A tu per tu con il giovane cantautore romano, in uscita con il singolo “Forse dovremmo parlare

Reduce dall’esperienza sanremese in veste di co-autore del brano di Giordana Angi e dopo aver scritto anche per Giulia Molino, Francesco Bertoli, Michelangelo e Carmen Ferreri, ritroviamo Manuel Finotti per parlare del singolo “Forse dovremmo parlare”, brano in cui ci mette anche la sua voce e la sua faccia, oltre che la sua solita ispirata penna. Approfondiamone la conoscenza.

Ciao Manuel, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo intitolato “Forse dovremmo parlare”. Comincio col chiederti che sapore ha per te questo pezzo? 

«Questo pezzo è un grosso riassunto di quello che, a grandi linee, potrebbe essere il mio carattere. “Forse dovremmo parlare” esprime la difficoltà che ho sempre avuto nella nel dire le cose al momento giusto, l’importanza delle parole, la tempestività nel riuscire ad esprimerle al meglio. Il brano è nato proprio perché avevo questo tipo di difficoltà nei confronti di una ragazza, mi sono ritrovato a combattere con questa mia debolezza, per cercare di superarla ho deciso di scrivere una canzone».

C’è una frase che secondo te sintetizza e rappresenta al meglio il senso e il significato del pezzo?

«La frase a cui sono più affezionato è: “ma il tuo cuore resta muto e non vuole farsi vedere, dice che ogni volta ci ha rimesso tutto e non ne vuole più sapere”. Descrive quella precisa sensazione, la paura di rischiare con una persona che più volte ci ha rimesso tutto sotto l’aspetto sentimentale, proprio per questo motivo è il verso a cui sono più affezionato».

Un brano che esce in un’estate che non sarà di certo come le altre, quali sensazioni e quali stati d’animo ti piacerebbe riuscire a trasmettere a chi ascolta questo pezzo?

«Da sempre l’estate è caratterizzata da relazioni veloci, anche scoppiate all’ultimo, magari questa canzone può essere d’aiuto per questo tipo di situazioni. Credo che sia una brano molto più primaverile che invernale, ecco perché abbiamo scelto di farlo uscire il 29 aprile, a cavallo tra le due stagioni, proprio per cercare di cogliere al massimo quelle sensazioni che abbiamo e che capitano un po’ a tutti prima o poi nella vita».

Venendo all’attualità, con quale spirito hai affrontato questi difficili mesi, il Covid e tutte le sue conseguenze socio-economiche?

«All’inizio è stato molto complicato cercare di trovare un aspetto positivo da tutta questa situazione, poi alla fine c’è stato un avvicinamento a quello che sono i rapporti con la famiglia o con le persone più care. Credo per tutti ci sia stata una selezione naturale tra le mille cose che facciamo tutti i giorni freneticamente, forse abbiamo riscoperto davvero le cose importanti. Appena si potrà farlo al 100%, penso che si dovrebbe ripartire da queste riscoperte e da queste nuove convinzioni».

E dire che fino a qualche mese fa nessuno poteva immaginare una situazione del genere, penso ad esempio a Sanremo, a febbraio eravamo tutti immersi ad ascoltare, come accade annualmente, le canzoni del Festival. Tra quelle di quest’anno figura “Come mia madre”, un pezzo co-firmato da te e portato in gara da Giordana Angi. Come hai vissuto questo debutto?

«E’ stata una settimana molto molto bella, ma anche strana dal punto di vista dei mille input che arrivano dall’esterno. Per chi fa musica e desidera farsi conoscere Sanremo è il palco migliore, la Champions League della musica, immergersi in quella realtà è qualcosa di pazzesco, al punto che può generarti dipendenza, faresti di tutto per tornarci l’anno successivo e quello dopo ancora. Personalmente non importante in quale veste, si tratta dello stesso tipo di soddisfazione per me, può sembrare una cosa assurda però parliamo del Festival della canzone italiana, quindi è la canzone che fa la differenza, non conta se a cantarla sia io o un altro artista, alla fine è la musica che resta nel tempo».

A proposito di progetti futuri, al netto della confusione dovuta al momento così particolare, cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti?

«Stiamo lavorando ad un altro singolo che uscirà tra settembre e ottobre. Sai, alla fine le canzoni decidono quando e come uscire, in base alla loro forza. Di pezzi nel cassetto ce ne sono, stiamo solo cercando di capire il modo migliore per farli uscire. Parallelamente proseguirà anche il mio percorso da autore, grazie ad Isola degli artisti ho la fortuna di lavorare con ragazzi bravissimi e, di conseguenza, di crescere condividendo con loro questa grande passione».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica si rivolge a persone che, fondamentalmente, hanno a che fare tutti i giorni con emozioni positive o negative, che si ritrovano in qualche immagine evocata dal pezzo, sentendosi magari meno sole. Quando qualcuno si rivede e si immedesima in ciò che scritto è per me una vittoria totale».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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