli album “pop” usciti nel corso di quest’ultimo album come se fossimo in una sorta di “Guida Michelin” della musica italiana.

1954 – Ivana Spagna

Un disco “alla Spagna” che restituisce la voce della storica interprete allo scenario discografico dopo qualche anno di latitanza per quel che riguarda un album in italiano. Il risultato ricalca le orme della tradizione tra ballate orchestrali e qualche esperimento più pop-rock ma non dimentica, tuttavia, di guardare all’oggi e alla sperimentazione d’attualità. Gradevole per gli amanti della storia della musica italiana seppur privo di un nuovo grande classico.

Accetto miracoli – Tiziano Ferro

Un disco che riporta Tiziano a sperimentare i più diversi linguaggi del pop soprattutto grazie ad uno storico cambio di produzione che, con la guida di Timbaland, permette al cantautore di Latina di uscire dal proprio (ultimo) seminato dal punto di vista sonoro. Ne esce un lavoro mai così eterogeneo e spaziante anche se non mancano i capisaldi della musicalità di Ferro. Mancano, invece, i brani che dal primo ascolto odorano già di grande classico.

Atlantico on Tour – Marco Mengoni

Per concludere in grande stile un’ottima annata live il cantautore di Ronciglione punta sull’ennesimo album live con qualche chicca inedita che, in sostanza, ribadisca quanto fatto fin qui dal punto di vista creativo. Se gli inediti, dunque, poco aggiungono, le versioni live dei suoi successi testimoniano le grandi capacità vocali di Mengoni che non sempre trovano nelle canzoni il mezzo migliore per esprimersi e che, invece, meriterebbero uno spazio ben più ampio e di rilievo. Che sia da suggerimento per la prossima svolta.

Bagagli leggeri – Marco Carta

Doveva essere l’album della ripartenza da artista indipendente per Marco Carta che, per l’occasione, si era messo in gioco in toto a partire dal suo primo intervento co-autorale fino al racconto, attraverso la musica, della sua omosessualità. Non fa, però, centro complice uno slittamento sempre più evidente verso l’up-tempo del repertorio con una produzione mai davvero troppo curata e adatta. Al tutto si aggiunge una netta mancanza di brani davvero degni di passare alla storia dello stesso repertorio dell’artista sardo e l’album scivola via senza alcuna pretesa.

Casa – Giordana Angi

Uno dei dischi dal più alto valore pop-autorale di quest’anno. La ragazza riesce nella difficile impresa di portare nel mondo di un talent show il proprio linguaggio comunicativo ed artistico proponendo brani di non sempre semplice assimilazione sia musicale che, soprattutto, testuale. Raccontare di pedofilia, del rapporto difficile tra padre e figlia o anche semplicemente d’amore apertamente omosessuale non è esattamente storia di tutti i giorni nella recente tradizione musicale italiana. Tanto più se a farlo è una donna.

Cenerentola e altre storie… – Enrico Nigiotti

Un bel lieto fine per una storia iniziata alla fine del 2018 grazie ad un disco cantautorale davvero ispirato e denso di racconti meritevoli del miglior scenario cantautorato giovane del nostro Paese. Un cantautorato, quello di Enrico, molto più vicino a quello della tradizione che a quello dell’attualità indie ma che, non per questo, non si rivela capace di funzionare anche commercialmente pur non rinunciando ad intensità comunicativa e a quella verve di sentita partecipazione emotiva che si traduce in racconti personali e in interpretazioni graffianti e graffiate.

Colpa delle favole – Ultimo

Un disco che si pone l’unico obiettivo di raccontare di verità e di vita reale. Ultimo non stravolge il suo animo artistico: compone, scrive e canta come fatto già nei due precedenti lavori (a tratti anche migliori di questo album) ma risulta essere ancora convincente grazie proprio a quel suo riuscire a risultare sempre sincero. Le canzoni si fanno cantare con semplicità secondo la migliore tradizione della melodia pop all’italiana mentre le parole scorrono come fiumi per raccontare la vita di un ragazzo poco più che ventenne che vive un successo travolgente ma passa ancora tempo a pensare ad amore e amicizia.

D.O.C. – Zucchero

Un disco che suona fatto di sincerità e verità oltre che di voglia di libertà e di autentica preoccupazione per l’oggi vissuto dal mondo contemporaneo. Zucchero torna alle proprie radici blues e soul esplorando anche l’introduzione di un’elettronica convinta per raccontare di una società in cui si sente smarrito a causa della perdita dei valori di sempre e dell’incertezza che domina su di ogni realtà. Ne emerge un racconto intenso ed autentico in cui la libertà del pensare e dell’esprimersi ha la meglio su calcoli, logiche o esigenze restituendo al pubblico canzoni carnali e passionali.

