In radio dal 12 luglio il nuovo singolo del cantautore catanese, firmato a quattro mani con La Zero

Tempo di nuova musica per Mario Castiglione, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Mameli, artista che abbiamo imparato a conoscere nel corso dell’ultima edizione di “Amici” di Maria De Filippi, portando il suo mondo indie all’interno del talent show. Dopo aver pubblicato lo scorso 26 aprile il suo primo EP intitolato “Inno” (qui la nostra chiacchierata a riguardo), il cantautore siciliano si è messo subito a lavoro rilasciando il nuovo singolo “Latte di mandorla”, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 12 luglio. Firmato a quattro mani con La Zero (qui la nostra recente intervista), il brano racconta di una storia d’amore finita, dei pensieri che spesso non ci abbandonano e restano a farci compagnia.

Perché, a volte, il ricordo è più forte della voglia di riavere a che fare con una determinata persona, a distanza di tempo si analizzano bene sia i pro che i contro, arrivando a capire e convivere con la decisione di averci dato un taglio, seppur la mancanza sia forte, quotidiana e talvolta insopportabile, prevale il desiderio di lasciare le cose come stanno. Il tempo passa ma il ricordo tende a tenerci ancora legati a chi abbiamo amato e, forse, dentro di noi amiamo ancora, in maniera diversa, idealizzata, ma sempre meno concreta.

Quello che colpisce di Mameli è il suo stile personale e molto riconoscibile, sia per quanto riguarda l’interpretazione che per la scrittura, come possiamo notare da versi quali: “sali su, ti va? Che ci beviamo un Okitask” oppure “dimmi se ti va ricostruiamo Notre Dame”. In tal senso, Latte di mandorla è l’inizio del nuovo capitolo musicale dell’artista classe ’95, una canzone d’amore vera e sentita, malinconica al punto giusto, che si lascia apprezzare e distinguere tra le varie proposte estive che, di questi tempi, tendono a lasciare un po’ tutto al caso.

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Latte di mandorla | Video

Latte di mandorla | Testo

La minigonna che ti metti sembra sempre più corta
ed il rossetto che ti fa la bocca ancora più rossa
e la frangetta che ti piace, quanto sembri francese
l’accento che nascondi vuoi apparire borghese
e vorrei entrare dentro la tua testa matta e capirti
ed imparare a collegarmi solo con i tuoi occhi
e quanto sono belle le tue gambe tutte abbronzate
e c’hai i capelli del colore delle mimose
e cade latte dai tuoi occhi a mandorla e intanto
non riesco più a capire se ogni tanto ti manco
sali su, ti va? Che ci beviamo un Okitask

Le chiavi nella porta
la voce mezza rotta
mi ricordano di te
più della voglia che ho di te, eh
lasciarsi in una doccia
le bombe ad una festa
mi ricordano di te
più della voglia che ho di te, eh, eh

Abbassi gli occhi e poi ti perdi in aria come una piuma
ti riprendi le tue cose sparse nella mia vita
e quel vestito un po’ scollato, è bella la tua schiena
e la tua bocca è saporita, sa di amarena
vorrei sfiorarti lentamente fino a svenire
sempre addosso tutto il tempo e non contare le ore
dimmi se ti va ricostruiamo Notre Dame

Le chiavi nella porta
la voce mezza rotta
mi ricordano di te
più della voglia che ho di te, eh
lasciarsi in una doccia
le bombe ad una festa
mi ricordano di te
più della voglia che ho di te, eh, eh

Tutte le frasi
che vedi sui muri
poi restano eterne
ma tu sei alle terme
e mi sballerai
come le prime volte
come le prime volte
solo le prime volte

Le chiavi nella porta
la voce mezza rotta
mi ricordano di te
più della voglia che ho di te, eh
lasciarsi in una doccia
le bombe ad una festa
mi ricordano di te
più della voglia che ho di te, eh, eh

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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Un pensiero su ““Latte di mandorla”, Mameli esorcizza la mancanza del ricordo – RECENSIONE”

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