Parole in circolo

Tutte le band si sciolgono

La parola del mese di settembre non è una parola ma una fake news, la rottura della band dei Pinguini Tattici Nucleari, immediatamente smentita dal front man Riccardo Zanotti, sui social. All’indomani dell’uscita del loro nuovo pezzo “Dentista  Croazia“, che non si sentono di definire singolo poiché a muoverli è sempre un unione indissolubile, sono usciti diversi rumors a proposito di una loro possibile rottura.

Il testo della canzone racconta la loro storia, dagli esordi al successo, focalizzandosi sulle difficoltà e gli sfottò derivanti dal fatto che, non potendosi permettere un mezzo costoso, si ritrovavano “schiacciati in un Ducato” che riportava sulla fiancata la scritta “Dentista Croazia“. Il mezzo era infatti di proprietà di un’azienda che si occupava di portare anziani, bisognosi di cure dentali, in Croazia dove queste costavano meno.

Ma questo racconto autobiografico potrebbe essere esteso a  tutte le band emergenti, forse potrebbe essere la storia di chiunque abbia un sogno ma si trova alle prime armi. Siamo in un mondo che non da molte prime possibilità, un mondo che si lamenta di un’inoperosità dei giovani, i quali si trovano però davanti a due possibilità affacciandosi al mondo del lavoro: chi non li vuole per la loro poca esperienza, e chi propone di lavorare a gratis. Viviamo in una repubblica fondata sul lavoro e tutto questo sminuisce ogni qualifica e, ancora peggio, ogni possibilità di sentire di valere.

Ci sentivamo i Rolling Stones

Cosa diremo ai figli che non avremo mai?Di quelle notti insonni?Nere pece come mani di benzinaiIn cui ci sentivamo i Rolling StonesSchiacciati in un DucatoCon le chitarre in manoIn Autogrill a ripassare bene setE spendere in Camogli cento euro di cachet, eh

Così si apre il nuovo singolo dei Pinguini, con un ricordo, quello degli anni durante i quali il loro lavoro non veniva riconosciuto quanto si sarebbero aspettati, o meglio quanto avevano sempre sognato.

C’è una sorta di arrendevolezza nelle loro parole, la prima frase, sui figli che mai avranno, considerando che i figli sono i successori, chi ci sopravvive e porta con sé un po’ di noi, la leggo come a voler dire “non avremo mai un futuro“. Il racconto prosegue con notti insonni, piene di sogni e pensieri e poi le condizioni di viaggio e di lavoro.

Un guadagno minimo, l’amore per la musica e per lo stare insieme che li manda avanti, anche schiacciati in quel Ducato.

Nessuna luce a San Siro

Si respirava un’aria strana dentro i motelCome un eterno arrivoLe macchie di sogni sui letti van via con lo ChanteclairNessuna luce a San Siro e noiFigli di un Dio che è agnosticoMa crede nell’oroscopoE quando muori non ti dice, “Dove vai?”Ti chiede solamente, “Com’è andato il live?”

Anche questa strofa è terribilmente realistica, la metafora dei sogni come macchie che si lavano via è spaventosa, soprattutto detta da dei ragazzi così giovani, ma spesso l’entusiasmo lascia il posto alla consapevolezza che non bastano anni di studio, sforzi, che forse le parole di chi ci invita ad accontentarci non sono poi così sbagliate.

E poi una frase che mi ricorda un po’ le domande scomode di cui parlavo nel mio primo articolo sul Natale, quel “come è andato il live?“. Solo la risposta a questa domanda sembra decretare il loro valore, nonostante facciano fatica, nonostante il loro impegno.

La frase sull’oroscopo, invece, mi ha fatto pensare a un altro loro successo “Irene”, in particolare quando dicevano “Irene non ci credere poi tanto allo zodiaco che la musica il pane quotidiano lo da solo a chi è celiaco”, lì l’oroscopo diceva che ce l’avrebbero fatta, ma loro rimangono disillusi. Il loro dio, che presumo sia la musica, invece qui sembra indurli a credere che questa volta possono farcela.