Diari aperti – Segreti svelati – Elisa

Si conclude così il percorso discografico di un disco che rimarrà nella storia della discografia dell’artista friulana per la sua capacità di rispondere ‘presente’ nel momento cardine della carriera di Elisa. Delle vere e proprie hit vengono qui racchiuse, reinterpretate ed arricchite da nuove gemme (anche in inglese) che non fanno che confermare lo stato di grazie della cantautrice, l’unica vera scommessa vinta al femminile di quest’ultima annata che ribadisce la capacità della Toffoli di reinventarsi continuamente suonando attuale e contemporanea pur rimanendo fedele a se stessa, alla propria indole autorale ed interpretativa.

Ex-voto – Aiello

La rivelazione pop dell’anno arriva da questo giovane cantautore di origini calabresi trapiantato nel fertile cortile romano ormai da qualche anno. La sua proposta parte dall’indie contemporaneo ma ha respirato a pieni polmoni la tradizione pop-soul italiana di cui rimane traccia nella vocalità spessa, melodica e comunicativa oltre che in una scrittura che non ha timore di parlare apertamente d’amore, di sentimenti o di vita per mezzo di una chiave a volte romantica altre volte sofferta. Ne esce un album capace di spaziare e per questo di convincere senza alcuna sovra-promozione. Al momento giusto esploderà.

Figli di nessuno – Fabrizio Moro

Dopo i picchi toccati negli ultimi anni la poetica di Moro subisce qui la sua prima vera battuta d’arresto confezionando un album che seppur gradevole all’ascolto ed in crescita dal punto di vista musicale si rivela orfano di quella canzone-simbolo che ha sempre caratterizzato la discografia del cantautore romano. C’è la voglia di raccontare con maggior fiducia la vita e c’è un approfondimento dell’utilizzo dello strumento-voce ma l’impressione è che sia mancata l’ispirazione per confezionare un brano davvero all’altezza di inserirsi nel solco di veri e propri capolavori.

Fortuna – Emma

La voglia di raccontarsi e di scoprirsi è il filo conduttore di un album particolarmente ricco ed intenso. La cantante salentina viaggia attraverso le sue diverse anime musicali lasciando in secondo piano, per questa volta, l’universo balland e concentrandosi, piuttosto, su di sound energici, magnetici ed ipnotici che spesso strizzano l’occhio al mondo rock, elettronico o indie. Ne esce un lavoro tanto vario quanto voluto e cercato che racconta alla perfezione il desiderio di sperimentare e divertirsi con le sette note che Emma ha da sempre.

Giovani per sempre – Irama

E’ l’album con cui il ragazzo prova a fare sul serio raccontando di storie importanti su palchi spesso decisivi come quello del Festival di Sanremo a cui partecipa cercando di stupire con un brano che unisce pop, rap e gospel per raccontare di vita. Nella riedizione sanremese del disco ci finisce qualche collaborazione che testimonia come, però, la strada del talento milanese non sia ancora del tutto segnata tra pop leggero e da classifica ed una musica più impegnata ed impegnativa che possa far riflettere sul senso sottile delle cose.

Grandissimo – Irene Grandi

Irene tira così le fila della sua carriera dopo venticinque anni di successi che vuole continuare a confezionare e regalare come testimonia l’inserimento dei cinque nuovi brani inediti che riflettono il suo non essersi ancora riallineata alla spirito rock che ha caratterizzato gran parte della sua produzione. Si aggiungono nuove versioni dei capolavori di una vita rivisti in chiave di duetti o di innovativi arrangiamenti che, comunque, puntano all’essenzialità delle cose. Irene sta tornando, il processo non è ancora del tutto completato ma siamo sulla buona strada.

Il fabbricante di ricordi – Roberto Casalino

Un disco ricco di vere e proprie hit che nel corso degli ultimi dieci anni il cantautore laziale ha regalato alla musica italiana per mezzo di tante e diverse ugole d’oro. Finalmente Casalino si riappropria delle proprie creature e le interpreta con la propria voce rivestendole di un gusto tendente al rock che ben mette in risalto la sua voce graffiata. Impossibile non lasciarsi andare ai ricordi che brani come questi rievocano nella memoria di ognuno.

