Album Amarcord: i dischi più belli da riascoltare

Sono trascorsi trent’anni dal lancio di “Martini Mia…”, uno degli album più importanti e significativi di Domenica Bertè, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Mia Martini, indimenticata artista che con la sua voce ha saputo scalfire un ricordo indelebile nel cuore del pubblico italiano. Pubblicato il 4 aprile 1989 dall’etichetta Fonit Cetra, il disco viene registrato in tempi record, in una sola settimana, per cavalcare l’onda del ritrovato successo ottenuto al Festival di Sanremo, un ritorno che rompe il silenzio durato sei anni.

“Almeno tu nell’universo” è la canzone-manifesto dell’intero progetto, composta a quattro mani da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel lontano 1972, insieme a “Piccolo uomo”, rimasta a prendere polvere in un cassetto per ben diciassette anni. Un brano che, di fatto, racconta l’ostracismo e l’indifferenza della gente che la stessa interprete calabrese ha vissuto per anni sulla propria pelle, marchiata da calunnie infondate e senza senso. “Sai, la gente è strana, prima si odia e poi si ama” recita l’inizio del testo, parole che entreranno di diritto nella storia della nostra musica leggera.

Sanremo 1989 Mia Martini

Ad impreziosire il disco, un altro autentico capolavoro firmato per lei da Enzo Gragnaniello, intitolato “Donna”, pezzo che sviscera il tema della violenza fisica e psicologica sulle donne, un vero e proprio grido contro il femminicidio prima ancora che questo termine venisse realmente coniato e l’argomento fosse realmente sdoganato, Mimì incanta e colpisce nel segno ancora una volta.

Il cantautore napoletano compone altri due validi pezzi, “Strade che non si inventeranno mai da sole” e “Statte vicino a me”. Tra gli altri autori spiccano i nomi di Franca Evangelisti e Massimo Cantini che firmano “Formalità”, mentre la stessa Mimì compare come paroliera di tre testi: la rivisitazione di “Agapimu” (scritta in greco e già incisa nel ’74 nel disco “E’ proprio come vivere”, realizzata con Giorgio Conte e Dario Baldan Bembo), “Amori” (su musiche del Maestro Armando Trovajoli) e “Spegni la testa”,  dal ritmo scanzonato ma con un testo interessante e ispirato.

Altro pezzo noto del disco è “Notturno”, ballata firmata da Maurizio Fabrizio che realizza insieme a Bruno Lauzi anche il brano che chiude l’ascolto, intitolato “Il colore tuo”. Nonostante i tempi ristretti, l’album è la dimostrazione che solo lavorando con grandi autori e validi musicisti si riesce ad ottenere un risultato di livello, uno dei lavori più rappresentativi della poetica di Mia Martini, artista vera e dall’animo nobile.

Martini Mia… | Tracklist e stelline

  1. Almeno tu nell’universo
    (Bruno Lauzi, Maurizio Fabrizio)
  2. Donna
    (Enzo Gragnaniello)
  3. Spegni la testa
    (Domenica Bertè)
  4. Strade che non si inventeranno mai da sole
    (Enzo Gragnaniello)
  5. Amori
    (Domenica Bertè, Armando Trovajoli)
  6. Notturno
    (Maurizio Fabrizio)
  7. Agapimu
    (Giorgio Conte, Domenica Bertè, Dario Baldan Bembo)
  8. Formalità
    (Franca Evangelisti, Massimo Cantini)
  9. Statte vicino a me
    (Enzo Gragnaniello)
  10. Il colore tuo
    (Bruno Lauzi, Maurizio Fabrizio)
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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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3 pensiero su “Mia Martini, trent’anni di “Martini Mia…””

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