Il racconto del concerto del cantautore romano, svoltosi lo scorso 14 gennaio al Forum di Assago

Un palazzetto dello sport riadattato in un teatro, d’altronde Renato Zero ci ha sempre abituati ad un certo tipo di trasformismo, a cominciare dalla scenografia molto minimale, passando per le sedie poste in platea, fino ad arrivare alla scelta e alla struttura della scaletta, per non parlare dei diciotto cambi d’abito che accompagnano le tre ore di musica… e che musica! Dopo aver inaugurato con ben sei sold out nella sua Roma e aver portato in scena il suo spettacolo anche a Firenze, Mantova, Pesaro, Livorno, Torino e Bologna, lo Zero il Folle Tour arriva al Mediolanum Forum di Assago, il tempio della musica milanese.

Puntuale come un orologio svizzero, il sipario si apre alle ore 21.00 sulle note de “Il mercante di stelle”, per poi proseguire con alcune canzoni realizzate tra gli anni ’80 e i primissimi anni ’90, molto apprezzate dai fan e poco conosciute dal grande pubblico, quali “Per non essere così”, “Niente trucco stasera”, “Artisti” e “L’equilibrista”, per poi lasciare spazio alle più recenti Mai più da soli e “Viaggia”, contenute all’interno del suo ultimo disco in studio, il trentesimo della sua carriera, intitolato “Zero il folle” (qui la nostra recensione), rilasciato lo scorso 4 ottobre.

L’ascolto prosegue con due pezzi da novanta, inteso anche come collocazione storica, come “Cercami” ed “Emergenza noia”, per poi tornare indietro nel tempo agli anni ’70 con “Sogni di latta”. Direttamente dal suo ultimo lavoro, il cantautore ci presenta dal vivo “Che fretta c’è”, “Questi anni miei” e “La culla è vuota”, per poi riportarci al tempo delle ballate con “Dimmi chi dorme accanto a me” e un secondo medley composto da “Magari”, “Ho dato”, “Mentre aspetto che ritorni”, “Ed io ti seguirò”, “La tua idea” e “Nei giardini che nessuno sa”.

Il viaggio nel tempo prosegue con una serie di sbalzi tra presente e passato, dalla recente “Figli tuoi” a due grandi classici come “Madame” e “Triangolo” (entrambe eseguite dal coro Uacciuari, diretto da Adriano Pennino), passando per due dei pezzi più belli realizzati in carriera, almeno secondo il personale parere del sottoscritto, vale a dire “Chi” e “Via dei Martiri”. Terzo e ultimo medley in scaletta, composto da “Vivo”, “Uomo no”, “Non sparare” e la celeberrima “Il carrozzone”, per poi lasciare spazio alla divertente “Ufficio reclami” e alla romantica sempreverde “Si sta facendo notte”.

Grande spazio alle ultime produzioni con “Rivoluzione”, “Quanto ti amo”, “Tutti sospesi”, “Quattro passi nel blu” e La vetrina, sinonimo della volontà di non realizzare una tournée celebrativa, bensì rappresentativa sia del Renato di ieri, ma anche e soprattutto di oggi. Lo spettacolo volge al termine con “Amico assoluto”, “Casal de’ pazzi”, “Zero il folle”, chiudendo in bellezza con “Il cielo” e la versione reprise de “I migliori anni della nostra vita”, forse i pezzi più rappresentativi delle sue prime due fasi di vita, quella giovanile e quella della maturità.

Ad accompagnarlo sul palco i suoi più fedeli musicisti: Stefano Senesi al pianoforte, Lele Melotti alla batteria, Fabrizio Bicio Leo e Giorgio Cocilovo alla chitarra, Lorenzo Poli al basso, Bruno Giordana alle tastiere e al sax, Rosario Jermano alle percussioni e, infine, Danilo Madonia che si è occupato della direzione musicale e degli arrangiamenti. Un ruolo fondamentale per la riuscita finale del concerto ce l’ha La Grande Orchestra Italiana del Cinema diretta dal Maestro Renato Serio, seppur in maniera virtuale, ha saputo regalare momenti di altissimo livello. Altra menzione d’onore per i già citati coristi Uacciuari: al secolo: Claudia Arvati, Riccardo Rinaudo, Jury Magliolo (già visto nella seconda edizione di X Factor), Zoe Ranno e Marica Ranno (figlie di Mario Biondi), Antonio Granato, Andrea D’Alessio e Serena Cartamantiglia.

In tal senso, Zero il Folle è uno spettacolo imprevedibile, che mette in luce la coerenza e la coscienza di Renato, uno dei pochi artisti italiani capaci di mantenere negli anni una certa integrità, in grado di cambiare forma ma non la propria sostanza. Lucidità e geniale pazzia, due elementi spesso in contrasto che convivono all’interno dello stesso concerto, regalando sia momenti di confortevole comodità, sia qualche piacevole imprevisto. Dopo essersi distaccato ormai da anni dall’industria discografica e aver creato una propria realtà indipendente, Renato Zero porta per la prima volta in scena lo spettacolo senza l’ausilio di società di booking, questo è importante sottolinearlo perché sono pochi gli artisti che possono permettersi un azzardo di tale portata. I numeri registrati ripagano sicuramente di tutti gli sforzi fatti da Tattica, la sua etichetta creata per sfuggire da ogni tipo di compromesso e garantire il più a lungo possibile la propria integrità artistica. A giudicare dai risultati, possiamo affermare che la scommessa è stata vinta e che la nave di Renato proseguirà sicuramente ancora per molto tempo a vele spiegate, in direzione libera e ostinata, affinché nessun vento non spazzi mai  via questa pura e irreversibile zerofollia.

© foto di Simone Cecchetti

Zero il Folle | Scaletta concerto

  1. Il mercante di stelle
  2. Medley 1
    Per non essere così
    Niente trucco stasera
    Artisti
    L’equilibrista
  3. Mai più da soli
  4. Viaggia
  5. Cercami
  6. Emergenza noia
  7. Sogni di latta
  8. Che fretta c’è
  9. Dimmi chi dorme accanto a me
  10. Questi anni miei
  11. La culla è vuota
  12. Medley 2
    Magari
    Ho dato
    Mentre aspetto che ritorni
    Ed io ti seguirò
    La tua idea
    Nei giardini che nessuno sa
  13. Figli tuoi
  14. Madame
  15. Chi
  16. Via dei martiri
  17. Medley 3
    Vivo
    Uomo no
    Non sparare
    Il carrozzone
  18. Ufficio reclami
  19. Triangolo
  20. Si sta facendo notte
  21. Rivoluzione
  22. Quanto ti amo
  23. Tutti sospesi
  24. Quattro passi nel blu
  25. La vetrina
  26. Amico assoluto
  27. Casal de’ pazzi
  28. Zero il folle
  29. Il cielo
  30. I migliori anni della nostra vita (reprise)
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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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