Il giorno che ho imparato a camminare – Daniele Magro

Un altro dei ritorni cantautorali che ci fanno piacere aver registrato in quest’ultima annata è quello di Daniele Magro che punta su di un EP di cinque tracce inedite per raccontare l’uomo che è oggi. Le paure, le cadute e i dolori rimangono sullo sfondo di una poetica che si dimostra sempre ispirata e delicata e che trova nelle tinte soul e black della voce del siciliano il mezzo perfetto ed ideale per esprimersi in modo compiuto. Un progetto che racconta di vita vera e che lo fa riscoprendo una voce che merita di essere ascoltata per quei suoi colori unici e particolari che rendono onore alla miglior tradizione italiana.

Il mio gioco preferito (Parte Prima) – Nek

Dopo la non esattamente prolifica partecipazione al Festival di Sanremo il cantautore di Sassuolo ha optato per pubblicare un album dividendolo in due di cui questa prima parte, in sostanza, risulta essere l’ennesima conferma di quanto fatto e prodotto finora. Nek fa Nek e, dunque, si trova a giocare con l’elettronica piuttosto che con la chitarra acustica per parlare d’amore come una nuova sfida da vincere utilizzando l’arma dei sentimenti a proprio vantaggio come fonte d’inesauribile forza ed energia. Ne esce un disco che suona positivo anche senza troppi picchi.

Il sole ad est – Alberto Urso

Segue le sue stesse orme il giovane Alberto Urso che al suo secondo progetto discografico non si discosta poi molto da quanto già mostrato all’esordio salvo svestire per un momento la giacca ed indossare un jeans strappato che lo dovrebbe proiettare verso una dimensione maggiormente pop. Per vederlo a petto nudo dovremmo, però, aspettare ancora un altro po’. Scherzi a parte il suo è un disco classico, con l’orchestra in primo piano insieme al vocione che salva capra e cavoli quando le canzoni appaiono visibilmente troppo deboli per reggere da sole la scena.

La differenza – Gianna Nannini

C’ha messo del tempo ma alla fine la Gianna nazionale ha colto l’esigenza di rinnovarsi o, meglio, di ritrovarsi musicalmente in un mondo più adatto alla donna e alla cantautrice che è oggi. Lo fa stravolgendosi e ritrovandosi all’interno di una dimensione musicale più pura, più essenziale, più minimale ma, forse proprio per questo, anche più impattante, emotivamente comunicativa e profondamente autentica. Ne esce un disco che suona con concretezza ed attualità pur affidandosi ai temi di sempre ed al suono reale di un’orchestra che accompagna la voce e la dinamica tradizionale della senese.

La fortuna sia con me – Anna Tatangelo

E’ un disco che risponde alle esigenze di tradizionalità e che non coglie alcuna vera sfida per un’interprete che avrebbe l’età per rischiare e provare a reinventarsi musicalmente per togliersi di dosso il marchio di un repertorio troppo sempre uguale a se stesso. Lei canta bene, i brani si lasciano ascoltare con la giusta gradevolezza e l’amore è raccontato in tutte le sue forme dandone un’immagine completa ma manca la canzone davvero capace di scrivere una nuova pagina della carriera di Lady Tata che mai come ora ne avrebbe avuto bisogno.

Francesco Renga - L'altra metàL’altra metà – Francesco Renga

Un disco che viaggia in profondità del new-pop italiano affidandosi agli autori dell’ultima generazione per confezionare brani che puntano tutto sulla sonorità e l’orecchiabilità piuttosto che sull’espressione vocale e l’interpretazione che da sempre sono le migliori carte del mazzo di Renga. Francesco si trova, dunque, a fare i conti con un’evoluzione che, probabilmente, lo spinge troppo in là rispetto al confine rispetto al quale meriterebbe di non sorpassare mai: canzoni troppo insipide, linguaggi troppo poco romantici e melodie troppe arzigogolate tra sintetizzatori e tastiere.

Libertè (Sanremo Edition) – Loredana Bertè

Rispetto alla già ottima versione originale l’album si è arricchito del brano dello splendido ritorno sul palco del Festival di Sanremo e di un paio di medley live che, comunque, passano in secondo piano. Il disco del ritorno di Loredana Bertè rimane una scommessa vinta, un progetto capace di raccontare ancora una grande artista della storia della musica italiana per mezzo delle sue stesse fragilità, delle delusioni offerte dalla vita e della società di cui ella stessa si offre come interprete e, a tratti, critica. Un disco che fa del pop-rock il proprio manifesto e che trova le canzoni giuste per un’interprete difficile e dalla storia complicata.