Dentista Croazia

Ci ridevano dietro le spalleEd è così che sono diventate largheAspettando qualche cosa che non arrivava maiTipo Seymour con Fry

Qui la descrizione del loro primo mezzo per spostarsi come band, le prese in giro, di cui hanno parlato anche al concerto, mostrando una foto del mezzo. E ancora una volta il richiamo a una speranza che rischia di essere spenta, aspettano il successo come Seymour, piccolo quadrupede in Futurama faceva col suo padrone Fry.

A 27 puoi morire o diventare un po’ più pop

Non metto più magliette di gruppi rockHo fatto strada, sì, ma con l’autostopA ventisette puoi morireOppure diventare un po’ più popE tutte le band si romponoSi scelgono e poi si sciolgonoMa noi siam fermi a quella notteDi un agosto magicoRoma-Milano in quattro oreCi vuole tanto, tanto cuore

Ecco il ritornello, quello che ha dato vita al fraintendimento che ha portato a parlare dello scioglimento della band. I Pinguini lo cantano a squarciagola che le altre band si sciolgono, non la loro. Loro sono fermi a quei tempi difficili, al momento in cui hanno iniziato a suonare insieme. Ma senza vergognarsi ammettono che ci vuole tanto cuore, tanta passione, laddove le gambe non possono più arrivare, nemmeno la capacità di rispondere quando ti chiedono che ne sarà del tuo futuro, se non è l’ora di trovare un lavoro.

All’inizio del ritornello dicono una frase molto forte, “a 27 puoi morire o diventare un po’ più pop” che mi porta invece a pensare “sulla mia tomba scrivete belli i primi poi venduto”, citazione di Fuori dall’Hype, singolo che diede il nome all’album che li portò al successo.

Sembra che gli altri ci attribuiscano una data di scadenza, nella musica poi, ogni cantante passa all’inquisizione quando da indie si “vende”, diventando pop. Come se la colpa fosse quella di fare una musica che non è più per se stessi ma è per tutti, quasi fosse un peccato non essere egoisti. In questo vedo l’errore di chi dice “resta sempre come sei”, quando l’unico augurio da fare dovrebbe essere “cambia, in meglio, in peggio, lascia che la vita ti stravolga, io ci sarò”.

E che qualsiasi cosa passa se stringiamo i denti

E c’è un destino che si chiama “destinazione”Ma non ci arrivi mai se provi a andar di corsaNon so a che stadio siamo dell’evoluzionePerò forse in questa stessa frase trovo la risposta, ahEd ora al dentista Croazia che fine avrei fatto“Luci a San Siro” adesso te la canta qualcun altroCi hai insegnato che si vive solo di momentiE che qualsiasi cosa passa se stringiamo i denti

Questa strofa è l’unica in cui il ritmo cambia completamente, facendosi più parlata. Qui i Pinguini Tattici Nucleari, consapevoli di chi sono diventati, nonostante in loro credessero in pochi all’inizio, nonostante gli sfottò, sembrano sussurrare a tutti noi giovani di non avere paura, di aspettare. Perché il momento giusto, in un modo o nell’altro arriva. Di non preoccuparsi per gli anni fuoricorso, gli esami non passati, i colloqui andati male, perché ogni cosa passa se stringiamo i denti, e questo il dentista Croazia glielo ha insegnato bene.

Luci a San Siro

I Pinguini Tattici Nucleari non si sciolgono, magari, visti i tempi, i ghiacciai di quell’Antartide che li ha resi famosi un po’ sì, ma loro sono temprati a temperature polari e mesi di buio. Non si sciolgono perché hanno condiviso live dei valori inestimabili, si concedono lo spazio sul palco, raccontano la loro storia e la paura di non riempire i palazzetti. Il terrore di un pubblico che si è affezionato durante il lock down e potrebbe lasciarli.

Eppure io sono convinta che a breve vedremo per loro le luci a San Siro, spero si presentino con il ducato firmato “Dentista Croazia”, che racconta che a volte a crederci e impegnarsi ce la si fa, contro ogni pronostico.

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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