A tu per tu con l’artista vicentino, al suo ritorno discografico con il nuovo album intitolato “Osiride

Tempo di nuova musica per Nashley, giovane cantautore in continua evoluzione. “Osiride” è il titolo del suo nuovo album, un lavoro compatto, coeso, organico e di rottura, ma coerente con il suo percorso. Abbiamo incontrato per voi l’artista vicentino per approfondire con lui la sua ispirata e contaminata visione di musica.

Ciao Nashley, benvenuto. Partiamo da “Osiride”, come si è svolto il processo creativo? Da quali punti sei partito e a quali conclusioni sei arrivato? 

«Ho voluto concentrarmi tantissimo sulle produzioni organiche, inserendo molti più strumenti rispetto al passato. Nel risultato questo approccio si sente e, secondo me, fa parecchio la differenza. Le mie canzoni nascono quasi sempre dalla musica, io non scrivo senza base o almeno un giro di chitarra. E’ un album realizzato con impegno e fatica, calcola che abbiamo fatto circa una sessantina di provini in titolare, per poi estrapolare tredici pezzi. Alla fine ne è valsa la pena, sono davvero soddisfatto del risultato finale».

Nel disco ci sono diversi producer e vari featuring con artisti provenienti da mondi diversi, da Fasma ad Anna Tatangelo, passando per Jake La Furia, Tancredi e IRBIS 37. Come sei riuscito ad arrivare ad un risultato così coerente e coeso?

«La cosa che cerco sempre di puntualizzare è proprio questa: la soddisfazione nell’essere riuscito a mettere nello stesso insieme, senza troppe differenze, cinque artisti che non centrano l’uno con l’altro. L’aspetto più figo è stato questo, proprio perchè non è stato studiato a tavolino. Gli ospiti in scaletta hanno sposato la filosofia di questo albume, mettendo la loro esperienza a disposizione del progetto».

Nashley OSIRIDE

Nel tuo stile rivedo alcune sfumature del passato, oltre che una netta matrice contemporanea. Pensi che la tua musica possa essere una sorta di anello di congiunzione tra l’old school e la new school? Dai baby boomer alla generazione Z per intenderci…

«Sì, ultimamente è una cosa che sto notando. Fino a qualche anno fa avevo un pubblico prettamente teen, ma con le ultime uscite noto, soprattutto sui social, che mi scrivono anche i genitori di quelli stessi fan e che apprezzano a loro volta la mia musica. In realtà era anche questo un mio obiettivo, far crescere la mia fanbase anche di età».

Per concludere, considerata l’evoluzione che hai avuto in questi anni, credi di aver raggiunto il giusto equilibrio tra chi sei e chi vorresti essere?

«Assolutamente no, credo ci voglia tempo, sempre ammesso che qualcuno possa affermare di ritenersi al 100% soddisfatto e arrivato alla propria meta a livello di soddisfazione. L’arte va a periodi, si cambia, ci si evolve. Il problema di oggi sono i soldi, molti giovani ostentano la propria ricchezza e vengono risucchiati da un certo sistema. Personalmente ho messo da parte questi pensieri, ma perchè amo follemente la musica. Mi sono messo in discussione, ho capito quali messaggi voler trasmettere e il modo migliore per farlo».

© foto di Gabriele Caldara 

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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