Magmamemoria – Levante

Un bel disco cantautorale tutto al femminile in cui Levante si propone con la sua abituale dinamica musicale e testuale unendoci una vocalità interessante e capace di dare diverse sfumature alle parole che canta. Malgrado si rivolga ad un pubblico potenzialmente mainstream ha il coraggio e la forza di non piegarsi alle logiche commerciali ma, piuttosto, di tentare di portare il pubblico verso il proprio linguaggio e universo musicale di riferimento. C’è spazio per la riflessione sociale, ambientale e politica ma anche per il racconto del sentimento dell’amore piuttosto che della vita di tutti i giorni.

MinaFossati – Mina e Ivano Fossati

Un pezzo di storia della canzone all’italiana risiede proprio in questo disco che per la prima volta mette insieme le voci della più grande ugola italiana al femminile (Mina) e di una delle più amate penne del cantautorato nostrano (Ivano Fossati). Ne esce un progetto vario che spazia tra temi e suoni in modo a volte sorprendente e che regala, in alcuni tratti, dei passaggi melodici ed orchestrali davvero nostalgici per chi ha amato la gran bella musica italiana che fu. Spiace sottolineare l’assoluta mancanza di un brano iconico che unisse la potenza vocale di Mina, che mai si mostra in questo disco, e la poetica sognante di Fossati, parecchio arrugginito nell’utilizzo delle immagini.

Musica – Il Volo

Nato sotto il proposito di compiere un passo verso la dimensione del pop questo è un disco che ha messo particolarmente in difficoltà i tre giovani tenori famosi in tutto il mondo in quanto emblema del bel canto italiano che onora la nostra tradizione melodica. Da una parte i ragazzi hanno compreso la necessità di trovare nuova linfa e di fare un passo verso quell’attualità che negli ultimi anni ha corso decisamente veloce verso una destinazione lontana dal loro genere musicale, dall’altra, però, continuano a faticare nel trovare brani all’altezza delle loro voci e del repertorio che immaginano.

Personale – Fiorella Mannoia

Punta nuovamente su di una solida immagine impegnata e densa Fiorella Mannoia per confezionare un disco che più che “personale” suona come di “resistenza”. Resistenza contro una società di cui spesso vengono individuati vizi e peccati ma anche resistenza contro una musica che pare non saper più individuare il valore delle parole, dei respiri, dei messaggi da veicolare con coraggio e senso di responsabilità. Un disco che si scontra con un presente ed una società che oggi viaggia in altra direzione e che, forse, prima o poi dovrà fare i conti con le scelte dell’oggi, giuste o sbagliate che siano.

Più forti del ricordo – Carmen Ferreri

La bella e brava interprete siciliana si è proposta con questo lavoro per trovare spazio nello scenario discografico dopo la conquista della popolarità per mezzo di Amici. Ne esce un lavoro che, pur prendendosi il tempo giusto per le lavorazioni, manca l’obiettivo principale che ogni album si pone: essere a fuoco. Canzoni spesso impersonali e doti vocali spesso esasperate restituiscono soltanto l’impressione di aver mancato il centro del bersaglio ovvero il riuscire a crearsi un’identità musicale ed artistica talmente forte da conquistarsi un posto di rilievo nel panorama.

Popcorn – Federica Carta

Un EP che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già mostrato dalla giovane cantautrice prima di questo progetto. C’è il duetto sanremese che la vede come voce femminile di una classica struttura che unisce pop e rap, c’è la ballata struggente cantata piano e voce che comunica tutta la sensibilità di questa voce. In sostanza, dunque, un progetto che funge da punto prima di una nuova partenza che possa esprimere nuovi concetti, esplorare nuovi mondi o, perlomeno, tornare sui propri passi con più convinzione e qualità.

Red – Patty Pravo

Non riesce nell’ennesima impresa la storica voce del Piper che dopo la buona prova dell’album d’inediti precedente questa volta paga pegno e non riesce a confermarsi su quegli standard a partire dalla canzone sanremese che troppo timidamente l’ha portata all’Ariston per la decima volta in carriera. La sua classe ed il suo portamento vocale rimangono intatte ma le canzone latitano e, naturalmente, faticano (tanto) ad affermarsi all’interno di un repertorio cinquantennale ricco di davvero tanti piccioli gioiellini.

