A tu per tu con il cantautore romano, in uscita con “Fino a quando il cielo esiste” feat. Fulminacci

Tempo di nuova musica per Marco Santoro, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Mox, disponibile in radio e sulle piattaforme digitali con il nuovo singolo intitolato “Fino a quando il cielo esiste”, realizzato in collaborazione con l’astro nascente dell’indie italiano Fulminacci (qui la nostra ultima intervista). Un brano che fonde i mondi artistici dei due protagonisti, in un unico profondo e scanzonato abbraccio sonoro.

Ciao Marco, benvenuto. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Fino a quando il cielo esiste”, com’è nato l’incontro con Fulminacci e come avete dato vita a questo pezzo?

«L’incontro con Fulminacci è avvenuto circa due anni fa, ci ha presentati Maciste, la nostra etichetta. L’ho amato sin da subito (sorride, ndr), è scattato subito un bel feeling, una grande sintonia. La collaborazione è nata in modo molto naturale, inizialmente il pezzo aveva un altro ritornello, Filippo lo ha ascoltato e mi ha proposto un nuovo inciso che pensava fosse più adatto; dopo averlo sentito gli ho detto immediatamente sì, perché l’ho trovato pazzesco. Ha fatto davvero un ottimo lavoro, ha dato una svecchiata alla canzone, avendola scritta sei anni fa».

Un pezzo che fa riflettere ma anche ballare, che vuol far muovere sia i neuroni ma anche i muscoli del corpo. In un’epoca così frenetica e confusa, pensi che veicolare messaggi importanti attraverso un sound leggero e scanzonato possa essere funzionale?

«Penso di sì, credo che sia l’unica strada possibile per farlo, altrimenti le canzoni fanno concorrenza alle notizie date dai telegiornali. La musica, secondo me, può portare con sé messaggi importanti quando è il momento di diffonderli, ma deve sempre conservare quella poesia e quella leggerezza che la contraddistinguono in un certo senso dalla realtà».

C’è una frase particolare che, secondo te, rappresenta e sintetizza al meglio il senso dell’intero pezzo?

«Probabilmente il pre-ritornello con la prima parte del ritornello, “com’è cambiato il mondo a noi può anche piacere, fino a quando il cielo esiste”. Il senso è un pochino catastrofico, è un po’ il fare tipico italiano, finché il problema non ci tocca e non si limita a noi, in fondo, non ci appartiene, proprio come sta accadendo in questi giorni che stiamo testando sulla nostra pelle le conseguenze di un comportamento responsabile».

Perfetto e molto divertente il videoclip del brano, girato per le strade deserte di Milano. Com’è nata l’idea e cosa avete voluto trasmettere attraverso queste immagini?

«L’idea è nata dai registi, mi è subito piaciuta perché la trovo abbastanza visionaria. Era inutile, per il tipo di canzone, fare un video con il classico playback, ho trovato geniale il tipo di rappresentazione, io e Fulminacci travestiti da vecchietti in giro in una città assolutamente ultra-morderna che non ci rispecchia più, ma nonostante questo continuano a ballare… anche su due ruote».

E’ un brano che sorprendentemente si adatta alla perfezione a ciò che stiamo vivendo proprio in questo periodo, alcuni versi sembrano essere stati scritti per raccontare le conseguenze del diffondersi del Covid-19. Tu, personalmente, come stai vivendo questo momento così inedito e delicato?

«Mi sento in colpa perché con questa canzone penso di averla tirata un po’ a tutti quanti (sorride, ndr), assolutamente non è vero, scherzo. Guarda, capita a volte che qualcosa che scrivi si adatti ad un momento in particolare, anzi spero che questo pezzo possa aiutare a far riflettere. Personalmente sto vivendo abbastanza bene questa quarantena forzata, sto approfittando per lavorare un po’ di più a qualche idea che volevo sviluppare meglio, sto imparando a cucinare, ascolto un sacco di musica. Diciamo che è un tempo libero forzato che, volendo, si può sfruttare anche bene».

E’ presto per parlare di conseguenze precise, ma come pensi ne potrà uscire il settore discografico, in particolare quello della musica dal vivo, da tutto quello che sta accadendo?

«Chiaramente è un dramma questo periodo di stop forzato, tutto dipenderà dalla volontà e dalla qualità del ritorno, dalla risposta che ognuno di noi sarà capace di dare. Per quanto mi riguarda, credo che ci sarà moltissima voglia di movida e di musica live, sono convito che daremo il massimo per far sì che tutto questo avvenga il prima possibile e nel miglior modo possibile».

Coronavirus a parte, qual è il “Mox-pensiero” sull’attuale situazione del mercato nazionale? 

«Non mi schiero granché, c’è una proposta talmente ampia che credo chiunque riesca a trovare una corrente da seguire, a cui affezionarsi. Personalmente trovo ci siano un sacco di progetti validissimi in questo momento, sono convinto che artisti come Fulminacci siano il futuro della nostra musica italiana, il rapporto età-qualità è disarmante, trovo che abbia una capacità di scrittura e di sintesi come nessun altro possiede oggi».

Progetti futuri, cosa puoi anticiparci a riguardo?

«In realtà non posso anticipare molto, posso dire che presto usciranno altre due canzoni, probabilmente ad aprile, saranno anche in questo caso un edito e un inedito, che faranno parte dello stesso EP insieme a “Brava” feat. Dimartino e “Fino a quando il cielo esiste” feat. Fulminacci».

Per concludere, a chi si rivolge la tua musica oggi e a chi ti piacerebbe arrivare?

«Si rivolge un po’ a chi la vuole ascoltare, nel senso che non mi sono mai chiesto chi fosse il mio pubblico in realtà, scrivo per esigenza, per divertimento, penso sia anche limitante pensare di controllare il linguaggio e l’ispirazione per arrivare a qualcuno in particolare. Credo piuttosto nel fare un lavoro inverso, scrivendo nel modo migliore possibile, soggettivamente, per arrivare di conseguenza a quante più orecchie possibili, magari un numero maggiore rispetto a quante immaginate inizialmente».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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