Si forever – Andrea Bocelli

Il tenore italiano più famoso al mondo pubblica una nuova versione del suo ultimo album d’inediti aggiungendo qualche duetto e reintepretazione dei brani già precedentemente pubblicati in un disco che lo ha candidato ai prossimi Grammy Awards. La sua voce è sempre possente, i brani sono scelti con gusto e aderenza alle proprie esigenze grazie ad un tempo lungo per cercare, lavorare ed ispirare gli autori a cucire, come dei sarti, degli abiti adatti alla voce e alla sua interpretazione.

Solo – Alberto Urso

Un album d’esordio piuttosto corposo e denso per il giovane neo-tenorino tutto italiano che, naturalmente, punta tutte le sue carte su di una voce possente e melodiosa capace di comunicare potenza e delicatezza allo stesso tempo. C’è dentro quel rispetto della tradizione e quell’attenzione alla vocalità che costituiscono il dna del giovane artista siculo e che gli hanno permesso finora di conquistare una buona fetta del pubblico nazional-popolare. Un album che viaggia tra i valori della passione, dell’amore e della vita vissuta tutto d’un fiato.

Start – Ligabue

Nasce come disco della ripartenza e, in questo senso, vince la sua sfida perchè consente ad un artista consolidato di ritrovarsi. Contemporaneamente, oltre a ritrovarsi, l’artista emiliano ha anche modo di provare sfumature nuove grazie ad una produzione giusta di Federico Nardelli che rispettando una storia artistica dal peso specifico importante ha il coraggio di inserire alcuni elementi di novità qua e là. Il problema del disco è la mancanza del brano manifesto di un album onesto, ben suonato e concepito a ragione nel senso di una “ripartenza conservativa”.

Testa o croce – Modà

Dopo qualche anno di silenzio Kekko e compagni sono tornati a farsi sentire con un album che non presenta alcuna autentica novità rispetto a come la band si era fatta conoscere nel corso del tempo. C’è il sapore pop del romanticismo esasperato dei testi, c’è la batteria rock che entra in alcuni brani per raccontare il fuoco della passione, c’è la voce immancabile di Kekko che rispetta, anche nella scrittura, la sua tradizionale attitudine autorale ed interpretativa, c’è un suono che, ormai, potremmo definire, nel bene e nel male, “alla Modà”.

Arisa - Una nuova Rosalba in cittàUna nuova Rosalba in città – Arisa

Arisa torna ad essere allegra e scanzonata per un disco che guarda alla positività della vita, all’esigenza di affrontare la quotidianità nel segno dell’amore, del voler bene a se stessi e agli altri e dell’energia. Spensierata, orecchiabile e trascinante l’interprete potentina cambia squadra per rinnovarsi e si dimostra, ancora una volta, una vera voce regina del nostro panorama anche se al di fuori del proprio miglior territorio: le ballate orchestrali e melodiche. Ad ogni  modo Arisa risulta vincitrice sulla lunga distanza pur facendo a meno del brano che rimarrà nella storia.

Viva da morire – Paola Turci

Un disco strano per la carriera di Paola Turci perchè ha la forza di raccontare una donna adulta per mezzo delle parole altrui con efficacia ed aderenza. Strano perchè ha l’assurdo desiderio di variare velocemente al proprio interno passando da ritmi serrati a melodiche note di pianoforte. Il risultato è un lavoro eterogeneo dove non mancano gli apici ma nemmeno i punti più bassi. Un disco che, forse, meritava qualche tempo in più per perfezionarsi, soprattutto nei racconti, ma che, sostanzialmente, conferma Paola Turci come la grande interprete emotiva che è

Voglio essere tua – Giordana Angi

Un disco fatto di verità e di vita ma anche e soprattutto di profondità, quella profondità che è il maggior pregio ed il miglior marchio di fabbrica della firma e della penna della Giordana cantautrice. Nei suoi testi e nelle sue melodie non c’è per forza aderenza alle mode o agli stilemi ma c’è voglia di raccontarsi per come ci si sente di farlo, per come si crede di essere. Ne escono perle rare di vita e di amore, un amore che stavolta è più sereno, più maturo, più disteso.

Zero il folle – Renato Zero

Esattamente l’album che ti aspetti dal Renato di oggi. Il tempo dello stupore è finito anche per il grande cantautore che alla soglia dei suoi 70 anni ha realizzato un disco fedele al se stesso di oggi. Purtroppo non c’è quella follia che il titolo potrebbe voler evocare, non ci sono le piume di struzzo nè le provocazioni sottili cantate in musica con estro e brio: c’è un Renato Zero che guarda il mondo dall’alto proponendo la propria lettura della società talvolta provandone pietà altre volte spronandola a rialzarsi.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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